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  Intervista all'autore  »  Intervista a Sabrina Campolongo 07/04/2007
 

Sabrina Campolongo è nata il 16 agosto del 1974, nel milanese. Dopo aver conseguito un diploma linguistico, ha lavorato come impiegata fino al 2003, quando ha deciso di concedersi il  tempo per occuparsi dei suoi due bambini e per scrivere.

Nel 2000 il suo primo romanzo giallo, tuttora inedito, è stato scelto tra i sei finalisti del premio Alberto Tedeschi (giallo Mondadori).

Nel 2005 uno dei  suoi racconti è apparso sulla Writer’s Magasine Italia, edita da Delosbooks e un altro ha vinto il concorso letterario Ore contate ed è stato pubblicato sulla relativa antologia, curata da Ibis edizioni.

Nel marzo 2007 pubblica, con Di Salvo Editore, il volume di racconti Balene Bianche.

Sito Internet: http://balenebianche.splinder.com/

 

 

Perché scrivi?

 

Per necessità, per costruzione mentale, per regalarmi altre vite oltre a quella “reale”. Ho scritto per capire cosa mi faceva male, per capire cosa volevo davvero o solo per raccontare una storia che mi girava per la testa.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

No. Dentro quel che scrivo ci sono le mie convinzioni, tra le altre cose, e immagino che in qualche modo queste mie idee filtrino, attraverso la scrittura. Però non ho messaggi per nessuno, no.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Ritengo che leggere sia fondamentale per poter vivere.

Scrivere, credo che si possa scrivere comunque.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

E’ una domanda così vasta che ogni volta mi coglie un senso di vertigine. Non c’è un “di solito”. Oltre al fatto che sto quasi sempre leggendo o rileggendo qualcosa, leggo quello che mi attira, spaziando molto.

Oggi sul mio comodino c’è “Scrivere” di Marguerite Duras (che ho già riletto non so quante volte), c’è “La stanza di sopra” di Rosella Pastorino (che ho finito ieri e che mi resterà nel cuore) c’è una biografia di Frida Kahlo (che leggo tra un libro e l’altro) e c’è il “Lamento di Portnoy” di Philip Roth, autore che non ho ancora affrontato, ma che sento che dovrei conoscere.

Tra gli autori che mi hanno “parlato” ci sono Oscar Wilde, Virginia Wolf, Alice Munro, Erri de Luca, Andrea Camilleri… ma, davvero, potrei continuare per ore…

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Da che posso ricordare, ho sempre scritto. A otto-nove anni avevo scritto un’intera raccolta di fiabe, con la scusa di “regalarle” a mia sorella più piccola. Di che parlassero, francamente non lo ricordo.

Però vedo ancora quella vecchia agenda di mia madre, con la copertina di finta pelle rossa. Tra fiabe e disegni, l’avevo interamente ricoperta.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Per ora me ne sento quasi completamente al di fuori, dal punto di vista della scrittrice. Sono solo all’inizio del cammino.

Come lettrice, mi piacerebbe che la Grande Editoria facesse scelte più coraggiose, questo sì.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Un libro che piaccia più agli uomini che alle donne, per una volta.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

No, non direi. Smettere di scrivere cambierebbe radicalmente la mia vita.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Se state maturando l’intenzione di “iniziare a scrivere” forse non è quella la vostra strada.

Se invece scrivete di continuo e non riuscite a smettere, allora provateci, credeteci. Fate leggere a qualcuno che non conoscete, spedite alle case editrici e poi dimenticatevi di averlo fatto, non vivete con l’ansia della pubblicazione, ma non riempite nemmeno cassetti e cassetti.

Buttatevi. J

 

 

 

 

 
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