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  Editoriali  »  Natale 2020, di Lorenzo Russo 19/12/2020
 
Natale 2020

di Lorenzo Russo



Che cosa ci insegna la ricorrenza del Natale, oggi?

Il riassunto delle annunciazioni cristiane sta nel rigenerare la coscienza dell'uomo.

Duemila anni di negligenze, trasgressioni e silenzi dettati dall'opportunità sono fin troppi.

È tempo quindi di fare un esame di coscienza, lontano dalle allegorie celesti che si riferiscono unicamente al guadagno di un dopo migliore.

Si vive qui ed è allora qui che bisogna impegnarsi a migliorare il mondo.

La possibilità di farcela è offerta dalle nuove e continue scoperte nel campo della scienza e tecnica, dalle quali la coscienza di ognuno riceve la spinta decisiva a considerare la vita un impegno da assumere e non un'occasione per dedicarsi agli svaghi che l'economia del profitto continuamente ci impone per assicurarsi la sua esistenza, che è poi quella dei suoi ideatori e approfittatori accaniti.

Il primo impegno è quello di istruirsi profondamente in ogni campo delle materie sociali e in quelle che ci spiegano il funzionamento dei processi biologici naturali, perchè è dalla loro conoscenza che possiamo creare un rapporto di benefica coesistenza tra i popoli.

Da tale istruzione si otterrebbe un nuovo e migliore significato del vivere questa vita, la cui energia ci permetterebbe di mettere in pratica le nuove conoscenze acquisite.

Gesù è sempre stato per il nuovo, la sua dottrina si fonda propro sullo sviluppo della coscienza umana, con la quale crearsi il paradiso, qui e dopo.

È tempo che una nuova era umana sorga dagli errori del passato, una che ci liberi dall'ignoranza che è sempre stata l'origine delle discordie, dei soprusi, delle ingiustizie, del voler dominare sugli altri perchè non in grado di difendersi, di una che si faccia cura di tutto ciò che ci circonda perchè è solo nell'armonia che il tutto può coesistere.

Le conoscenze scientifiche e tecniche ci aprono nuovi orizzonti, con i quali potremmo regolare e dominare le sempre più minacciose catastrofe climatiche e ambientali e risolvere il problema della sovrappopolazione che, tutte insieme, ci costringono a prendere nuove soluzioni di convivenza.

Non ha senso venerare ogni anno l'annunciatore della salvezza dell'uomo, dell'esistenza di un Suo e Nostro Padre Celeste, quando non comprendiamo che esso è in noi da sempre quale stimolo del nostro progredire, quando poi rimaniamo rinchiusi nella nostra limitatezza mentale e d'animo.

Impiegare gli sviluppi sopracitati unicamente per assicurare il potere per una cerchia di persone elitarie non può portare che alla schiavitù dei popoli.

Per queste persone, non si è impegnato Gesù.

È tempo di interpretare le sue annunciazioni con le capacità d'intendere d'oggi.

Duemila anni sono trascorsi, durante i quali sono stati compiuti enormi errori d'interpretazione e conseguentemente d'impiego delle sue annunciazioni, errori che non altro hanno fatto che conservare il potere delle autorità ecclesiastiche e politiche.

Il citato di Gesù, di rendere la terra fertile non è un'incitazione al suo sfruttamento, bensì a convivere con essa, affinchè dia sempre frutti buoni per il nostro sopravvvivere.

L'ingegno umano deve orientarsi sulla cura e non sullo sfruttamento di tutto ciò che gli serve per sopravvivere.

L'armonia, tra le svariate forme delle energie della vita tese al bene, costituisce l'essenza delle annunciazioni cristiane.

Inteso così, ha l'uomo molto da rimediare per guadagnarsi il paradiso, ad incominciare con le sue caratteristiche mentali che abbisognano di un nuovo orientamento.

Va anche preso in considerazione che il miglioramento delle cognizioni umane comporta anche un uguale aumento potenziale delle pericolosità delle sue trasgressioni.

E qui siamo al nocciolo del problema che delinea il destino dell'uomo, per cui solo il futuro ci indicherà se il percorso intrapreso è stato più giusto per l'uomo.

E non dimentichiamo il detto di Gesù, quando afferma che senza umiltà non si arriva in paradiso.

Mi riferisco a una forma cosciente e progredita dell'umiltà, non a quella di sottomissione per ignoranza e timori come fu nel passato.

Duemila anni di attesa sono molti per chi è teso a progredire, ma pochi per quelli rimasti limitati, retrogradi.

Ma siamo, oggi, ancora capaci di provare commiserazione per chi, nel momento degli strazi subiti sulla croce, pregò il suo padre di perdonare l'uomo perchè non cosciente del suo agire?

Le sue prediche furono assunte con stupore e meraviglia, simile al racconto di una fiaba, di una che riesce a trasportare i bisognosi del tempo nel mondo dei sogni, da riuscire ad evadere per un attimo dalla crudele realtà della loro vita.

Ed oggi, siamo veramente migliorati e pronti a seguirlo, o siamo rimasti gli incapaci di allora, nonostante i grandi progressi compiuti in ogni campo delle nostre ingegnose attività?

Questo dimostrerebbe che siamo sì ingegnosi, ma unicamente per far soldi e acquisire riconoscenza e fama,

Se è così, provo pena e sbalordimento per il coraggio dimostrato dal Gesù, uomo in carne ed ossa.

Pena per chi lo ha accompagnato fino alla sua fine, meraviglia per il loro amore dimostrato e sofferto.

Un connubio tra lo spirito e la materia è sempre pericoloso, ma chi è ancora pronto al sacrificio ultimo per raggiungere l'inviato del Padre Celeste?

Il Natale va comunque celebrato, se non altro per constatare che siamo ancora meschini di comprendonio e bisognosi di aiuto.

Per colpa nostra, o per colpa di chi?




 
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