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  Editoriali  »  La Democrazia va meritata, di Lorenzo Russo 25/11/2020
 
La Democrazia va meritata

di Lorenzo Russo





Quando è la volontà del popolo che regge un sistema politico, vuol dire che la democrazia ha fatto il suo ingresso trionfale.

Questo non significa che tale sistema riesca a creare sviluppo sociale.

A confermarlo è il continuo confronto, quasi giornaliero e non proprio gioviale, tra le forze politiche che sono al potere e quelle che sono all'opposizione.

Fare politica dovrebbe sempre comportare l'agire per il bene del paese.

Con questo voglio segnalare che sia le forze governative sia quelle dell'opposizione dovrebbero sì accanirsi dialetticamente a dimostrare di essere migliori, ma sempre in un clima di cooperazione consultativa, di modo che le delibere fatte giovino a tutta la popolazione che li ha eletti.

Ciò che si nota oggigiorno non è altro che un sostenere scopi di partito, vale a dire la conservazione del potere e con essa delle poltrone.

All'origine di tale distorta situazione sta generalmente l'ignoranza del popolo, anche lui tendente a ottenere migliori guadagni personali.

Ed è per questo che ogni formazione politica ha i suoi elettori, per cui la vittoria di un partito è la vittoria dei suoi elettori, così che, alla fine, è il paese intero a pagare il prezzo della sua ignoranza civile e intellettuale.

L'opportunismo dilagante è un male capace di distruggere la democrazia.

In esso agisce l'ignoranza, sfociante in menefreghismo, uguale a noncuranza di tutto ciò che terrebbe il popolo unito.

Alla fine è la violenza che detta il comportamento del singolo, del gruppo, e che rende il paese un campo di battaglia, dove tutto è lecito, fino al saccheggio dei beni culturali che sono il gioiello del paese, dimostrazione di elevato intelletto creativo acquisito.

La lotta, sostenuta per instaurare la democrazia, risulta così vana a causa dell'immaturità dei suoi attori.

Il tutto è dimostrazione della mancanza dell'identità nazionale, proprio oggi, quando si viene accusati di razzismo solo a farne un cenno.

Noto come sia più facile cambiare il nome di un gruppo di individui con caratteristiche particolarmente differenti, che istruire i cittadini a comprendere e intendere il suo vero significato.

È come dire che, cambiando il nome, vengano eliminati i falsi preconcetti interpretativi che hanno creato il problema.

La fine delle nazioni, libere e pacifiche, è sinonimo della fine del benessere che è stato creato con il superamento degli eventi tragici del passato.

Unire tutti i popoli in un lasso di tempo fin troppo breve e senza curare le loro particolari caratteristiche, tutte formatesi con il superamento di tantissime disgrazie, porta al livellamento delle caratteristiche individuali, che ogni persona porta con sè e tramanda di generazione in generazione.

Esse sono le uniche che lo rendono un essere creativo e propenso a svilupparsi ulteriormente, mentre il livellameno sociale e intellettuale rende l'uomo un mezzo d'uso e consumo per l'elite del potere.

La globalizzazione porterà a questo risultato, in quanto è una mossa inventata dall'elite per governare tutto il mondo.

Mi stupisce che gli studenti non vengano istruiti adeguatamente, perchè solo così si potrebbe formare un fronte contro questa ideologia masochistica, innestata nella vita odierna da quei pochi individui che sono tanto ingegnosi a diffondere il male facendolo apparire il bene assoluto.

Il Bene e il male sono dimostrazione dell'incapacità dell'uomo di comprendere le forze che regolano la sua vita in terra.

L'uomo è condannato a vivere questa vita, la volontà di viverla è incisa nella sua forza della sopravvivenza, per cui sarebbe per lui consigliabile servirsi della ragione per evitare il peggio del peggio.

Quello che mi auguro è una istruzione civile e sociale più elevata e determinata, di modo che i popoli trovino l'unione nel concorrere cognitivamente con l'elite, perchè è da questa discrepanza che essa trae i suoi vantaggi di dominio.

Unità dei popoli, quindi, nel procedere per il proprio bene, ma non fusione che crea solo dittatura.



L'influsso della Elite si fonda sulla creazione di una fitta rete di vantaggi e dipendenze per i propri adepti. E da qui è comprensibile che sia più facile entrarne che uscirne.

Al suo servizio stanno i poteri dell'alta finanza, della politica e della religione.

Il loro Dio è il potere, forza fondamentale dimensionale, il mezzo per ottenerlo è il denaro, che possiedono in enorme quantità. A questo si aggiunge la diffusione mediatica al loro servizio.

I loro adepti sono intelligenti e istruiti. Lo si riconosce nel concedere benevolmente la democrazia ai popoli in subbuglio per i loro diritti, ben sapendo che i loro capi, prima o poi, saliranno sul loro carro vincente.

Per loro è chiaro che, concedendo una parvenza di libertà, ottengono la legittimazione a procedere.

I popoli diventono, così, il mezzo per raggiungere il loro fine (Macchiavelli docet).

E qui, mi viene di aggiungere, che chi è pronto a sacrificarsi per i propri ideali dà alla sua vita un senso tangibile di volontà e coraggio.

Il motto meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora svela il senso di un vivere ripagante per sè stesso e per gli altri che lo mantengono in memoria.

Mi sembra che attualmente tutto ciò sia andato perso nei vizi del consumo senza senso e nel voler vivere una vita lunga e insignificante.

Su questa scia ogni civiltà scompare per l'incapacità di reggersi e un'altra sorge con forti energie iniziali di diffusione.

Ma tutto ciò dimostra, col suo ripetersi periodicamente, che l'uomo è prigioniero di una volontà superiore incontrollabile.

Rimaniamo prudenti, quindi, ma soprattutto non lasciamoci imbrogliare da chi si presenta come il salvatore inviato da un Dio buono e supremo.


 
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