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  Intervista all'autore  »  Intervista a Anthony Charles Dewhurst 17/11/2006
 

L’intervista è ad Anthony Charles Dewhurst, nato nel 1951 a Doncaster nel Regno Unito, ma residente da molti anni in provincia di Rimini, poeta eclettico, passando da liriche caratterizzate da uno stile del tutto particolare  a filastrocche per i più piccini. Di professione insegnante di lingua inglese e traduttore, si occupa anche di editoria e in questo senso è il titolare della “Battimani”, di cui si parla nell’apposita sezione.

 

 

Perché scrivi?

 

Scrivo perché mi viene in mente qualcosa che vorrei scrivere, solo raramente mi metto giù e dico, “adesso scrivo qualcosa così o cosà”. Un’altra parte della mia scrittura invece sono le traduzioni, e magari mentre faccio queste mi vengono delle cose in mente per l’altro tipo di scrittura.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Non credo che ho messaggi, so che spesso cerco di scrivere con una certa leggerezza, delle poesie che possono anche essere divertenti, far ridere, per esempio, non mi piace molto essere troppo cupo. Volendo, magari questo è già un messaggio.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Leggere è importante, punto e basta, ti permette di sentire idee e opinioni che normalmente non potresti sentire, in un momento di relativa concentrazione.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Da un paio d’anni preferisco leggere romanzi in lingua inglese, sarà magari che spesso trovo le traduzioni in lingua italiana un po’ meno equilibrate che non nella lingua originale. In passato però ho letto moltissimo anche in italiano.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Ho sempre scritto, mi sembra di ricordare, nelle scuole inglesi che frequentavo si scriveva molto, a tema più o meno libero. Poi in adolescenza ho cominciato con le prime poesie, e d’allora in poi scrivere è stato una cosa abbastanza regolare.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Misti, gli stessi come molti scrittori, credo, “si, è molto interessante quel che scrivi, ma non possiamo pubblicarlo”. Poi vai a vedere quel che invece trovano abbastanza buono da pubblicare, e dal confronto non riesci a capire perché uno e non l’altro.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

La storia della pantera nera onnipresente, che si vede dappertutto ma che poi sparisce in modo altrettanto effimero, la pantera nera che scivola dentro e fuori del tempo e dei luoghi. Gi avvistamenti di questa pantera nera sono un fenomeno sorprendente universale.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Non credo, è una parte della vita come altre cose.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Va bene, prima di Ideare, Stendere e Versificare, bisogna Vivere, in modo di aver qualcosa che vale la pena di scrivere.

 

 
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