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  Intervista all'autore  »  Intervista a Gabriele Piretti 29/11/2007
 

L’intervista è a Gabriele Piretti, che così parla di sé:

 

Sono nato in un mattino di Settembre del 1981, a Roma. Nella mia vita ho cambiato molte volte: fino ai diciotto anni ho addirittura fatto il calciatore, di cui l'ultimo anno nei professionisti. Ma il mio essere non si sentiva a proprio agio, nutrendosi di libri e spinto da una curiosità insaziabile, con grande difficoltà riusciva a conciliarsi con l'ambiente calcistico. Smisi di giocare e mi dedicai all'università, Storia delle religioni, anche se in maniera molto discontinua. Non sono ancora laureato. Nel frattempo ho incominciato ad avvicinarmi alla scrittura, prima prevalentemente la prosa, da qualche tempo anche la poesia. Amo la bellezza pura dei boschi e della montagna, l'opera di Tolkien e i libri in genere. La musica spesso accompagna le mie giornate davanti al foglio bianco.. Sono a tratti misantropo e per il resto cerco il Grande Spirito.

 

 

 

Perché scrivi?

 

Sinceramente, è un impulso fortissimo che non mi è possibile reprimere. Diciamo che una volta che inizi è difficile smettere, è come una droga per l'anima. Non farlo sarebbe come tacere la parte più luminosa del proprio essere.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

, se pure dovesse trasparire non me ne rendo conto, diciamo che lascio a chi legge il proposito di trovarvi qualcosa, se questo poi accade non posso che esserne felice. Spesso scrivo di getto e non ho una visione chiara di quello che sto facendo. Sicuramente traspare un profondo e viscerale amore per la natura, contrapposto al disprezzo per il mondo urbano. Mi piacerebbe che l'uomo fosse più rispettoso nei confronti della propria Madre, la Terra.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Importantissimo! Una persona può leggere molto e non avere la vocazione per la scrittura, ma chi scrive non può non leggere! È un fatto fisico, sarebbe come se un atleta non si allenasse. La lettura dischiude la mente, apporta conoscenza, apre porte e strade e soprattutto suggerisce, scatena l'intuizione che a sua volta porta alla genesi letteraria…

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Tutto quello che mi incuriosisce, dalla saggistica ai romanzi. Ultimamente ho amato il collettivo Wu Ming, autore di romanzi come 'Q' e 'Manituana', anche per il lavoro che stanno facendo da un punto di vista sociale. Ho una viscerale passione per Tolkien e la fiaba.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Durante l'adolescenza con poverissimi risultati. Diciamo che scrivo “seriamente” con frequenza da qualche anno, sia racconti che poesie. Mi ha molto stimolato l'incoraggiamento e il consiglio di una persona cui tengo molto e che considero una madre spirituale, oltre che una zia. 

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Pressoché nulli... o meglio, ho provato a mandare in giro qualcosa ma la proposta che mi è stata fatta, presupponeva un mio contributo economico, cui non sono in grado di far fronte economicamente, ma anche, in quel caso, eticamente.

 

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Sicuramente vorrei scrivere un romanzo. Ne ho tra le mani uno in stato embrionale, ma per via della tematica dubito che verrà mai pubblicato, semmai lo finirò. Diciamo che a qualcuno potrebbe risultare leggermente blasfemo, teologicamente parlando, niente di offensivo o sgradevole.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

No, non credo. Sono sempre lo stesso, con i dovuti cambiamenti naturali, che prescindono lo scrivere. Sicuramente tende a quietarmi un poco, vi è alla base un lavoro introspettivo e quindi psicoanalitico.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Non credo di essere nella posizione di darne... la via prosegue senza fine ed io non ho ancora i calli sotto ai piedi…

 

 

 

 

 

 

 

 
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