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  Intervista all'autore  »  Intervista a Annamaria Trevale 12/01/2007
 

Annamaria Trevale è nata a Milano nel 1958, dove anche risiede.

Collabora a siti e riviste letterarie online e dal 2005 ha costituito con gli scrittori Luigi Cristiano, Giuseppe Marotta e Silvia Zanetto il gruppo informale “Libri Nascosti”, che organizza letture di racconti, serate letterarie multimediali in collaborazione con altri gruppi artistici e laboratori di scrittura creativa nelle scuole.

Pubblicazioni:

A QUATTRO MANI romanzo OPPURE EDITORE – ROMA – 2002;

IN PRIMA PERSONA racconti L’AUTORE LIBRI  - FIRENZE –2004:

“Il razzista” in PRIMA ANTOLOGIA DI NUOVI AUTORI – ROMA –  2003;

“Il valore della memoria” racconto  in RACCONTI DIVERSI 2 –  STAMPA ALTERNATIVA - VITERBO – 2004;

“Aree dismesse” racconto  in IL FILO ROSSO –  ED. LA ROSA - BRESCIA  -  2005;

“Duemilasessantanove” racconto in NUOVI VIAGGI, NUOVI TEMPI, NUOVI ROBOT                                                                                                 NASF 1 – ROMA  2005.

 

 

 

Perché scrivi?

 

Direi soprattutto per piacere personale. La scrittura per me è sempre stato il modo di espressione migliore, perché trovo imbarazzante parlare in pubblico e purtroppo non ho nessuna attitudine per altre forme artistiche: invidio moltissimo i pittori e i musicisti, non so disegnare e non ho mai imparato a suonare uno strumento. Però mi piace inventare storie.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Ho scritto prevalentemente racconti, in vari periodi della mia vita, e scegliendo soggetti spesso molto differenti uno dall’altro,  perciò non credo di poter trovare un filo comune in tutti i miei testi: direi che ogni racconto va letto per se stesso, perché esprime le idee e le emozioni del momento in cui è stato pensato ed elaborato.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Fondamentale. Uno scrittore, o aspirante tale, che non legga è come un musicista che non ascolti mai brani musicali, o un pittore che non osservi altri quadri: qualcosa di anacronistico, insomma.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Sono una lettrice curiosa e per questo piuttosto disordinata, anche per carenza di tempo: cerco di mantenermi aggiornata riguardo alla narrativa contemporanea, però ogni tanto cerco di colmare le molte carenze riguardanti i classici che non ho avuto modo di affrontare in passato, e spesso leggo saggi su argomenti che mi attirano particolarmente, specie di argomento storico. Vorrei solo avere più tempo a disposizione per eliminare la pila di libri arretrati in perenne attesa di essere finalmente letti da me…

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Da ragazzina ero una vera grafomane, riempivo pagine di diari, componevo poesie e scrivevo lettere lunghissime agli amici, con l’idea che “da grande” avrei fatto la scrittrice, ma quando ho iniziato a provarci il confronto coi libri che leggevo era così disperante che ho abbandonato l’idea, e per parecchi anni ho fatto di tutto tranne che dedicarmi alla narrativa.

Sono tornata a misurarmi con la scrittura quasi per caso, molto tempo dopo, ormai alla soglia dei quarant’anni, e stranamente, rileggendo ciò che avevo fissato sulla pagina, non ho più  provato il vecchio impulso di buttare tutto nel cestino, perciò ho continuato fino a scrivere un libro.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Deprimenti, come penso che siano per la stragrande maggioranza degli scrittori esordienti, o almeno questa è l’impressione che ho ricavato dai numerosi scambi di opinione con altri colleghi.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Un grande e corposo  romanzo, magari storico, di quelli che si leggono con profonda soddisfazione ma che nessuno scrive più. Qualcosa come “Il Gattopardo”, tanto per intenderci, e non uno di quei libretti striminziti di ottanta pagine, stampati con ampi margini e caratteri ingranditi, spesso contrabbandati attualmente per “romanzi”.

 Però immagino di non averne assolutamente la capacità!

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Qualcosa ha cambiato, ma non certo in modo radicale. Almeno non per ora…

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Sembra sciocco, ma il primo suggerimento è quello di studiare bene la grammatica italiana: troppo spesso mi è capitato di leggere pagine pubblicate sui siti letterari online contenenti degli errori grammaticali raccapriccianti.

E poi leggere moltissimo, naturalmente.

E infine, scrivere solo se si hanno davvero delle idee da esprimere e si è in grado di immaginare  storie da raccontare, che non siano soltanto le proprie elucubrazioni personali, perché quelle di sicuro non interesseranno a nessuno.

 

 

 

 

 

 

 

 
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