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  Editoriali  »  Idea, ragione, e infine credo, ma quale?, di Lorenzo Russo 22/03/2020
 
Idea, ragione, e infine credo, ma quale?

di Lorenzo Russo



Idea e ragione sono requisiti variabili, come tutto in questo mondo è variabile, nel senso che è sempre in movimento e dal quale l'energia della vita sorge e si rinnova continuamente.

Con riferimento all'uomo, molto dipende dalla sua condizione fisica e sociale e dal suo grado di apprendimento ed educazione.

All'inizio sta l'idea, uguale a energia della vita degli esseri capaci di pensare, a lei segue la ragione, uguale al grado di apprendimento logico e funzionale.

L'idea viene così esaminata dalla ragione che, con l'aiuto della logica, la rende più o meno praticabile, in una realtà dimensionale che è di per sè limitata.

L'educazione, l'istruzione, la condizione politica sociale ed economica condizionano il loro livello, così che dall'insieme ne sorge il periodo di pace, di guerra, la capacità di convivere socialmente o no.

Esistono molti esempi di come l'uomo abbia dato, e dia tuttora, dimostrazione di essere inclino a compiere atti disastrosi quando è soggetto a sintomi estremi di paranoia, religiosa, politica o sociale che sia, sfocianti in azioni aggressive contro il differente, o mistici, sfocianti in comportamenti estatici verso l'alto, quale sinonimo della sua origine divina alla quale desidera fortemente accedere.

La storia è colma di atti compiuti dall'uomo che, spinto dallo stimolo di eccedere su tutto, ha portato all'estinzione di milioni di persone, solo perchè di credo differente, di razza ritenuta minore e quindi da eliminare, per realizzare il suo mondo ritenuto superiore ed ineccepibile, cioè divino.

La fede è il risultato dell'incontro tra l'idea e la ragione, ma non sempre è un risultato logico per i vari motivi sopra elencati o per una persistente situazione esistenziale disperata.

Ed è così che il tutto risulta relativo e variabile, lontano dalla realtà superiore divina, della quale l'uomo è ebbene privo.

Fa bene, quindi, considerare ogni conclusione raggiunta con riserva, onde evitare di finire in un vicolo cieco senza possibilità di uscita.

In una eonomia dettata dalla logica del profitto, come è l'attuale, è proprio difficile creare concordanza e sostenimento: due requisiti fondamentali alla sopravvivenza sociale dell'uomo.

La logica del profitto personale non è concepibile con l'idea dello sviluppo sociale, fatto che crea disordini e conflitti continui, fino a sfociare in guerre distruggenti ogni speranza di pace e sviluppo.

Dalla difficoltà dell'uomo a discernere tra il bene e il male, due concetti definitivamente soggettivi per lui, sorgono diverse interpretazione della logica e ragione secondo le attitudini del soggetto e le dipendenze da chi è al potere e decide sul tutto.

Di fatto, il potere, nelle mani di psicopati, sfruttatori e speculatori, è espressione di violenza e oppressione sul popolo.

In un sistema democratico il potere viene svolto indirettamente dal popolo attraverso l'elezione dei suoi rappresentanti. Sono loro che promuovono le leggi che regolano la vita imprenditoriale, lavorativa e sociale dei cittadini.

Ma in effetti, il potere popolare è limitato unicamente al diritto di eleggere i suoi rappresentanti.

Da qui, il destino del popolo rimane nelle loro mani, nella speranza che essi siano onesti e diligenti.

In caso contrario, non rimane altro al cittadino che organizzarsi e pretendere di essere preso in considerazione attraverso il referendo popolare.

L'esperienza mette in evidenza che cattivi rappresentanti se ne fregano della volontà popolare e pensano unicamente al loro interesse che, per primo, è quello di mantenere il seggio in Parlamento.

Non è da dimenticare che i partiti hanno una grande influenza sui loro elettori, influenza che esercitano con favori, promesse e raggiramenti di ogni sorta influenzanti la coscienza di chi è ancora sprovveduto mentalmente.

Sta poi al cittadino di non farsi abbindolare dalle offerte fasulle, soprattutto da quelle preelettorali, per cui posso affermare che il malcostume della classe politica riflette il grado di ignoranza civile della popolazione.

Mea culpa, mea maxima culpa, posso affermare liberamente.

Alla base del benessere di un popolo sta la sua capacità di creare concordanza tra le diverse opinioni per un fine comune e fondante sulla solidarietà ed onestà.

Ed è qui che il mondialismo in atto risulta inpraticabile, in quanto la sopra citata convergenza di idee di più e più milioni di persone senza una comune cultura, lingua e tradizione, diventa impraticabile almeno nel lasso di tempo preteso dalla classe del potere.

Il nemico vero dell'uomo è l'economia del profitto, ma come uscirne senza creare danni maggiori? Di fatto, se da un lato la globalizzazione favorisce il sorgere dell'unione dei popoli, dall'altro rende l'operaio preda del sistema, voluto appositamente dalla elite, in quanto è costretto a concorrere con più contendenti in un mercato tenuto volutamente carente di lavoro.

Il risultato è la riduzione dei salari e conseguentemente maggiore sfruttamento dei ceti minori.

Mi sa che i buonisti di oggi formeranno la casta di privilegiati di domani, quale ringraziamento per il lavoro svolto per la elite.

Attenzione, quindi, a credere in un qualcosa senza averlo esaminato accuratamente, in quanto è chiaro che sia il bene che il male non altro dimostrano che la difficoltà dell'uomo a svilupparsi.

Il pensiero (idea), la ragione inquadrata dalla logica in uno schema comprensibile ed attuabile, sono strumenti della capacità ricognitiva dell'uomo.

Sono essi che fanno dell'uomo un essere più evoluto degli altri esistenti, ma non creano un sistema ottimale di convivenza perchè sono influenzabili dai sopra elencati fattori che lo rendono difettoso, fino a bloccarlo.

Di più non è dato all'uomo che, come un invalido, vagabonda nel suo regno sostenuto da un Dio di sua creazione.


 
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