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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  I libri parlano?, di Maria Carmen Lama 24/12/2021
 
I libri parlano?

di Maria Carmen Lama



«Non puoi finire mai di stupirti. Stai guardando gli scaffali della tua biblioteca e non dirmi che quel che vedi possa lasciarti indifferente. I libri sono ordinati per categorie, sono disposti in modo che tu possa leggere autore e titolo sul dorso, coperti con carta trasparente a questo scopo.

Ora stai ascoltando un ronzio che ti sembra un po’ fastidioso? Accostati al punto più vicino da dove ti sembra che il ronzio provenga. Avrai da ascoltare una lamentela»


Possibile che a parlare fosse un libro? Ylenia è rimasta molto perplessa.

«I libri parlano? Certo, raccontano le storie che leggiamo, ma ci dicono anche altro?» pensava lei.


A dire il vero, ricordava un’esperienza molto particolare di molto tempo addietro, con il libro De profundis di Oscar Wilde: da un posto in evidenza su una bacheca girevole di un’edicola l’aveva chiamata, quasi gridando, e sentì dirgli chiaramente “prendimi, prendimi!”.

Naturalmente l’aveva acquistato e ne aveva avuto una soddisfazione al di là di ogni aspettativa. Emozioni intense a non finire.


Intanto il libro, dalla sua biblioteca, continuava: «Ci sei? Sei in ascolto? Bene. Lo vedi questo posto vuoto vicino a me? Sento disperatamente l’assenza di un mio caro amico divertente, saggio e istruttivo.

Hai conservato a lungo quel libro, l’hai letto più volte perché raccontava una storia bellissima, di un albero e di una nonna. Già la copertina era accattivante con quel simpatico tronco circondato da sguardi attenti e curiosi e la chioma vasta, a cupola, un po’ intricata, ma semplicemente bella. Dov’è finito quel mio amico?

Perché non lo riporti accanto a me, tu che sei molto ordinata e tieni tanto ai libri, come fossero oggetti sacri?

È troppo tempo che nessun altro mi fa compagnia come sapeva fare lui…»


Ricordando che già un libro le aveva parlato, ha ascoltato con interesse e partecipazione, mentre stava cercando un volume di storie per bambini, la lamentela/richiesta da parte del libro accanto al quale c’era effettivamente un posto lasciato vuoto.

Ha ripensato a lungo quale libro mancasse e perché, (che fosse soltanto fuori posto per qualche sua disattenzione, sempre possibile..?) finché le è venuto in mente di averlo regalato, ritenendo che potesse essere apprezzato come lei l’avevo apprezzato. Mancava dal suo posto da circa dieci anni.

Era un bel libro, un classico per bambini / ragazzi dai 9 ai 12 anni, che amano la natura, le storie, e i libri.


Per accontentare il suo amico, ha chiesto qualche giorno dopo alla persona a cui l’aveva regalato se potesse farla risalire all’autore e al titolo esatto per poterlo ricomperare e risistemarlo nel posto lasciato vuoto.

Con sommo dispiacere scopre che era stato eliminato, gettato in discarica come un rifiuto. Non aveva preso nota del titolo a suo tempo e, pur avendo letto il libro almeno due volte, il titolo non l’ha tenuto neanche a mente.


Non sapeva come fare a rispondere alla richiesta del libro amico dell’assente. Pensava che internet potesse aiutarla a risolvere il problema e ha digitato diverse parole-chiave: google si è immediatamente attivato, ma il libro “ricercato” non si è mai palesato. Latitante o Lacerato?


Poiché la speranza è ostinata, e il tempo a volte molto generoso, ha immaginato una risposta provvisoria da poter dare all’amico in attesa… chissà!

È ritornata a osservare i suoi “tesori” e si è avvicinata dove era il posto vuoto con un magone che stava quasi per far affiorare e ciò non le avrebbe certo permesso di ingannare l’amico del libro mancante.

Ma ha trattenuto il respiro, si è ricomposta e ha detto: «La ricerca è attivata, il tuo amico si è presa una pausa, se la prende comoda. Vedrai che quando si sarà stancato di stare lontano da te, si farà vivo da solo e sarà accolto con una festa speciale. E dopo non gli permetteremo più di allontanarsi per nessuna ragione. Mai più.»


Ha sentito un sospiro, che non ha saputo ben interpretare: sollievo o disincanto?


Sapeva comunque benissimo di aver mentito, ma non poteva rattristare ulteriormente l’amico tanto premuroso. «Dopotutto - si è detta - l’attesa, pur prolungata, lascia sempre uno spiraglio. E non è detto che, anche per accidente, non possa tornarmi fra le mani un libro gemello del perduto per sempre»

A volte il caso gira al largo, o a vuoto, ma a volte anche ritorna.

Se ciò accadesse, la festa sarebbe stata comunque speciale - pensava Ylenia - ma con una nostalgia e una assenza che non si sarebbero potute mai colmare.


Ha dovuto poi, suo malgrado, prendere in mano un altro libro (altrettanto bello di quello perso per sempre), La città della gioia di Dominique Lapierre, e annotare sul finale che sostiene “Quel che non è donato è perso” che invece “In certi casi è esattamente il contrario: quel che è donato è perso”.

Capita quando si regalano ‘perle ai porci’ o ‘confetti agli asini’ - da non fare mai - rifletteva tra sé - secondo detti antichi che di solito sono pillole di saggezza e occorrerebbe tenerne conto.

Bisogna sempre togliere le maschere alle persone, prima di regalar loro qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma soprattutto libri.

Se non hanno il senso del sacro non sapranno mai apprezzare quel che vale, abituati come sono al frivolo, all’inconsistente, al niente.


 
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