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  Intervista all'autore  »  Intervista a Luca Frudà 06/12/2007
 

Intervista a Luca Frudà.

Luca Frudà, scrittore di versi e prose, è nato il 2 Luglio 1978 a Catania. Dopo aver trascorso la sua felice infanzia nella zona di Taormina mare detta Villagonia, all’età di otto anni si è trasferito a Giardini Naxos (Me) dove attualmente risiede. Collabora da diversi anni alla rassegna di cultura classica Extramoenia del comune di Giardini Naxos (Me). Ha compiuto numerosi viaggi a Roma. Si è laureato nel luglio del 2003 in Lettere moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania con la tesi "Per un'analisi semantica dei Malavoglia". Ha assolto il servizio di leva come obiettore di coscienza presso il WWF Isola Bella di Taormina. Ha collaborato alla rivista letteraria Logos e collabora attualmente alle riviste Carmina e Letteratura-Tradizione. Ha partecipato a concorsi nazionali di poesia con segnalazioni e primi posti. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: Io, il Mio Amore (Ed. Il Calamaio, Roma 1996); Poesia cortese (Ed. Il Calamaio, Roma 1997); Uomo allo specchio (Nicola Calabria Editore, Patti (ME) 1998); Sole notturno (Edizioni Il Foglio, Piombino (LI), Prima edizione 2003; Edizioni Il Foglio, Piombino (LI), Seconda edizione 2004). In prosa ha pubblicato la raccolta I segreti (Edizioni Il Foglio, Piombino (LI) 2004) e il saggio I Malavoglia: semantica e genesi del titolo. Sue liriche compaiono in antologie e riviste.

Sito Internet:

http://xoomer.alice.it/lucafruda/

Blog:

http://lucafruda.splinder.com/

 

 

Perché scrivi?

 

Scrivo perché sento dentro di doverlo fare. Qualcosa, forse l’anima, mi suggerisce parole ed emozioni, talvolta mondi e consigli, ritmi e stati d’animo che non posso fare a meno di porre su carta.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Certamente. La poesia per me non ha senso se non nell’essere strumento di comunicazione o di congiunzione con qualcun altro. La parola esiste per comunicare. Ho sempre considerato ciò che scrivo come un modo per condividere un qualcosa e non una manifestazione dell’ego fine a se stessa.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Credo che per poter scrivere non basti leggere, ma occorra un certo sentire. La lettura migliora il contatto con le parole e di conseguenza la tua capacità di esprimersi, ma i ritmi li deve dettare il cuore, non la metrica. L’ispirazione, quando è grande, nasce da spunti di vita che superano la vita stessa e diventano universali.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Molti classici italiani e alcuni libri di ogni nazione su determinate tematiche. Leggo anche le sillogi di poeti contemporanei e di coloro che mi scrivono. Il tempo per leggere non basta mai.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Avevo poco più di 14 anni, era la primavera del 1993 quando ho scritto le prime rime. Nel mezzo della solitudine la Poesia mi si è avvicinata come una compagna giocosa per mezzo della rima, poi è diventata amica fidata a cui rivolgere tutto il cuore.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Quello con i presunti editori è stato un rapporto davvero tormentato. Le mie prime pubblicazioni, a causa della mia allora giovane età e della mia inesperienza, sono state occasioni di insonnia. Ringrazio la mia attuale casa editrice, alla quale va il merito degli intenti e della disponibilità e non del lucro.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Non saprei. Scrivo di ciò che sento, e non è sempre facile capire il sentiero che si va tracciando. A volte la meta si vede oltre la curva o dietro la salita di un colle, ma solo arrivando ad un certo punto. Altre volte il desiderio di vedere un qualcosa si nota in lontananza, ma si è talmente lontani che non si scorge bene la forma di ciò che si crede di vedere.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

La Poesia ha salvato la mia vita, quando la Solitudine sembrava aver reso muta persino la mia anima.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

La scrittura non è il frutto di una intenzione, ma il dono di un bisogno essenziale: comunicare. Se si ha qualcosa da dire ciò può non essere sufficiente alla nascita di una buona scrittura. Per scrivere bisogna sentire ogni singola parola dentro se stessi, smascherando la sua stessa etimologia. Se ci si ferma alla superficie della parola si può scrivere soltanto qualcosa di bello, ma se si va oltre, allora si incontra la Parola, si scrive un’Opera.

 

 

 

 

 

 

 
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