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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Il clan dei cattivisti, di massimolegnani 01/07/2020
 
Il clan dei cattivisti

di massimolegnani



Questi non sono ragazzini ai primi ormoni, sai quelle tempeste a cui ancora non sai dare un senso e un sesso. No, questi sono fancazzisti stagionati, animali da bar temprati alla noia, allenati ai fallimenti e abituati a barare su tutto quello che si impara. E loro hanno imparato, stravaccati sulle seggiole, a spacciare per saggezza il disprezzo che spargono a palate sopra i fragili e gli ingenui e a contrabbandare per passatempo la cattiveria acida con cui condiscono ogni gesto. In realtà sono tre balordi di bassa caratura e di stupidità assortita, che passano le ore nel mio bar a raccontarsi imprese fatte e a progettare nuove cazzate di cui vantarsi. A me arrivano spezzoni di discorsi idioti, sufficienti a capire il livello del loro cinismo scriteriato, l’ho affiancato in moto, pedalava come un frullatore impazzito. Gli ho dato una manata sulla spalla ed è finito come un missile nel fosso a spaventar le rane. E giù un coro di risate sguaiate.

Coglioni!

Ma io non sono migliore di loro, m’incazzo e mi scandalizzo ma me ne sto zitto perché mi fanno comodo i quattro soldi delle consumazioni.

Dovrei buttarli fuori a calci, invece li sopporto, ma qualche volta li castigo in altro modo. Ora, per esempio, mi hanno ordinato tre birre e io sto friggendo di rabbia ad ascoltare l’impresa del più stronzo che fa l’autista d’autobus di linea. Mentre faccio schiumare la birra nei boccali lui sta raccontando di come ha chiuso le porte in faccia a una stravagante coppia anziana che aveva corso per raggiungere la fermata ( lei una gonna a fiori lunga fino ai piedi, un corpo mastodontico e due trecce grigie che svolazzavano vezzose, lui mingherlino, baffi candidi e pochi capelli ma, quei pochi, lunghi fino al culo. Era uno spasso come si affannavano). Idiota!

Metto le birre sul vassoio per portarle fuori ma sento che il bastardo va avanti a raccontare: dopo 100 metri mi sono fermato come li avessi visti solo in quel momento e loro di nuovo a correre come disperati. Naturalmente quando credevano di avercela fatta sono ripartito. Ahah, ho ripetuto la scena per tre volte e loro, quei figli dei fiori appassiti, ci sono cascati ogni volta.

A quelle parole mi blocco in mezzo al locale, giro sui tacchi e vado al cesso. Appoggio il vassoio sul pavimento e rabbocco i boccali col mio getto, biondo su biondo ci sta bene.

Servo le birre e sto lì fuori a rassettare gli altri tavolini. I tre amici brindano in allegria all’ultima avventura. Grandi risate e grandi sorsate.

Bravi, imbecilli, bevete di gusto, ve la meritate tutta una birra così.

 
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