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  Intervista all'autore  »  Intervista ad Assunta Altieri 09/11/2007
 

Assunta Altieri è nata in un paese dell'entroterra del Gargano dove ha vissuto la sua infanzia e adolescenza, prima di trasferirsi a Parma. Ha vissuto anche a Lerici (SP) e Milano, e attualmente vive a Pescara. Lavora in pubblicità da oltre quindici anni. Quasi vent'anni di "comunicazione brutta e cattiva" per brand nazionali e internazionali, sviluppando strategie sia di above the line sia di below the line. È esperta di comunicazione pubblica e di gestione di progetti complessi per la Pubblica Amministrazione. Ha tenuto e tiene corsi di comunicazione a vari livelli.

Alla richiesta di un’eventuale nota bibliografica, risponde così:

 

“Sorrido di fronte a questa definizione così “pomposa”. La mia bibliografia è fatta di scritti lasciati in giro, talvolta su leaflet di treni e aerei, su tovaglioli di carta, su taccuini insieme all’ultimo brief, e di progetti nati nel web, alcuni lanciati da me, altri no.

Ho lanciato un progetto che ritengo interessante: Randagi. Si tratta di un e-book che raccoglie racconti sparsi di bloggers e si pone l’obiettivo di far conoscere ciò che c’è di buono nel web, dare forza a quelle parole che restano imbrigliate nelle maglie di una comunicazione troppo veloce per soffermarsi perfino sulle emozioni. Nel primo numero di Randagi ho pubblicato il racconto I capelli dentro la testa. Tutti i numeri sono scaricabili dal mio blog, in formato pdf.

Quelli della mia specie è un taccuino on line, un work in progress, sulla vita nell’entroterra del Gargano, in un mondo di mafia rurale. Scaricabile dal mio blog in formato pdf.

Creativi in erba è un e-book che racconta una bella esperienza fatta con bambini di scuole elementare sulla complessa tematica della pubblicità. Pubblicato su Calibro Zeroquindici (http://www.calibrozeroquindici.sinp.net/) in formato pdf.

Il racconto per ragazzi Concetta e il ciondolo portafortuna, è stato selezionato per il libro in uscita Le Fiabe di Gramos.

Articoli sulla comunicazione pubblica si trovano su Segnal’Etica (http://www.segnaletica.sinp.net/); altri articoli sono stati pubblicati su Mente Critica (http://www.mentecritica.net/). Sorvolo sugli scritti di tipo tecnico (quello è lavoro! E sarei troppo lunga).”

 

Blog: http://www.cassettoideelibere.blogspot.com/

 

 

Perché scrivi?

 

Per dirla alla Guccini: …se son d’umore nero allora scrivo, guardando dentro alle nostre miserie. Di solito ho da far cose più serie: costruire su macerie o mantenermi vivo… Aggiungo che non posso fare a meno di dare un punto, a volte anche qualche virgola, alle emozioni che vivo. Mi sembra di ricevere un dono ogni volta che dall’osservazione del mondo traggo una riflessione e mi sembra bello ricambiare il dono attraverso la mia interpretazione.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

No e sì: non vi è un messaggio unico, consolidato e specifico come avviene per chi scrive solo d’amore, di politica, di sport, di vita… Io mi definisco un selvaggio assorbente della vita. Umile come un assorbente igienico femminile. Introietto le emozioni e cerco di esprimerle. È chiaro, tuttavia, che vi sia sempre un messaggio, un pensiero intimo che intendo trasferire al lettore. Non vi è scrittura se non vi è un messaggio, perché si perderebbe il motivo stesso della comunicazione. Di fondo c’è un disagio interiore, l’indignazione talvolta, che, attraverso la scrittura, provo a rendere penetrabile.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Leggere è importante per sé, per un arricchimento interiore, per confrontare le proprie idee con quelle altrui, per passare da una considerazione personale a una universale. L’arricchimento che ne deriva può essere importante nella scrittura a livello di tono, di stile, di sintassi perfino, ma occorre una buona dose di innovazione e di conoscenza propria per scrivere veramente bene. Secondo me. Altrimenti è plagio lecito, restyling di copiaincolla senza copyright.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Mi piacciono i libri che inducono a una riflessione, che vanno oltre la storia, fornendo al lettore spazi nei quali soffermarsi e porsi delle domande, e – magari! – provare a dare delle risposte. L’approccio alla letteratura come ad un’enciclopedia non lo sopporto: penso che se non ci metti del tuo di un libro non ti resterà niente. Mi piace che un racconto, un romanzo, una poesia, una canzone… rispecchi la mia attualità, la mia condizione di persona, di donna, di amante, di viaggiatrice, di professionista, di pragmatica senza la necessità di “palle” (ma questa è un’altra storia!)… Mi piace che lo scrittore mi lasci lo spazio di immedesimazione e mi proponga il suo pensiero come uno possibile e non come Verbo assoluto.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Presto. Molto presto.

Scrivevo lettere dalla sintassi assai discutibile a cinque anni. Ai miei genitori, in Germania. Raccontavo loro ciò che accadeva: di nonna che aveva comprato un loculo per quando sarebbe morta, di nonno che era caduto dall’ulivo in tempi di raccolta e questo era un grosso guaio, di uno zio conosciuto per la prima volta… Il gusto di dire il vero, attraverso un racconto talvolta buffo talvolta tragicamente reale, mi è rimasto.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Non li ho mai cercati. A dire il vero, da quando ho il blog, ho avuto un paio di proposte. Ad averci il tempo potrei decidere di prenderle sul serio! Per il resto si è sempre trattato di rapporti di lavoro: faccio la pubblicitaria e pertanto trasversalmente anche quello dell’editoria è un mondo che mi appartiene professionalmente.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

A me piace scrivere ciò che vedo, sento, provo. Mi piace raccontare la vita. Non utilizzo il condizionale in quanto ciò che mi piace scrivere lo scrivo. E perché, in genere, il condizionale è legato all’ansia di pubblicazione che è troppo diffusa e crea solo dissapori e competizioni fra vasi di vetro in una tempesta di pietre (tanto per citare liberamente i classici).

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

No. Semmai è stata la scrittura che si è evoluta con il mio crescere fisico, psicologico, emotivo, sensoriale, eccetera. C’è chi può sostenere che la scrittura abbia cambiato la sua vita? Mah, per me no. Sono maschere. È tutto un trucco, come quello che ti levi la sera, con sollievo, con un batuffolo imbevuto di latte detergente.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Usare tutti e cinque i sensi.

Vedere: perché se non osservi il mondo attorno a te finirai con lo scrivere solo di te stesso, in assoluta autoreferenzialità.

Ascoltare: perché se non senti le voci degli altri, gli altri non vorranno sentire la tua.

Odorare: perché, sovente, il naso la sa più lunga del cervello.

Gustare: perché se non senti il sapore della vita non saprai mai raccontarla.

Toccare: perché è fondamentale che il tono di ciò che si scrive sia adeguato al proprio lettore che ne avvertirà, indubbiamente, la morbidezza o la durezza.

 

 

 

 

 
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