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  Intervista all'autore  »  Intervista a Mario Malgieri 23/04/2006
 

L'intervista è a Mario Malgieri, un pensionato che solo da poco tempo si è accorto del piacere della scrittura, ma che sta già bruciando le tappe, con le sue poesie e, soprattutto, con i suoi racconti.

 

Perché scrivi?

Non certamente per ambizione di essere pubblicato, ma nemmeno per il puro piacere di farlo.

Scrivo perchè mi piace raccontare – e infatti oramai scrivo quasi esclusivamente narrativa – e perchè oggi scrivere, e in particolare su internet, è l'unico modo per farsi ascoltare. Infatti  la figura del narratore orale che la sera raccoglie la famiglia davanti al focolare e affabula per ore e ore direi che è come minimo anacronistica, se non addirittura destinata dai parenti al più vicino istituto di igiene mentale.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c'è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

Io scrivo cose anche molto diverse tra loro. Alcune sono solo dei divertimenti che non intendono trasmettere alcun messaggio, se non ciò che cascuno può leggere in base alla propria sensibilità. Invece un mio  filone di racconti lunghi, ambientati in tempi di tremendi conflitti, che sia la “grande” guerra o la seconda  guerra mondiale, è decisamente pacifista in senso ampio.  Vi sono in primo piano valori quali il rifiuto della violenza, la tolleranza e sopratutto il rispetto per l'uomo, anche se nemico; perchè in ciascuno alberga qualcosa che vale la pena di conoscere, perchè il male non è sempre dove pensiamo che sia, e così è per il bene.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

Ritengo sia fondamentale. La scrittura non può essere solo l'espressione di ciò che noi abbiamo dentro.

La scrittura è cultura, è tecnica, è grammatica e sintassi.

E queste cose non le si apprendono solo a scuola, anzi, a volte la scuola ce le fa detestare.

Invece letture ampie, che spaziano dal classico al contemporaneo, ci fanno assimilare senza fatica tutto quanto è necessario per la scrittura. Che poi, naturalmente, dobbiamo arricchire con la nostra immaginazione, il nostro stile, la nostra sensibilità.

 

 

Che cosa leggi di solito?

Principalmente narrativa, ma anche saggistica (mi interessa la storia, la scienza, l'arte figurativa).  Poi ogni tanto qualche passo dei grandi classici del passato, poemi omerici, Dante, ma anche Manzoni, serve a non dimenticare cosa sia davvero l'arte di scrivere.

 

Quando hai iniziato a scrivere?

Da poco, direi due anni giusti, da quando cioè sono andato in pensione e mi sono ritrovato con tempo libero e con la necessità di tenere in funzione il cervello.

 

 

I tuoi rapporti con l'editoria.

Scarsi, e non particolarmente cercati. Ho dei miei racconti pubblicati su antologie di concorsi nei quali mi sono piazzato bene oppure ho vinto dei premi, ho delle favole pubblicate in una collana di un piccolo editore Genovese, che sarà presentata alla prossima fiera del libro a Torino.

Non farei mai pubblicare un mio testo, racconto o romanzo, a pagamento, e ho sempre respinto offerte in tal senso.

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

Un grande romanzo storico, di quelli dove la realtà di fatti e personaggi si mescola con la fantasia, ma in una cornice rigorosamente documentata. Odio leggere un romanzo dove compaiono clamorosi svarioni storici, un po' come in quei filmoni di una volta dove i legionari romani combattevano con l'orologio da polso.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

Sì, ha dato un senso e un ritmo alle mie ore di pensionato. In più, la frequentazione di siti di scrittura mi ha fatto conoscere persone interessanti con molte delle quali ho stretto legami di vera amicizia.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

Chi sono per dare consigli in questo campo?

Uno solo, modestissimo, derivato dalla mia frequentazione dei siti.

Vi mettereste mai a costruire una casa senza saper tenere in mano una cazzuola?

O a dipingere un quadro senza saper distinguere un pennello da una scopa?

Allora prima di iniziare a scrivere, assicuratevi di saper maneggiare almeno gli strumenti fondamentali: ortografia, grammatica, sintassi.

 

 

 

 

 

 

 

 
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