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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Il semaforo rosso, di massimolegnani 14/10/2019
 
Il semaforo rosso

di massimolegnani



Il rosso scattò appena prima del suo arrivo. L’incrocio con via Solferino era deserto e Guglielmo Spreafico fu tentato di dare un’accelerata e passare, lo trattenne solo il timore di telecamere attive anche di notte.

In attesa che il semaforo cambiasse colore, fissava la palla rossa come ipnotizzato o forse, data l’ora tarda, era semplicemente assonnato.

Non aveva visto l’uomo avvicinarsi alla macchina, si accorse di lui solo quando questi spalancò la portiera e gli sibilò di scendere. Guglielmo ebbe un sussulto, balbettò qualcosa, ma non si mosse, paralizzato dalla paura e dalla sorpresa, che quello fosse un poliziotto in borghese? Venne strattonato dal tipo che cercava in tutti i modi di sradicarlo dal sedile, ma era trattenuto dalla cintura di sicurezza. Per qualche istante vi fu un tragicomico tiraemolla in cui Guglielmo costituiva l’elemento passivo, sballottato di qua e di là come la pallina argentata nel flipper.

Poi tutto accadde rapidamente, Guglielmo senza sapere come si ritrovò per terra sul pavè accanto alla sua macchina che un momento dopo ripartì sgommando.

Il semaforo continuava, imperturbabile, ad alternare il rosso e il verde, inframmezzati da brevi istanti di giallo, in una normalità da cui il signor Spreafico era escluso. Lui sembrava appena atterrato da Marte, si guardava intorno stupefatto, ancora non aveva realizzato in pieno la dimensione dell’accaduto. Aveva assistito al furto della sua auto quasi senza reagire, un breve gemito, un braccio alzato come a trattenerla. Aveva osservato la sua auto sparire in fondo al viale, gli occhi e il pensiero fissi sulla luce di posizione posteriore destra spenta, doveva farla riparare.

 
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