Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
 
  Poesie  Narrativa  Poesie in vernacolo  Narrativa in vernacolo  I maestri della poesia 

  Scritti di altri autori  »  I maestri della poesia  »  Lucinda Matlok, di Edgar Lee Masters 15/03/2019
 
Fossero solo semplici epitaffi l’Antologia di Spoon River non sarebbe ricordata come la raccolta delle ultime e uniche verità ed è indubbio che Edgar Lee Masters abbia voluto nelle brevi autobiografie di ognuno dei personaggi evidenziare come il senso della vita sia del tutto individuale. In particolare ne è ricompresa una che ben disegna, nella personalità di questa ultranovantenne, quella coscienza immensa di aver vissuto abbastanza, di avere avuto tanto dalla vita da non aspettarsi niente di più e quindi di accettare serenamente, quasi desiderandolo, il trapasso.




Lucinda Matlok

di Edgar Lee Masters



Andavo a ballare a Chandlerville 
e giocavo alle carte a Winchester. 
Una volta cambiammo compagni 
ritornando in carrozza sotto la luna di giugno, 
e così conobbi Davis. 
Ci sposammo e vivemmo insieme settant'anni. 
Filavo, tessevo, curavo la casa, vegliavo i malati, 
coltivavo il giardino e, la festa, 
andavo spesso per i campi dove cantano le allodole, 
e lungo lo Spoon raccogliendo tante conchiglie, 
e tanti fiori e tante erbe medicinali- 
gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate. 
A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto, 
e passai ad un dolce riposo. 
Cos'è questo che sento di dolori e stanchezza 
e ira, scontento e speranze fallite? 
Figli e figlie degeneri, 
la Vita è troppo forte per voi- 
ci vuole vita per amare la Vita.

 
©2006 ArteInsieme, « 011357256 »