Area riservata

Ricerca  
 
Siti amici  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Libri e interviste  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
 
  Poesie  Narrativa  Poesie in vernacolo  Narrativa in vernacolo  I maestri della poesia  Poesie di Natale  Racconti di Natale 

  Scritti di altri autori  »  Narrativa  »  La rete e Lenta polenta, di massimolegnani 20/08/2023
 

La rete

di massimolegnani





Per anni aveva creduto che il mondo attorno fosse come una nebbia che persiste fuori dalla sua stagione, una cortina di sicurezza a sfumare i contorni delle cose e tenerle a debita distanza. Era uno stare in bilico tra benessere e oppressione, con la convinzione che sarebbe bastata la potenza di un soffio per diradarla a suo piacere.

Più avanti nel tempo gli era sembrato che il cumulo di affetti, di incombenze, di amici, di lavoro, di svaghi, più subiti che cercati, fosse diventato una ragnatela sul viso che puoi sempre distruggere con una manata di fastidio.

Quindi fu la volta della sindrome da accerchiamento, sai gli indiani, la minaccia delle frecce e delle lance, indiani ovunque attorno ai carri dei pionieri messi in cerchio. Ma la sua angoscia di morire trafitto dalla vita era poco più di un gioco, che tanto, prima della fine, arriveranno i nostri.

Ma lui non si decideva, la potenza del soffio, la manata di fastidio, i soldati blu in soccorso, languivano nel mondo delle ipotesi. C´è tempo, si diceva, posso salvarmi quando voglio. E non voleva mai, che in fondo i compiti, i consigli, gli incarichi, i suggerimenti d´altri, per quanto lo potessero irritare, gli alleggerivano la vita, era un sollievo non prender decisioni in prima persona.

Quando si accorse che la pressione che percepiva dall´esterno era in realtà una rete che si stringeva sempre più attorno a lui, lui pesce con sempre meno acqua in cui nuotare, lui uccello che non ricordava il cielo, prima la voliera a illuderlo di non aver confini poi una gabbia dove non poteva nemmeno sbattere le ali, quando capì la consistenza in ferro delle maglie e l´esiguità dei buchi nella rete, quando comprese l´irreversibilità dell´argano, ogni suo giro un avviluppo a chiudere, ormai era tardi per opporsi. A quel punto una chimera solo a pensarla la ribellione a ribaltare il tavolo.

Così si arrese senza lottare. Come fosse sonno si abbandonò alla rete, lasciò che lo avvolgesse un giro dopo l'altro, un bozzolo a soffocare lentamente. Lui baco senza seta e senza sete di diventare mai farfalla.



Lenta polenta

di massimolegnani



È questa la stagione giusta per gustare la polenta in cima a una salita, un po´ come il tè nel deserto degli inglesi che alle 5 smettevano la guerra tra le dune per una calda cup of tea.

Qui non c´è guerra ma fatica e sudore sotto un cielo afoso che non sai se vuole piovere o fare sole. Così si sale lenti e cocciuti, è la terza volta che tentiamo l´ascesa alla mitica polenta della Valchiusella, una volta respinti dal maltempo e un´altra da una deludente chiusura della trattoria.

Oggi risaliamo la valle aiutati da un vento amico e ingolositi dal pensiero di quel piatto che per noi è un po´ come la carota fatta dondolare davanti agli occhi di un cavallo affaticato. La fame, la lentezza, la carota, il vento sul paesaggio, ogni cosa contribuisce a farci andare allegramente avanti e in alto.

Al nostro arrivo scopriamo con rammarico che un gruppone di cinquanta amici giunti tranquillamente in auto ha monopolizzato l´intera sala della trattoria. Non ci sta più uno spillo lì dentro, ma la padrona ci rincuora: tranquilli, due ciclisti stanchi non li mando certo via!, e in un batter d´occhio ci appronta un tavolo all´aperto sotto un sole benevolo che ci asciuga dal sudore. Ci serve un piattone di polenta concia e salsiccia che mangiamo con la stessa calma gioiosa con cui siamo saliti fino a qui in bicicletta.

Oggi niente barrette iperproteiche, niente maltodestrine, niente bevande energetiche, è questa la vera dieta del ciclista che ci piace, grassa e golosa. È una sferzata allegra che di botto ripristina le scorte, un sontuoso bottino di calorie che ci appesantirà il giusto per affrontare più veloci la discesa.



 
©2006 ArteInsieme, « 014285363 »