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  Scritti di altri autori  »  Poesie  »  L'incubo d'una notte, di Danila Oppio 23/04/2018
 

L’incubo d’una notte

di Danila Oppio



Passò lungo la strada che si snodava

come sciarpa zuppa di sangue liquefatto

una giovane donna dal vestito scarlatto.

I suoi piedi nudi calpestavano pietre

somiglianti all’umana raccolta

delle catastrofi imprevedibili e tetre.

Un puledro le trotterellava accanto

come uscito dall’Apocalisse di Dürer.

Teneva il passo con il suo. Affranto.

Camminava come avviluppata

da stanchezza avvolta in sudario,

sconvolta, stravolta, insanguinata.

Intravedevo come il fluire grottesco

del fango, nella luce violenta di bagliori

che tagliavano il buio Caravaggesco.

D’improvviso s’aprì un giorno limpido

D’una chiarità tagliente, l’aria le sferzò

il volto tumefatto, e lo guardo liquido.

Sopra di lei un cielo angelico sul quale

andavano alla deriva nuvole effimere.

E lei correva, come Furia splendente.

Mi desto. La luce sporca del mattino

batte sul mio viso unto d’insonnia

e un pensiero mi sfiora molesto.

La vita è un azzardo avvolto nel mistero.

Dovrei scrivere forse un trattato

sulla disperazione delle cose. Ma è vero?

Rappresenta forse il sogno uno degli enigmi

più irrisolti della umana abominazione

capace di sopravvivere alla propria dannazione?

Non ho tempo né tantomeno voglia

di scrivere degli umani errori la storia

Sento però giusto concludere così:

Niente è tanto grande da non potersi

definire piccolo al cospetto dell’eternità

E l’uomo non ravvisa ciò, nella sua cecità

 


 
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