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  Il mondo dell'editoria  »  Edizioni Croce 27/10/2006
 

Risponde Fabio Croce, titolare delle Edizioni Libreria Croce

http://www.edizionicroce.com/

 

 

 

 

Mi chiamo Fabio Croce, ho 46 anni, da 10 svolgo l’attività di editore, dopo una vita dedicata ai libri che ho venduto nelle mie librerie romane e che ho scritto per vari editori, tra narrativa e saggistica.

 

 

Le origini della vostra casa editrice?

 

Già dagli anni ’50 la mia famiglia aveva varie librerie a Roma; nel ’70 la tradizione si è consolidata attraverso le Librerie Croce di Corso Vittorio e di Via Solferino a Roma, divenute i salotti culturali più celebri d’Italia. Ho iniziato a dirigerle nel 1979, a soli 19 anni. Poi, esaurito dal contatto col pubblico, ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla pubblicazione di opere letterarie di autori italiani, sviluppando una capacità di talent scout. In realtà già dagli anni ’70 la “Remo Croce Editore” svolgeva questo tipo di attività ma, scomparso mio zio dalla scena culturale italiana, ho proseguito col mio nome la tradizione editoriale.

 

 

Quali sono gli elementi di originalità del vostro progetto?

 

Già dal 1997 ho ritenuto che in Italia mancava un serio progetto di settore riguardante la letteratura italiana a tematica omosessuale e ho pubblicato narrativa e saggistica che ponesse al pubblico tale problematica sociale, e che soddisfacesse la possibilità che le persone omosessuali trovassero in commercio libri che affrontavano questioni a loro vicine. Col tempo ho allargato la sfera di interesse e ho pubblicato tutto ciò che trovavo interessante ma pur sempre dalla parte delle minoranze, non certo dell’ovvio e del superfluo.

 

 

Quale pensate che sia il futuro dell’editoria in Italia e della vostra casa editrice in particolare?

 

Credo che prima o poi l’Italia debba diventare un paese civile. Non credo che l’imbarbarimento della nostra civiltà sia irreversibile. In fondo anche gli Stati Uniti, che hanno esportato il loro modello di ignoranza sociale, hanno reagito alle soap e all’appiattimento culturale. Ora tocca a noi tenere duro e crescere insieme ai giovani di buona volontà, per mantenere in vita ciò che di buono tanti fanno per parlare ancora di questioni letterarie, spesso rimettendo soldi e lavorando a vuoto. Prima o poi spero che una gratifica sociale arrivi.

 

 

In Italia si legge poco: di chi è la colpa? Un po’ anche delle case editrici?

 

Come al solito siamo fanalino di coda in Europa sia come numero di lettori che per quanto riguarda le libertà di stampa e diritti civili. Questo la dice lunga su quanto l’editoria soffra. Il problema è politico: i potenti sopravvivono perché finanziati dallo stato, i piccoli soffrono perché schiacciati dalla grande distribuzione. Non c’è rispetto da parte delle istituzioni del lavoro di chi spende una vita per la letteratura, ma solo per chi è al servizio del carrozzone politico “giusto”.

 

 

Come immaginate possa essere il vostro lettore ideale? E quali passi per avvicinare i lettori ai libri da voi editi?

 

Il mio lettore ideale è brutto, sporco e cattivo…

Non mi interessa che i nostri libri siano letti dalla casalinga di Voghera, perché non pubblico libri adatti a lei. Piuttosto credo nei libri che con coraggio cercano di svelare gli angoli nascosti della psiche umana a causa di ipocriti pudori.

Quali passi? Sicuramente in avanti, ma non so in che direzione, speriamo quella giusta. Il mercato del libro è atipico: quando si pensa che un libro venderà, spesso non lo vuole nessuno, mentre anche per le grandi case editrici i successi editoriali sono imprevedibili. Per cui cerco manoscritti interessanti e li pubblico, impegnandomi in egual misura per tutti.

 

 

Quale dei vostri libri vi ha dato le maggiori soddisfazioni e perché?

 

Verbum dei et verbum gay” l’ha cercato tutto il mondo. Parlava degli scandali legati all’omosessualità in Vaticano. Ma le distribuzioni nazionali l’hanno bloccato, il tribunale di Roma mi ha condannato per diffamazione e tutti i guadagni delle vendite dirette che ho fatto, sono andati in fumo. Però siamo comparsi su tutti i quotidiani del mondo, dalla Pravda a tutti quelli del Sudamerica.

Ora punto molto su “Il figlioccio” di Oscar Hermes Villordo, un autore argentino morto per AIDS nel ’94: un romanzo forte ma molto bello, originale, duro. Credo che solo con argomenti forti e libri ben scritti si possa far breccia in questo sistema editoriale malato.

 

 

 

 

 

 
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