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  Editoriali  »  Il cammino della speranza, di Renzo Montagnoli 23/10/2008
 

Il cammino della speranza

di Renzo Montagnoli

 

Il cammino della speranza è un bellissimo film neorealista diretto da Pietro Germi nel 1950 e che racconta le sventure e le miserie di un gruppo di minatori siciliani costretti a emigrare in Francia.

Era la fame che imponeva loro di staccarsi dalla terra natia e dagli affetti per cercare una vita meno disagiata, gli stessi motivi che fra il 1870 e il 1970, cioè in un secolo hanno costretto all'emigrazione circa trenta milioni di italiani, con i vapori che partivano da Genova per le Americhe o per l'Australia, fiumane di gente disperata, accalcata in ponti fetidi, con l'unica speranza di non patire più e forse un giorno di ritornare. Altre mete erano il Canada, l'Inghilterra, la Svizzera, la Germania e il Belgio. Non erano forse poveri italiani la maggior parte delle vittime della miniera di Marcinelle?

Non tutti ebbero fortuna, molti perirono nel viaggio, altri furono vittime di incidenti sul lavoro, di altri ancora si persero le tracce. Trenta milioni sono un'intera nazione, circa la metà della popolazione attuale dell'Italia, il più grande esodo della storia moderna.

Eppure sembra che ci siamo dimenticati di tante cose, soprattutto del nostro passato, di questo flusso di esseri umani che chissà con quale stretta nel cuore un giorno hanno lasciato il loro paese, ingrato, per cercare un futuro migliore.

Ora, da un po' di tempo, accade un fenomeno opposto, nel senso che l'Italia è diventata terra di immigrazione, con torme di altrettanti disperati che giunge con qualsiasi mezzo nel nostro paese che sembra impreparato ad accogliergli, pur avvertendo il bisogno di quelle braccia, perché chi cerca fortuna ha da offrire solo la forza del proprio corpo.

L'immigrazione è per lo più clandestina e anche se apparentemente contrastata è quella più redditizia per certi nostri sciagurati compatrioti che approfittano ignobilmente dell'illegalità dell'ingresso, con lavori ben poco pagati, con sfruttamento bestiale, proprio di una nuova schiavitù. Ci sono stati dei servizi giornalistici che hanno dimostrato che addirittura non sono infrequenti sparizioni, facilitate dal fatto che chi ufficialmente non c'è è come se non esistesse.

Ma anche quelli entrati legalmente non hanno vita facile, con l'umiliante iter dei rilasci e proroghe dei permessi di soggiorno, concepiti e realizzati talmente male al punto che è frequente il caso che il documento di rinnovo venga rilasciato con la data di validità già scaduta.

Fanno lavori, in genere, che noi non vogliamo più fare e quindi sono utili per la nazione, eppure vengono ostacolati dalla burocrazia, penalizzati da affitti esosi e perfino emarginati socialmente.

Inoltre, si fanno ricadere su di loro colpe che non hanno, oppure hanno solo in parte.

Come si fa a insinuare che l'insicurezza sia causata dagli immigrati, soprattutto quelli entrati illegalmente, quando i dati della polizia contrastano con queste affermazioni?

Come si fa a scagliare una pietra per colpe presunte quando ci si dimentica delle nostre?

L'Italia vanta il poco invidiabile primato di avere la più ramificata e potente delinquenza organizzata, e ciò grazie a mafia, ndrangheta, sacra corona unita e camorra, che sembrano sempre sconfitte, ma poi si rigenerano come l'Idra di Lerna. Abbiamo un altro poco invidiabile primato: siamo al 55° posto nella graduatoria della corruzione, vale a dire che da noi è la norma.

Sogno un giorno in cui potremo finalmente tendere la mano a questi affamati, vittime degli effetti mostruosi della globalizzazione. Aiutare uno che ha bisogno, che ha lasciato il suo paese e i suoi affetti è in fondo aiutare anche noi, riscoprire che in fondo all'anima non c'è solo il buio.

Sogno anche un incontro di culture, con la possibilità di riapprendere da un altro essere umano valori ormai desueti, quali l'amore per la propria comunità e la famiglia, per non parlare di quella letteratura popolare fatta di tradizioni, di saghe, che nel farci scoprire un mondo nuovo e diverso, più genuino, ci aiuti a ricordare il nostro passato, oggi ignorato come se non fossimo mai esistiti.

      

 

 

 

 

 
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