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  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  Uno a uno, di massimolegnani 21/08/2022
 
Uno a uno

di massimolegnani


  • Ehi, Roby, hai presente la Annì?

  • Sì sì, bella figa belle tette e una faccia da stronza.

  • Non è stronza, sta semplicemente sulle sue.

  • Vabbè, e allora?

  • Bè, le avevo detto che oggi avrei giocato..e lei è venuta.

  • Mmhmm.

  • Annì mi piace, ha un modo tutto suo di guardarmi quando le parlo, come se io dicessi sempre cose fantastiche. E oggi è venuta a vedermi!

  • Dai, sbrigati a cambiarti.

  • Dopo la partita la invito in pizzeria. Annì, Annì, Annì, mi sono inn…

  • Lorenzo, sei il solito coglione.

  • Scusa?

  • Massì! Come cazzo fai, dico io?

  • A fare cosa?

  • A ficcarti sempre negli stessi casini.

  • Ma che casini?

  • Ti sei già dimenticato di Sabrina? Te lo devo ricordare io come ti ha fottuto?

  • Ma Annì è un’altra cosa. Annì…

  • Lascia perdere, ne parliamo un’altra volta. Dai, che gli altri sono già in campo.

  • Arrivo, arrivo.

  • Pensiamo alla partita, adesso. Dobbiamo mettercela tutta, sento che stasera possiamo vincere.


I due amici escono abbracciati dallo spogliatoio. Solido legame il loro, di certo non scalfito da un insulto sparato per affetto o da un vaffanculo di rimando, detto o taciuto e in ogni caso inteso. E poi Lorenzo sa che l’amico ha visto giusto. Ma a vent’anni non è tempo di bilanci, Sabrina che l’ha appena mollato sta già sfocando insieme a quelle altre venute prima di lei. Acqua passata, non le ricorda più. Meglio andare avanti dove spera lo aspetti una piccola felicità chiamata Annì o forse sarà un’altra fregatura, chiamata anche lei Annì, chissenefrega, meglio andare avanti piuttosto che restare fermo a rovistare nei bagagli d’esperienza e d’insuccessi.

I due amici escono abbracciati e subito si separano per prendere ciascuno il proprio posto in squadra. Roby si dirige verso il centro del campo dove gli altri sono già schierati, mentre Lorenzo corre in direzione della porta. Si sente chiamare, si volta e guarda tra i pochi spettatori: la vede, che si sbraccia e sgola. Le fa un cenno di saluto a cui lei risponde con un bacio soffiato sulla mano, almeno così lui interpreta quel gesto un po’ goffo seguito da una risata e un’alzata di spalle. Che forza Annì, schietta e ancora un po’ bambina. Sì, dopo la partita la porterà in pizzeria e poi, poi magari ci starà.

Giunto tra i pali, Lorenzo si appende per qualche istante alla traversa, sicuro che lei lo stia guardando. Poi prende posizione e si concentra nel suo ruolo di estremo difensore. Cinque sconfitte in cinque partite non lasciano molti dubbi sul risultato dell’incontro odierno. Eppure loro, lui e il resto della squadra, conservano ogni volta intatte le speranze di vittoria, come se fosse sempre un ricominciare da capo, ad armi pari e pari punti.

La partita ristagna a centrocampo ed è già un successo tenere gli avversari lontani dalla propria area. Ma il portiere non si fida, sa che gli altri, prese le misure, sposteranno avanti il baricentro e saranno palloni amari a spiovere per facili inzuccate e cannonate sparate dal limite dell’area. Così cerca di organizzare la difesa, dalla porta lui vede il campo come una scacchiera e sistema come può le sue pedine.

Lorenzo non è portiere per talento naturale né lo è diventato per passione. È stata la necessità a retrocederlo di ruolo, dall’ala all’asma comparsa a tredici anni che lo tradiva a metà della discesa sulla fascia lasciandolo piegato in due a cercare nell’erba l’aria persa nella corsa mentre il terzino avverso recuperava palla fregiandosi di una bravura che non era sua. E ancora adesso che sta tra i pali da una vita, quando vede un compagno che s’invola palla al piede, gli viene voglia di gridare “passa, passaaa” come se gli stesse correndo a fianco. Gli manca la gloria effimera del gol e gli pesa il disonore lungo del pallone che s’insacca alle sue spalle. E con una squadra che segna poco e lascia spesso l’iniziativa agli altri, è un disonore che gli tocca di frequente.

Ma questo pomeriggio le cose sembrano girare bene, alla fine del primo tempo la sua porta è ancora immacolata. Forse è merito di Annì.

La doccia fredda arriva a metà ripresa. Coperto da un terzino, Lorenzo non vede la staffilata scoccata da oltre trenta metri e quando si tuffa è troppo tardi. È questo che gli brucia, il gol quando meno l’aspettava. Mentre va a raccogliere la palla in fondo alla rete, Lorenzo rivede in un lampo, non gli altri gol subiti nel torneo, ma le ragazze che lo hanno scaricato. Lo hanno sempre preso alla sprovvista, tiri da lontano quando lui era coperto e gli sembrava che le cose andassero bene. Annalisa inghiottita dall’Erasmus, Lietta che alla proposta di vacanze in Grecia aveva opposto una pausa di riflessione e appena un mese dopo rifletteva in Grecia con un altro, Sabrina, bè Sabrina, la bastarda più recente, la stronza più vigliacca, aveva mandato avanti sua sorella a liquidarlo e lui per un’ora a ridere pensando a uno scherzo tirato per le lunghe, adesso salta fuori la Sabrina che mi copre gli occhi e poi mi bacia, si diceva.

Lorenzo raccoglie la palla in fondo alla rete e si ritrova faccia a faccia con Annì. Ha fatto mezzo giro di campo la ragazza per essergli vicina. Lui vorrebbe gridarle un vaffanculo gigantesco, che lo compensi a sfascio di donne e gol in un botto solo. Li separa una doppia rete, quella della porta e quella di recinzione; il ragazzo apre la bocca per urlare rabbia e odio all’indirizzo sbagliato e si ritrova tra le labbra la sua lingua che lo accarezza e paralizza. Dopo, Annì ha strani segni rossi sul naso e al mento, una losanga a stampo sulla faccia, che ribalta l’umore di Lorenzo. Raccoglie finalmente il pallone dal fondo della rete e corre verso il centrocampo a deporlo sul dischetto, che non si perda tempo. Tornando verso i pali incita e scuote i compagni che lo guardano stralunati. Adesso è certo che non è follia sperare sempre e ancora.

E il pareggio arriva, bello come una vittoria, a pochi minuti dalla fine.


 
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