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  Il mondo dell'editoria  »  Besa Editrice 27/10/2006
 

Risponde Stefano Donno dell’Ufficio Stampa della Besa Editrice

http://www.besaeditrice.it/

 

 

 

Le origini della vostra casa editrice?

 

Besa nasce con l’attenzione rivolta a quegli ambiti letterari che sono da sempre stati penalizzati dal grande circuito editoriale: il travaglio dei Balcani, il crogiolo multietnico del Mediterraneo, la solarità transnazionale del mondo ispanico dall’Europa alle Americhe, ma anche attenzione alle espressioni migliori della poesia e della letteratura italiane. Pensiamo ad esempio alla collana di poesia Poet/bar a cura di Mauro Marino, o la rivista di letteratura invisibile Tabula Rasa, che a partire dal quarto numero si avvale della collaborazione de I Quindici – lettori residenti al servizio di Wu Ming.

 

 

Quali sono gli elementi di originalità del vostro progetto?

 

Punti di riferimento del progetto sono la resa in lingua italiana delle produzioni culturali scaturite da questi grandi bacini di idee, di creatività e di arte. Ma anche come detto prima, la valorizzazione di produzioni in prosa e poesia innovative e trasversali alla cosiddette scuole consolidate.

 

 

Quale pensate che sia il futuro dell’editoria in Italia e della vostra casa editrice in particolare?

 

Difficile dirlo, tant’è che vi sono numerose questioni legislative, come quella ad esempio sui diritti d’autore ancora ferma al 1941. L’orizzonte del futuro per l’editoria italiana, deve ancora essere costruito, e sinceramente c’è ancora moltissimo da lavorare. Per conto nostro le basi sono state realizzate in maniera solida e procediamo speditamente a costruire di volta in volta i nostri progetti.

 

 

In Italia si legge poco: di chi è la colpa? Un po’ anche delle case editrici?

 

In Italia si legge poco, e questa potrebbe essere una prima ipotesi di risposta, a causa dell’azione di disturbo provocata da una serie di operatori del settore poco qualificati, che immettono sul mercato materiale editoriale scadente, e quindi numerosissimi titoli, aumentando la confusione e il disorientamento dell’acquirente. Seconda ipotesi, è la possibilità di mettere sotto accusa un sistema culturale italiano alla deriva, che è vittima del mercato spettacolare della Tv, degli spot, dei reality, delle fiction provocando quasi un istupidimento di massa. Terza ipotesi, la mancanza di spazi editoriali, dove i critici possano non essere schiavi di sveltine analitiche.

 

 

Come immaginate possa essere il vostro lettore ideale? E quali passi per avvicinare i lettori ai libri da voi editi?

 

Non esiste un lettore ideale per noi, ma come pensiamo anche per le altre case editrici, nel senso che parliamo di una categoria piuttosto astratta, e difficilmente circoscrivibile. E’ la linea editoriale di una casa editrice che avvicina il lettore/acquirente, venendo così a determinare una rapporto di fiducia, che lo spinge a seguire specifici progetti editoriali. E’ una questione di costruzione costante che coinvolge la casa editrice medesima, l’autore, lo staff tutto, affinché ogni libro crei ascolto, produca senso, e indistintamente generi soddisfazioni in chi ha scritto il libro, chi lo ha materialmente realizzato, e chi lo acquista.

 

 

Quale dei vostri libri vi ha dato le maggiori soddisfazioni e perché?

 

Per ogni nostra pubblicazione, abbiamo ricevuto grande interesse da parte del pubblico e della critica. Fattore indispensabile per farci continuare bene il nostro lavoro e per crescere soprattutto. Nella più immediata contemporaneità, pensiamo ad Afra di Luisa Ruggio, Muzungu, Diario in nero di Gezim Hajdari, Operè di Stefano Di Lauro, Ambrosia di Bernardo Maiolo, L’Oratorio della Peste di Raffaele Gorgoni. 

 

 

 

 
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