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  Scritti di altri autori  »  Poesie  »  Della pianta d’incenso il mito e il girasole, di Piero Colonna Romano 27/07/2020
 
mutataque servat amorem
(Ovidio -Metamorfosi-)


Della pianta d'incenso il mito e il girasole
(
libera interpretazione da Metamorfosi)

di Piero Colonna Romano




Venere visse quale ingiuria oscena
quel che il marito Efésto le approntò:
dopo il sesso con Marte fu gran scena
la rete che frementi li mostrò.
L'Olimpo esplose di risata amena,
Apollo il tradimento a lui narrò,
quindi la bella dea, per vendicarsi,
lo volle di mortale innamorarsi.

Ma era Clizia la ninfa che amava,
quando da dea fu volto in incanto.
Gran smania al dio Leucòtoe dava
e Clizia resta sola col suo pianto,
mentre Apollo per sedurre approntava
(dalla sua stanza le amiche cacciando)
travestimento da madre di quella,
per insegnar l'amore a verginella.

Il luminoso aspetto poi riprese
e con baldanza presentò se stesso
"Io son colui che ha molte pretese,
ma deliri d'amor dona col sesso.
Sarai felice per un lungo mese,
nel tuo ricordo permarrà 'sto amplesso."
Poi come sempre agì molto infoiato:
lo stupro era per lui neppur peccato.

Di gelosia furente Clizia allora
a re Orcamo mente e va a narrare
di quella il sesso, ahimè, che la divora,
e indietro no, non vuole più tornare.
La rabbia prende il re, la legge onora,
condanna figlia a morte ad affogare.
In fondo a buca, viva, viene messa,
con terra, dappertutto, vien soppressa.

Dall'alto del suo carro Apollo vede
e cerca d'aiutar l'ultima amante:
di quella terra coi suoi raggi crede
che lo spostarla fosse già bastante.
Quando capì ch'è quel che non succede,
di nettare e di nardo fu abbondante.
Così la donna in pianta si mutò;
per quei profumi, incenso diventò.

Intanto Clizia, disperata e triste
per giorni e giorni sol rugiada beve,
solo l'andar del carro per lei esiste.
Dall'alba a occaso ha cuor sempre più greve,
e il suo sentir ancor di più persiste.
Ma al vecchio amare il dio qualcosa deve
così, per un sentir riconoscenza,
bel fiore la farà di gran presenza.

Le gambe son fatte salde radici,
il corpo vien stelo e spunta da terra,
son foglie le braccia e sembran cornici
pel volto che pare il fior d'una serra
e poi gialli schizzi, a fare artifici,
lo cingon donando incanto alla terra.
Così la ninfa si muta in quel fiore
che il sol seguirà sempre per amore.

 
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