Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
  Poesie  Narrativa  Poesie in vernacolo  Narrativa in vernacolo  I maestri della poesia 

  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Una coppia venuta da fuori, di massimolegnani 04/05/2019
 
Una coppia venuta da fuori

di massimolegnani



Che coppia stramba, borbottavano in paese vedendoli passare la mano nella mano, mai le dita intrecciate, solo il palmo stretto al palmo, come si fa con i bambini per paura che ti sfuggano. E nessuno sapeva dire chi dei due potesse sfuggire all’altro. Lei sempre curata, di un’eleganza estrosa, nastri tra i capelli, camiciole e gonne a fiori, lui sciatto, sandali nei piedi, una barba ispida da ladro e una selva di capelli bianchi a scendere confusi sulle spalle o trattenuti malamente da uno spago.

Erano comparsi dal nulla qualche tempo prima e subito era stata una gara a leggere la loro vita, come se a vederli passare per le strade acciottolate del paese fosse uno sfogliare le pagine di un rotocalco di pettegolezzi. Di sicuro c’era solo la differenza dell’età che saltava all’occhio al primo sguardo, ma qualcuno non s’accontentava dell’approssimazione e sparava anni e anamnesi con la competenza di un commerciante di cavalli a cui basta un’occhiata alla dentatura per sapere tutta la vita della bestia, sessantadue contro trentacinque, potrebbe essere suo padre e forse lo è davvero. E non si viene, chissà da dove, a vivere qui a San Cataldo delle Marche se non si ha qualcosa da nascondere. 
E divennero per tutti padre e figlia, secondo quella tenace regola secondo la quale è la voce del paese a decidere la verità per gli estranei. 

Che coppia assurda, dicevano in negozio e già sapevi di chi parlavano. Il padre fa il pittore, raccontò chi aveva sbirciato dalle finestre aperte, macchie orrende che puoi appendere al contrario e nemmeno lui se ne potrebbe accorgere. Una voce in controcanto aggiunse mentre tastava le patate: la figlia si dipinge le unghie e le fa asciugare al sole. Altri contribuirono con dettagli che volevano essere piccanti in un crescendo rossiniano: lei ogni tanto gli si rivolta contro, dice una. Sì, l’ho sentita gridare che non si riconosce in quel tal quadro, conferma un’altra, sa bene chi è la puttana che lui ha dipinto!, e abbassa la voce su puttana, perché fosse chiaro che lei certe parole non le dice, le riporta. Infine un coro di madame con la sporta: In quei quadri senza senso?! Lei giovane e bella è gelosa di un vecchio senza un soldo!

Che coppia scandalosa, e scuotevano la testa sul sagrato sottolineando la loro costante assenza dalla messa. Indicavano le finestre spalancate sulle liti, che erano urla tutti i giorni, e sulle paci urgenti, fatte di fretta o lentamente, sempre a suon di gemiti ed abbracci. Ormai era chiaro a tutti che non fossero padre e figlia, ma nessuno si prese la briga di correggere nelle chiacchiere di mezzogiorno l’errore iniziale di valutazione, forse perché la parentela inesistente faceva loro comodo aggiungendo scandalo allo scandalo. E quelle liti e quelle paci tutti ad ascoltarle come schegge di notizie del telegiornale. 

Che coppia sconcia, dissero il giorno della morte, o meglio due giorni dopo, quando il silenzio troppo lungo e l’odore dolciastro che usciva dalle finestre li spinsero a dare un’occhiata dentro. Giacevano nudi su un letto sfatto, lui come si fosse addormentato con la faccia sprofondata tra le sue cosce, lei con un’espressione di beatitudine negli occhi. In paese la morte fu vissuta come una conferma della dissolutezza in vita che era giusto condannare. Solo ogni tanto qualche parola di pietà pelosa mormorata a denti stretti, tanto per tenersi aperta la porta del paradiso che non si sa mai che Dio trovi eccessiva la loro intransigenza.

Che coppia particolare, esclamò il medico legale quando comprese la dinamica del doppio suicidio, osservando la vulva nero-violacea e gonfia, esattamente come la lingua dell’uomo. Che tipo di veleno la lingua del vecchio amante avesse spalmato con l’ultima passione tra le cosce della donna l’avrebbe scoperto con le indagini tossicologiche, anche se aveva pochi dubbi che si trattasse dell’arsenico. Ma quanto aveva appena visto gli bastò per raccomandare all’inserviente: Trattali bene questi due, che sono una bella coppia.

 
©2006 ArteInsieme, « 010834514 »