Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
  Poesie  Narrativa  Poesie in vernacolo  Narrativa in vernacolo  I maestri della poesia 

  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  E ti addormenti al ritmo dispari dei passi e La carta e la ruota, di massimolegnani 26/09/2020
 
E ti addormenti al ritmo dispari dei passi

di massimolegnani


Non hanno sesso i passi, né un’età, quando li senti che sei ormai in prossimità del sonno.

Nelle notti estive hanno tutti una risonanza effemminata, picchiettano sul lastricato del vicolo come chicchi di grandine, tu di là dai vetri aperti ti figuri due amiche che sgambettano in tacchi alti e gonna stretta dopo una serata al ballo. Resti in ascolto e la cadenza si fa più lenta, meditata, come d’uomo che, lasciati gli amici nel tratto dall’osteria a casa, per pochi istanti diventa confusamente riflessivo, uno sguardo alla luna, uno al suo futuro e l’andatura si fa dubbiosa.
Rimbalzano ovattati i passi delle sere d’inverno, piccoli tonfi che giungono alle finestre chiuse. Scarpe maschili con la para, diresti, e magari sta passando per la via una ragazza dalla falcata agile, ma la nebbia e il buio hanno smorzato il tintinnio dei tacchi, ciò che resta è un suono greve, quasi marziale. Estate e inverno tenti di decifrare l’identità dei passi, se non l’età il sesso, ma sempre qualcosa ti spariglia le poche convinzioni e ti addormenti che ancora non sono spenti i loro echi irrisolti.




La carta e la ruota

di massimolegnani


Tra pochi giorni parto, finalmente, per provare a tradurre sull’asfalto il sogno che avevo messo sulla carta*. Ma c’è un abisso tra la carta che sogna e la ruota che gira. La carta accoglie con benevolenza i desideri di chi scrive, ha un’indulgenza istintiva per lo sproposito dei progetti, così spiana le salite, abbrevia le distanze, rende fluidi i muscoli. La ruota è intransigente, non fa sconti, ogni suo giro è un pezzo di fatica, non ti conforta mai ma ti confronta a muso duro coi tuoi limiti.

Eppure, senza aver prima abusato delle carte dei desideri, quella su cui stendi i sogni e l’altra su cui studi le strade, nessuna ruota girerebbe bene al momento giusto.

Così tra poco affronterò dal vivo la fascinosa Concarena che mi ha tenuto compagnia nei mesi in cui i pedali erano forzatamente fermi e la fantasia aveva bisogno di esercizio. Salirò col mio amico coda d’argento, gran pedalatore, e ancor più grande ascoltatore delle mie farneticazioni, e per distrarmi dallo sforzo gli snocciolerò tutti i significati che nel tempo fermo avevo attribuito a quella parola misteriosa, sa di ballo messicano o forse è un piatto tipico della zona, o un liquore fatto con le erbe locali, no è un invettiva, t’se’ propi ‘na concarena gli dirò ridendo, e lui, leggero in sella come una farfalla, risponderà sì, ci può stare, ad ognuna delle ipotesi, compresa l’invettiva che lo riguarda, e magari ne aggiungerà qualcuna di sua, perché entrambi lo sappiamo che la Concarena è la montagna che ci sta sfiancando ma sappiamo anche che a star dentro alla bolla di sapone della stupidità si sale con più facilità come su una mongolfiera spinta in alto dall’aria calda.

P.S. dell’ultima ora: il “tra pochi giorni” slitta di una settimana, perché coda d’argento non ha trovato a chi affidare le sue galline!


*https://orearovescio.wordpress.com/2020/04/12/la-concarena-e-il-coronavi/

 
©2006 ArteInsieme, « 010736341 »