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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Non sono nato eroe, di massimolegnani 27/10/2020
 
Non sono nato eroe

di massimolegnani



Ecco, forse dovrei stare dietro le sbarre come un delinquente, perché essere tiepido alla vita, defilato, asociale, è una dissociazione a delinquere.

È che non sopporto quelli pronti a lacerarsi la camicia e a denudare il petto che non sbaglino la mira gli sputi e i pugni, ben raramente le pallottole, tanti nemici tanta gloria che la gloria è la massima ambizione, quelli con la schiena incline agl’ideali a far da propulsore, la testa bassa a caricare, il braccio alto a minacciare, quelli che oggi è il bianco per cui si muore di metafora, domani è il nero che nel frattempo s’è invertita la corrente, ma non importa, l’importante è stare di profilo, quello migliore per la luce. Solo due me ne ricordo assurdi e belli, tremendamente autentici: in una piazza della Cina l’uno a fermare la ferraglia cingolata con la sola sua presenza, e, all’opposto punto della palla, l’altro a morire per protesta facendosi lui stesso palla di fuoco. No, non sono nato eroe, un poco di coraggio me lo son cucito addosso per necessità, come un vestito a toppe in cui ci ballavo dentro, ma la paura quella sì mi è nata con la nascita che ancora la sento sulla testa la minaccia, donna di 28 settimane sta sanguinando,tieniti pronto, e nell’attesa non ci dormo e non ci campo, e li maledico, sì li maledico, la madre e il figlio che mi accorciano la vita, che poi al momento buono può essere che lavori bene, sai, calmo e deciso, magari mi capita che salvo quel ragnetto, SALVO!, che parola da vergogna così intrisa di vigliaccheria.
Lo so che mi sognavi eroe o almeno coraggioso, ma nemmeno, ti bastava uomo, pronto al bel gesto, alla difesa nobile, alla battaglia sotto i riflettori e ti fa male vedermi fermo lì nella penombra, immobile, che la luce, l’azione, il sacro fuoco, il tintinnio delle medaglie mi mettono a disagio. Il mio ideale è sempre stato Barbagallo che in terza media ancora non aveva un nome, solo quel cognome, barbagallo, pronunciato minuscolo dai compagni, come una presa per il culo. Mai fatto a pugni barbagallo, mai uno sputo dato, qualcuno ricevuto, mai difeso nessuno, tantomeno se stesso. Ma Barbagallo tornando a casa un giorno in pieno inverno s’è tolto il cappotto e l’ha messo sulle spalle a un poveraccio e quante botte s’è preso a casa, il cappotto l’ho perso, non so dove l’ho lasciato, e giù botte a questo figlio deficiente che gli sarebbe bastato dire il vero ma sarebbe stato come tradire il gesto.
E nel mio piccolo qualche rara volta ho fatto il barbagallo, sai, ma a furia di minimizzare, nascondere, tacere, non ricordo più quando e cosa e come. Che poi, comunque, anche ricordassi non te lo verrei a dire.

 
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