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  Scritti di altri autori  »  Poesie  »  Alle tombe di Virgilio e Leopardi, di Gianluca Ferrari 19/10/2020
 
Alle tombe di Virgilio e Leopardi

di Gianluca Ferrari



Chi si rimembra di voi, poeti?

Nuvole pigre appena scalfite

dai fischi di treni veloci

su questo parco dove gli arbusti

e i fiori crescono rigogliosi

soltanto nelle descrizioni

delle targhe sul terreno (almeno

vi nutrono di qualche magra

consolazione: perché l’origine

di ciascheduna specie

è ricondotta ai versi

del proprio mito come, per esempio,

quella del narciso). Una salitella

tutta accoccolata di tornanti

- grosso gatto bolso, assopito

in polverose stanze…

A mezza costa, dove sei tu, Leopardi,

un lungo spiraglio oscuro di tufo

racchiude, laggiù al fondo

il gran sterminator Vesevo, innocua

perla di fuoco. I passi di chi viene

a salutarvi quasi risuonan

fragorosi e solitari, magma

di perdute cose. Napoli

v’ha ingoiati, sepolti in rivolo

impensato: erbaio che oscilla

tra ruggini e treni; qui sbocciano semi

al contrario: quali parole scambi

col grande Mantovano?

Parole che spalancano cieli ctoni,

mutano vermi in voli, forse convincono

le rosse rabbie del monte a rimanere

ancora quieta profondità di rose.


Da Acquerelli gotici (edito in proprio, 2020)


































 
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