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  Intervista all'autore  »  Intervista a Natàlia Castaldi 06/12/2007
 

L’intervista è a Natàlia Castaldi che così parla di sé:

 

Sono nata a Messina nel 1971 e dopo anni di studio tra Milano, Roma, Cork, Edimburgo, Londra..., sono tornata a vivere ed a svolgere la mia attività lavorativa nella mia città. Dopo il Diploma di maturità classica, per due anni ho frequentato il corso di Laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Messina, sostenendo diversi esami, contemporaneamente studiavo l'inglese privatamente ed è stato proprio l'amore per questa lingua e per le culture straniere, unitamente al mio spirito irrequieto, a farmi cambiare il corso della mia vita portandomi a lasciare tutto e ricominciare i miei studi a Milano (per i primi 3 anni) ed a Roma (i successivi 2 anni) presso le sedi della Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori (S.S.I.T.).

Negli anni successivi al Diploma di laurea in Traduzione di Trattativa, ho collaborato come Traduttrice presso il CUST - Centro Universitario di Studi sui Trasporti Dipartmento della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Messina, contemporaneamente e successivamente ho lavorato come Tutor, Coordinatrice didattica e Docente d'inglese tecnico-scientifico ed informatico presso vari Istituti di Universitari e di Formazione e per finire, come Coordinatrice delle Relazioni con le sedi Estere presso un grosso Cantiere Navale specializzato nella nautica da diporto.

Da un anno ho lasciato il lavoro "fisso" per tornare a occuparmi della mia passione: la traduzione. Adesso possiedo un mio Studio Linguistico e faccio ciò che ho sempre voluto: leggo, traduco, studio e mi sento libera.

 

 

Perché scrivi?

 

Per necessità Renzo, per bisogno … non so come dire, è come se si creasse un ingorgo di pensieri, di sensazioni e le devo fare uscire, organizzare … e allora: scrivo. Non ho mai scritto per fare leggere agli altri i miei pensieri, quello è venuto in seguito, ma sicuramente non è la spinta iniziale.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

No, solo sogni. Si, quando scrivo butto giù i miei sogni su carta e l’unica cosa che spero è di regalare un’emozione, un sorriso …

Poi dipende, non sono monotematica, quindi se leggi “1 maggio.. “ ti imbatti in una Natàlia grintosa, che si arrabbia, che riflette sulla storia, sulla realtà sociale, leggi il mio pensiero politico, ma se leggi “gotas de rocìo” trovi tutt’altra persona, trovi la donna morbida, romantica e sognatrice … unico comune denominatore: la passione.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Mah, indubbiamente le mie letture ed i miei studi influenzano il mio stile, credo sia inevitabile. Sono molto filo-ispanica, adoro la poesia di Neruda, di Lorca, la poesia erotica di Ana Rossetti, penso che inconsciamente siano i miei principali punti di riferimento.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Leggo molto, l’ultimo libro letto è stato “the fifth child” di Doris Lessing, prima “angeli e demoni” di Dan Brown, quasi tutto dell’Allende .. di solito leggo romanzi in inglese e spagnolo, direttamente in lingua originale, lo faccio per mantenermi in esercizio linguisticamente (deformazione professionale che mi porta a trascurare la narrativa italiana) e perché mi piace scoprire l’autore in modo diretto e non filtrato.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

A cinque anni la mia prima poesia, ho sempre scritto

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Inesistenti, mai pensato di pubblicare niente.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Un romanzo, mi ronza nel cervello. Ogni tanto butto giù qualche pezzo… ma poi resta lì per anni, una tela di Penelope …

La poesia comunque è il mio naturale mezzo di scrittura e comunicazione.

Immediato, potente …

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Si, in modo radicale, soprattutto in questi giorni.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Di prendere carta e penna e scrivere … se verrà fuori un capolavoro o solo uno sfogo non importa. Di certo sarà stato tempo speso bene. Di farlo per se stessi e non per un ipotetico pubblico o riconoscimento che venga dall’esterno. Di farlo per creare un rapporto con la propria mente e con il proprio mondo interiore.

Quel che verrà in seguito sarà sempre una nuova scoperta e una bella sorpresa se lo si fa senza aspettarsi nulla, diversamente diventerebbe un “dovere”, un “lavoro” perdendo la sua intima spinta naturale.

 

 

 

 

 

 

 
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