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  Editoriali  »  La realtà umana, vista dall'alto, di Lorenzo Russo 11/06/2009
 

La realtà umana, vista dall'alto

di Lorenzo Russo

 

 

 

Motivi che mi hanno spinto a scrivere  La realtà umana, vista dall'alto:

 

Lo scritto è sorto dalle mie osservazioni dei rapporti tra l'uomo e il suo destino.

A volte vedo la nostra esistenza come una condanna. Per che cosa, ci chiediamo.

Il nostro orizzonte è chiuso ai motivi che ci hanno condannati.

A volte mi prende l'ottimismo di trovarci sulla via del progresso evolutivo per la nostra anima e mente.

Un progresso che si paga con sacrifici, pene, lotte, guerre, calamità d'ogni genere, tutti avvenimenti che ci fanno soffrire, ma che alla fine servono a rafforzarci e a dettarci la via della salvezza.

 

Mi chiedo se sia giusto reclamare il nostro destino, se sia sola colpa nostra di trovarci in questo mondo, se possiamo fare qualcosa per contrapporci ed elevarci ad un'esistenza migliore.

È possibile raggiungerla, quando siamo relegati ad una dimensione che è sottoposta alle forze dell'Universo, alcune esplorabili, ma moltissime altre non lo sono e quindi non sono utilizzabili per il nostro bene?

Mi chiedo se siamo i “Prediletti” del Creatore e se siamo stati scelti per superare un ordine esistente allo scopo di crearne un altro migliore.

 

Volgo lo sguardo sulla nostra Terra che ci ospita e segna i confini delle nostre possibilità, poi verso il Creato, immenso ed inimmaginabile nei suoi confini, soggiogante e da far paura al pensiero delle enormi quantità d'energie che lo tengono insieme. Noi al confronto siamo piccoli, deboli e ingenui, ma dotati di un'intelligenza capace di renderci, anche noi, Creatori. Guai a noi se la utilizzassimo per fini e scopi contrari all'ordine prestabilito fin dall'inizio dei tempi dall'Alto. Significherebbe la nostra distruzione, anche se la maggior parte dell'umanità vive la sua modesta e dignitosa vita tra il nascere, il crescere e il morire come in uno stato d'incoscienza.

 

I figli sono la nostra consolazione e dimostrazione che siamo capaci di sopravvivere. In loro possiamo vendicarci contro il Dio della condanna.

Sono la speranza, ma anche la continuazione di uno stato di sottomissione e castigo.

Eppure, sentiamo nel nostro inconscio la volontà e disposizione di sopportare il nostro destino. Con lo sguardo volto verso il paradiso perduto, speriamo di ritrovarlo di nuovo e per sempre.

Preghiamo il Dio della nostra salvezza e speranza e lo ringraziamo ogni volta quando abbiamo superato la disgrazia e il dolore.

Siamo prodotti di questa dimensione, ci sentiamo  figli suoi e, nonostante tutto il negativo che ci domina, la vogliamo vivere, rispettare e seguire.
Si delinea uno stato d'appartenenza e dipendenza ad un ordine universale e generale che limita la nostra capacità di decisione e scelta.

La nostra libertà di scelta è uno stimolo di agire in un Creato sottoposto a regole, a noi non identificabili, che creano in noi l'illusione di agire per volontà nostra, ma anche uno stato di soggezione e paura davanti alle forze che ci dominano e potrebbero distruggere.


Sentiamo in noi il credo, sorto da una necessità, che esistono altre dimensioni migliori e ci diamo alla loro ricerca, e per la quale siamo pronti a sacrificarci e a sopportare sconfitte.
Il Dio universale ci osserva dall'Alto e mi sembra che non abbia fretta a terminare il suo piano.

Ci lascia a volte soli e abbandonati, sapendo che solo nel dolore e nella sofferenza sorgerà una specie d'esseri migliore ed idonea ai compiti futuri.

Di fatto, il mondo si trova oggi a una svolta decisiva che richiede nuove idee e concetti, nello sforzo di garantire uno sviluppo positivo e pacifico della società umana.

Lorenzo Russo                                        Gänserndorf, 19.08.05

 

 

 

La realtà umana vista dall'alto

 

Era la sera di una giornata calda d'estate; il sole stava già sparendo dietro la linea dell'orizzonte, il mondo sembrava immergersi nell'oscurità dell'universo, illuminato solo dallo sguardo chiaro e pieno della luna, che appariva in questa stagione più vicina ed illuminante. Sembrava che la terra volesse riposarsi dagli strapazzi della giornata, si sentiva custodita dal suo sorvegliante, che, perché voluto dal Creato, non ostentava di rifiutarsi.

 

Esseri, che dall'alto sembravano piccoli e numerosi, si affaccendavano a sbrigare le ultime attività della giornata, per godersi poi il meritato riposo della notte. In questa inquadratura apparentemente tranquilla, si ripeteva ciò che ogni giorno era prescritto e voluto.

Improvvisamente, grida esultanti ruppero il silenzio della notte. L'oscurità della notte fu interrotta da molte luci che furono accese, tante da far apparire le sagome delle case simile a un involucro nero in un rogo di fiamme.

 

I Piccoli Esseri correvano affaccendati, dimostrando nei loro visi i segni d'allegria per un evento lieto e felice. Laggiù, in una casa più piccola delle altre, una signora di tarda età apparve tenendo in braccio un fardello ai primi attimi immobile e tacito, ma poi e all'improvviso emanante strilli e singhiozzi come di un qualcosa che voleva afferrare per forza alla vita.

 

Un piccolo essere umano aveva appena incominciato la sua vita terrena.

In quel momento di quiete e riposo, una donna diventava mamma, interrompendo la tregua di una giornata calda ed estenuante.

Quegli esseri, che dall'alto sembravano punti variopinti, erano ancora capaci di rallegrarsi alla vista del loro piccolo rampollo, gioia e felicità erano dipinte nei loro sguardi, stanchi e segnati dalla fatica quotidiana.

Nella loro semplicità ringraziavano il Creatore per quel dono prezioso, nel quale era posta tutta la loro speranza di una vita migliore.

 

La luna, silenziosa e tacita, continuava a percorrere sulla sua strada, dando sguardi di compassione verso quegli esseri nobili e innocenti. Non diceva nulla, taceva con uno sguardo che voleva dire di più, che voleva raccontare delle disgrazie viste, del destino ingiusto, perché pieno di sofferenze, infelicità e ingiustizie, volute da una forza universale che i piccoli esseri chiamavano “Signore-Iddio”.

 

La piccola gente dormiva il sonno dei giusti. Alcuni sognavano di essere in un giardino profumato pieno d'ogni cosa che loro mancava, altri non riuscivano a dormire, tormentati dalle sofferenze causate da un lavoro troppo pesante ed estenuante, altri piangevano in silenzio invocando il ricordo dei loro cari, non più presenti, ma troppo desiderati nel loro possedere nulla.

Il ”Signor-Iddio” ha voluto riservare loro questo destino, accettato e temuto nello stesso tempo nel credo che alla fine saranno ripagati e premiati.

 

Il sole voltò ancora una volta il suo sguardo su questo posto pieno di contraddizione divina, dove felicità e gioia andavano insieme a sofferenza e dolore, per annunciare a tutti che un nuovo giorno, uguale a tutti gli altri, doveva incominciare.

 

I piccoli esseri, un po' riposati dalle fatiche del giorno prima, si affaccendarono a riprendere il consueto travaglio con la stessa volontà e disposizione d'ogni giorno: alzarsi, mangiare, lavorare, riposare, immaginarsi felici, e procrearsi per lasciare una volta ad altri lo stesso destino, nella convinzione di essere i prediletti del “Signore-Iddio” che li ha creati, preferiti e condannati.

 

 

 
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