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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Relitti senza delitti, di massimolegnani 29/01/2022
 
Relitti senza delitti

di massimolegnani



Due tronchi sono adagiati sulla riva come piccole balene spiaggiate. Da dove arrivano?

Fossimo in Finlandia penserei a una fluitazione malriuscita, quando gli alberi appena abbattuti e scortecciati vengono fatti rotolare in acqua in modo che attraverso la corrente viaggino di lago in lago fino a destinazione. In questa transumanza sono governati da un uomo che salta da un tronco all’altro per tenerli raggruppati, come fosse un pastore alle prese col suo gregge. E c’è sempre una pecora (nera) che si allontana, come c’è sempre un tronco che s’incaglia e abbandona il gruppo.

Ma non siamo in Finlandia, siamo in Italia.

Fossimo nell’ottocento potrebbero essere i resti di un veliero naufragato sugli scogli davanti alla costa, l’albero maestro, il trinchetto, una parte del fasciame: ricordo un quadro di donne meste che sulla spiaggia cercano tra i relitti qualche oggetto appartenuto al proprio uomo.

Ma non siamo nell’ottocento, siamo nel duemila.

Fossimo sulle coste di un oceano, il Pacifico magari, penserei all’epilogo tragico di una traversata epica a bordo di una zattera di tronchi, com’era riuscita a Heyerdahl nel ’47 col Kon-Tiki.

Ma questo non è il Pacifico, è un lago che stasera si finge mare ma che non può certo ambire alla potenza distruttiva di un oceano.

Ma allora da dove arrivano questi due tronchi?

Mentre passeggio sulla riva non riesco a risolvere questo piccolo giallo senza delitti, solo relitti. L’ipotesi più probabile è che siano i segni di un’alluvione più o meno remota, quando prima il fiume e poi il lago hanno fatto un lavoro da boscaioli, scortecciando e levigando gli alberi sradicati dalle sponde.

È un’ipotesi realistica ma non mi piace, è il triste indice del degrado del nostro territorio. Preferisco aggrapparmi alla fantasia, cavalcare il tempo e lo spazio, rivivere il dramma di un naufragio o l’epopea della traversata oceanica. Alla fine scelgo di collocarmi ad un’altra latitudine a pascolare i tronchi tra boschi e laghi e a perderne due nel viaggio.


 
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