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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Non sono tuo nemico, di massimolegnani 29/01/2020
 
Non sono tuo nemico

di massimolegnani



Li separava un pratone dall’erba giallastra su cui s’era impigliato uno strato sottile, ma denso, di nebbiolina. In pratica di loro due emergeva solo la testa, gli occhi soprattutto, miopi e serrati nello sforzo di distinguere i dettagli, gli uni; grossi, tondi, e in allarme, gli altri.

Stavano ai margini contrapposti del bosco, immobili, illuminati dal sole laterale ancora basso. A metà strada tra loro un ruscelletto che si sentiva gorgheggiare nel silenzio assoluto di quel mattino. Il ruscelletto era probabilmente il motivo di quell’incontro casuale, sai la sete intensa e la voglia di sciacquarsi in acque limpide.

Non sono tuo nemico, mormorò l’uomo lasciando cadere la sua arma in un gesto che l’altro non poteva comprendere, ma che per lui andava assumendo un senso sempre più profondo a mano a mano che prendeva confidenza con la propria emozione. Quello che aveva davanti, cauto e curioso, non era che un cerbiatto dalle orecchie agitate, ma per l’uomo costituiva una tenue speranza di pace, il ritorno altrimenti irrealizzabile a una dimensione dimenticata, quando le cose erano semplici e le liti si risolvevano con un sorriso. Da quanto tempo lui non sorrideva più?

Si studiarono a lungo, c’era tempo e nessuno dei due voleva sbagliare la prima mossa rischiando di vanificare l’occasione.

L’animale dilatò più volte le narici cercando forse nell’odore dell’aria risposte rassicuranti ai suoi timori. Lui l’osservava stupefatto come si trattasse di un miraggio e ogni tanto gli sussurrava vieni, vieni da me, protendendo nella sua direzione la mano aperta.

Si mossero quasi nello stesso momento, incerti passi in avanti in un reciproco avvicinamento. Erano ormai in campo aperto, senza più gli alberi a proteggerli alle spalle.

Si stavano fidando uno dell’altro, che meraviglia!

Uno sparo lacerò l’aria.

Con due balzi il cerbiatto fu di nuovo al sicuro nel folto del bosco.

L’uomo non ebbe il tempo di stupirsi, crollò a terra tra l’erba giallastra senza più pensieri. Né di pace né di guerra.

 
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