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  Intervista all'autore  »  Intervista a Giulia Carmen Fasolo 08/09/2007
 

 

Giulia Carmen Fasolo è una bilancia del ’78. Nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dove prevalentemente vive.

Lavora e vive di psicologia, cyberpsicologia, informatica, multimedialità, cultura e giornalismo.

Ha fondato e dirige il settimanale telematico Barcellonapg.it.

Ha fondato e presiede l’Associazione socioculturale Smasher e il Centro Studi e Ricerche di Psicologia e Psicopatologia “Sentieri della Mentre” a Barcellona Pozzo di Gotto.

È  vicepresidente della Comunità Studio, Ricerca e Formazione Scientifica “Nuvola” in Emilia Romagna.

È socia onoraria del Movimento nazionale d’arte poetica, EYE.

Collabora con numerose testate giornalistiche e con alcune Case Editrici.

Ha pubblicato nella collana poesia: Verso un punto che non vedo (Ed. Smasher, 2005), Non ti dimentico (Ed. Il Foglio, 2006). Di prossima pubblicazione, due opere nella collana Quaderni di Psicologia: Psicologia delle emozioni e Cyber-spazio. Il pozzo dei desideri. Psicologia delle tecnologie e delle nuove comunicazioni.

 

 

Perché scrivi?

 

Rispetto alla mia attività letteraria, posso dire che scrivo perché provo, sento, vivo emozioni. E mi piace raccontarle agli altri. Rispetto alla mia attività giornalistica, ritengo fondamentale informare, divertire, comunicare, lasciare un messaggio che non sia vano e vacuo, ma che possa rappresentare motivo di riflessione, argomento su cui dibattere, oggetto da sviscerare. Scrivere è qualcosa di assolutamente imprescindibile da ciò che sono.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

In ogni caso esiste un messaggio, qualsiasi cosa intendiamo comunicare. Nelle mie poesie o nella mia prosa talvolta comunico la lotta (bianca) contro qualcosa, la rivincita, la passione, l’assoluto bisogno di umanità e di amore, la certezza che al di là delle bugie e delle forme strane che diamo alle nostre immagini, esiste un essenza che sopravvive al di sopra delle cose. Se è vero che la parola è messaggio, e se il messaggio è comunicazione a più livelli, abbiamo in mano un’arma così potente che andrebbe amata, curata, coccolata, utilizzata nelle forme migliori.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Assolutamente sì. Non leggere sarebbe come rifiutare la possibilità che esistano altre vite, altre forme di pensiero, altre emozioni e altri mondi diversi da tutto quello che ci appartiene. Come hanno già detto in molti prima di me, leggere è esattamente vivere molte altre vite, pur restando dentro la nostra. È conoscerle, viverle, sentirle, parlarci che ci rende qualcosa di più...

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Tutto quello che stuzzica la mia curiosità. Negli anni passati mi sono dedicata molto alla lettura di autori classici, negli ultimi tempi do molto spazio agli autori del900 e agli autori contemporanei, scoprendo in loro la passione dell’arte della scrittura, così audace o così bella che una vita senza lettura o scrittura, sarebbe monocromatica.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Da piccola, da piccolissima. Ricordo che la mia maestra a Barcellona Pozzo di Gotto e, successivamente, il mio maestro all’ospedale Gaslini di Genova, mi hanno fatto amare la lettura e la scrittura. In particolare, il mio maestro ha cercato di farmi giocare con le parole, con le metafore, con gli ossimori, con particolari scritture. Ricordo anche con molto piacere gli anni del liceo, la mia insegnante di italiano… Anche lei mi ha lasciato un messaggio importante: i libri sono da scoprire nei messaggi, negli autori, nei personaggi, negli intrecci. Ricordo che era un continuo gioco alla ricerca di un tesoretto nascosto dentro al testo, che mi invadeva e mi seduceva. Loro, per me, sono stati quei professori che ciascuno di noi dovrebbe conoscere almeno una volta nella vita.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Direi ottimi! È una passione intellettuale nata in poco tempo e mai sopita. È come trovare, in essa, quella parte di me che vuole silenzio ma allo stesso tempo parola, messaggio, lettura. Oltre ad aver pubblicato alcune delle mie opere, collaboro con tre Case Editrici, per le quali mi occupo di editing e di grafica.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Quello che mi piacerebbe scrivere lo scrivo sempre, non riuscirei a fermarmi. Non scrivere, sarebbe come desiderare di parlare restando con la bocca chiusa. Scrivere è – per me – l’arte di se stessi, una forma che è talmente importante e talmente privilegiata che può diventare libertà o gabbia per i propri pensieri e le proprie parole.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Sinceramente non saprei rispondere a questa domanda. Scrivo – senza voler esagerare – da sempre. Dunque non posso indicare profili della mia vita prima e dopo. Una separazione nella mia vita non esiste.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Scrivere non è pubblicare, per me è importante questo concetto. Tutti possiamo scrivere, ma non tutti siamo dei potenziali “autori di pubblicazioni”. A volte pubblicare un’opera è un passaggio naturale e successivo alla scrittura, ma non sempre. Purtroppo – me ne rendo conto – la pubblicazione è automaticamente marketing, il marketing è mercato. Gli editori pubblicano libri per venderli, ed è anche giusto, visto che fanno il loro mestiere. Ma la pubblicazione – a mio avviso - necessita di raffinatezza ed eleganza, elementi che non sempre appartengono a tutti gli scritti, editi o inediti.

Niente consigli, tranne quello di non smettere di scrivere. Se è giusto che accada, le porte per la propria opera si apriranno automaticamente.

 

 
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