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  Editoriali  »  I ricordi dell'infanzia, di Lorenzo Russo 30/04/2009
 

              I ricordi dell'infanzia

 

Gli anni passano, ma non i ricordi dell'infanzia.

Anzi, col loro  passare si rafforzano e pretendono di essere riesaminati e rivalutati maggiormente.

Con l'accorciarsi del tempo a mia disposizione, tendo a rifugiarmi nei periodi delle prime impressioni, dei primi incontri piacevoli, degli scontri sostenuti perché inevitabili.

Improvvisamente, mi do da fare a rivedere i luoghi di un tempo lontano, a cercare le persone dei primi contatti, la scuola dove ho vissuto le mie prime esperienze d'alunno.

Smarrimento e dolore m'invadono quando riscontro che alcuni non sono più, come sentendo più vicino il momento del mio congedo da questa vita.

Cerco la maestra dal volto dolce e premuroso, il bidello non sempre gentile e spesso brontolone, ma in fondo buono e divertente.

Rifaccio nei pensieri il percorso tra la casa di dimora e la scuola e mi vengono in mente le fatiche fatte e sopportate, le speranze poste e le delusioni incontrate e non sempre superate.

Rivivo gli scontri con i compagni litigiosi, i sorrisi degli altri, che, come me, cercavano la compagnia e forse anche l'amicizia.

Penso alle promesse fatte di curare il contatto, non immaginando le vicende della vita, che spesso separa senza concedere un ritorno.

Sono i momenti della malinconia, dei propri rimproveri di aver trascurato l'uno o l'altro, di non aver ubbidito come dovevo alla maestra, ai genitori e agli adulti che si curavano con pazienza di me.

Come mantenere le promesse e i propositi buoni quando la vita è un eterno andare e venire per motivi che improvvisamente appaiono indispensabili e solo dopo, molto dopo, si comprende, che si poteva decidere anche diversamente.

Ad una certa età, fui invaso da uno stimolo forte che mi spinse di tentare la mia vita, come per trovare il mio spirito e volto scolpito nelle opere compiute.

Un bisogno improvviso del nuovo, del differente e sconosciuto mi prese, come se il noto e l'abituale fossero diventati piccoli e limitati.

Infanzia, periodo d'innocenza, libera d'ogni responsabilità e conclusione prima del periodo delle conseguenze da sostenere e giustificare davanti a sé e alla società in cui si vive, tempo dei sogni più vari e irreali, senza doverne tener conto a nessuno?

Visto così, è il periodo più sensibile e fertile della vita, nel quale poter volare come una foglia spinta dal vento e a volte sostare brevemente per gustare i profumi di un prato fiorito, il sapore dell'erba verde e soffice, l'acqua di un ruscello, buona e rinfrescante.

Purtroppo non dura in eterno, la realtà ci fa crescere e dobbiamo rimandare tutti i ricordi più belli a dopo, a quando il futuro non ci occupa più tanto e riusciamo a ridiventare i bambini dalla fantasia fertile, a volte folle e ingenua, ma proprio per questa piena di gioia, leggera e invitante a superare i confini della realtà a volte triste e pesante degli adulti.

Ritrovandomi nel passato, mi accorgo che esso è solo un ricordo rimasto nella mia mente e nel mio cuore.

Nulla è rimasto come allora, il paese, la gente, la natura del posto, tutto è cambiato troppo da farmi sentire un estraneo.

Invano cerco il cortile, dove trascorrevo le ore di svago e giocavo con i compagni fino a tarda sera, l'albero che mi proteggeva dal sole quando scottava forte sulla mia testa, la via polverosa e stretta frequentata dalla gente del posto, a piedi o in bicicletta, e della quale conoscevo il nome e la fisionomia, percorsa dalle poche carrozze ancora trainate dai cavalli che lasciavano le loro impronte naturali da darmi il senso di vivere con la natura.

Mi sento straniero nei luoghi dei ricordi più belli e forti e mi chiudo più fortemente in me, provando malinconia e tristezza per un tempo che fu e non ritornerà mai più.

Un senso d'invidia mi prende verso quelli che sono rimasti fedeli al posto d'origine. Crescendo a pari passo con esso, si sono adattati ai suoi cambiamenti, che hanno in parte anche sostenuto ed hanno potuto aggiornare i loro ricordi fino ad oggi.

Poi, penso che ogni sosta della vita è una pagina di ricordi e che la vita è fatta di fasi nelle quali è necessario agire per compiere il proprio destino, quel destino che è il riassunto delle decisioni prese e realizzate, ma anche dei propositi avuti e rimasti incompiuti.

Penso anche, che tutti i posti di questo mondo sono simili e che cambiano il volto solo attraverso il modo di viverli e assumerli.

I sentimenti e le emozioni posti in loro li fanno rimanere vivi e desiderati anche quando non sono più e sono riattivati solo nei momenti di nostalgia e desiderio.

Il rimpiangere i tempi passati è un segno forte d'identificazione con la propria origine, è uno stimolo che c'induce a congiungere la fine, non più lontana, con l'inizio.

La ricerca d'equilibrio e armonia che si manifesta durante la nostra vita, in forma di desiderio forte e irrinunciabile di agire e portare ad un suo fine ciò che spesso finisce nell'illusione, ci spinge a compiere imprese audaci e pericolose e a sostenere sacrifici senza fine.

Solo alla fine, e solo chiudendosi il cerchio, troveremo finalmente il frutto dei nostri propositi avuti e della nostra volontà impiegata.

 

                  Lorenzo Russo

 
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