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  Editoriali  »  Il bombardamento mediatico 29/06/2006
 

 

                        Il bombardamento mediatico

 

Fra  i tipi di bombardamento aereo quello a tappeto appare il più terribile, considerato che un’area prefissata viene di fatto saturata di bombe. I pochi sopravvissuti ne escono normalmente con profonde ferite morali e psicologiche.

Ci sono altri tipi di bombardamento assai più subdoli e che provocano pure danni incalcolabili; mi riferisco, in particolare, al bombardamento mediatico, a quel sistema che impone la notizia allo spettatore assiso davanti al televisore.

Una volta, e non si tratta di molti anni fa, c’era la notizia, in genere breve e succinta, lasciando un suo eventuale approfondimento a trasmissioni specifiche inserite successivamente nel palinsesto.

Oggi, invece, la notizia viene ripetuta ossessivamente e non è più la comunicazione del semplice evento, ma una sorta di bombardamento a tappeto da cui si esce frastornati e, spesso, del tutto indifferenti.

Si scava dentro la notizia, si passa al setaccio la vita dei protagonisti, si proclamano vere e proprie illazioni come verità sacrosanta. Mai, da come è entrata in vigore la legge sulla riservatezza, la cosiddetta privacy, questa è stata violata deliberatamente e senza alcun limite.

E’ di questi giorni la notizia del tentato suicidio di un ex giocatore della Juventus, una vicenda triste gettata in pasto al pubblico, ripetuta ossessivamente, con contorni frequentemente in contrasto fra di loro.

Poi, una volta che questa vittima – perché di vittima si tratta con la sua vita alla mercé di tutti – riuscirà, come gli auguro, a superare i gravi traumi dell’evento, ritornerà nell’oblio, in quella normalità in cui era sempre vissuta.

Ci sono casi ancora più eclatanti, soprattutto quando coinvolgono minori, fatti in cui la morbosità prende il sopravvento. Allora la notizia assume tinte torbide, anche se magari l’evento in se stesso non lo è, ma è evidente che quanto più si può rimestare, spesso inventando di sana pianta, tanto meglio riesce il servizio.

Mi sono chiesto più volte il perché di un simile comportamento e alla fine ho formulato due ipotesi, che possono benissimo coesistere.

La prima è la scarsa professionalità di quasi tutti i giornalisti, lottizzati dai partiti, asserviti volontariamente agli stessi; in questo quadro viene privilegiato non il più capace, ma il più servizievole, il più disponibile.

L’altra rientra in un generale programma, voluto o meno, di sradicamento culturale dei telespettatori, ormai avvezzi a vedere spettacoli che , a definirli spazzatura, è già l’essere magnanimi. Imperano le fiction dove vengono mostrati aspetti della vita che assai difficilmente trovano riscontro con la realtà, in una sorta di girone infernale dove i più comuni sentimenti vengono annichiliti da piattezze di pessimo gusto.

Del resto è in atto una tendenza a trasformare tutto in fiction, a far vivere la gente lontana dalla realtà, intorpidendone le coscienze.

E mentre sono ormai sparite da tempo le commedie di grandi autori del teatro e perfino i concerti, assai rari, vengono relegati a ore impossibili, veniamo bombardati da reality show, programmi che di reale non hanno nulla e che invece sono un vero e proprio monumento all’imbecillità.        

 
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