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  Intervista all'autore  »  Intervista a Alessandro Maiucchi 27/04/2006
 

L'intervista è a Alessandro Maiucchi, narratore con spiccata predilezione per il genere  thriller (suo è il romanzo “Orchidea” edito da Traccediverse)

 

 

 

Perché scrivi?
La domanda più superficiale e profonda che si possa fare... superficiale perchè me la fanno spesso quelli che non leggono MAI, perchè dicono che non hanno tempo per leggere. Profonda perchè me la fa altra gente che scrive, forse per capire se c'è una cura a questa malattia creativa... Io scrivo perchè sento la necessità di farlo. Ho mille idee in testa, mille storie, e
mi spiacerebbe non condividerle... è come andare al cinema a vedere un bel film: vorresti farlo vedere anche agli altri. Se si è letto un bel libro, lo
si vorrebbe far leggere agli altri. Se si ha una bella storia in testa, l'unico modo per condividerla con chi ci circonda è mettersi a scriverla!


Alla base di tutte le tue opere c'è un messaggio che intendi rivolgere agli
altri?
Ci sono tanti messaggi, anche più di uno nella stessa storia. Però ogni lettore può individuarli e interpretarli a modo suo... il bello della lettura è quello... guardare qualcosa tramite gli occhi dello scrittore, e ggiungerci il nostro cuore di lettori, per arrivare a un obiettivo da
raggiungere insieme. Nessuno scrittore esisterebbe senza lettori!

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?
Fondamentale... non puoi scrivere neanche la lista della spesa se non ne hailette a decine, perchè non sapresti che ti occorrono frutta e verdura...
figuriamoci se si vuole affrontare una lista della spesa da 300 pagine, ambientata in un lasso di tempo più lungo della coda alle casse, con più personaggi della gente in fila al sabato mattina!


Che cosa leggi di solito?
Romanzi, racconti, manuali. Di tutto. Ogni cosa può essere utile, nella vita di un lettore. Se poi il lettore scrive pure, la lista delle cose utili aumenta a dismisura. Quanto agli autori, Stephen King mi tiene compagnia daoltre venti anni... però apprezzo molto anche Jeffery Deaver, MichaelConnolly, Ken Follett e molti altri... Tra gli italiani, non ho uno scrittore preferito, di cui mi piace quasi ogni opera... mi piacciono alcune cose di Ammaniti, di Morozzi, di Buticchi, di Lucarelli... il mio cruccio principale è il non avere una grossa cultura di classici, ma ci vorrebbero tre vite per leggerli tutti!


Quando hai iniziato a scrivere?
A scuola, con i temi d'italiano. Non erano una sofferenza, come per gran parte dei miei compagni di classe... era il momento che preferivo, le quattro ore per il tema non erano un tempo sconfinato in cui vivere nel terrore di non riuscire a mettere insieme abbastanza frasi sensate da poterle chiamare tema, ma un tempo ristretto in cui a volte terminavo due temi e li consegnavo al professore che si arrabbiava... a scrivere seriamente, in modo creativo, ho iniziato intorno al 2000. Raffaele Mangano, uno scrittore milanese che ho conosciuto via internet, mi disse che dovevo provare a scrivere un romanzo perchè con i racconti non si va da nessuna parte... dopo aver passato tre settimane in USA, nell'estate 2001, con in testa decine di storie che vorticavano, ho cominciato a scrivere, e non mi sono (quasi) mai fermato. Ho un arcipelago di storie americane collegate tra loro nella mia testa, qualcosa di simile alla Torre Nera di King, e molte altre storie di ambientazione italiana, che sto iniziando a scrivere da solo o  in coppia con amici scrittori...

 

I tuoi rapporti con l'editoria.
Come tutti gli altri autori in erba, ho cominciato bombardando editori di mezza Italia... alla fine il mio attuale editore mi ha risposto, e Orchidea
è diventato realtà. Traccediverse pubblicherà dopo l'estate Nel buio, un altro thriller, mentre ho in lettura da varie parti il primo romanzo che ho
scritto, Basta!: probabilmente uscirà in tre volumi separati. Non ho idea dell'editore con il quale usciranno, e penso sarà un altro editore ancora a
pubblicare Carta stampata, il romanzo cui sto lavorando ora da solo, e G&A, quello cui sto lavorando con Valeria Nieddu...


Che cosa ti piacerebbe scrivere?
Mi piacerebbe aver tempo per scrivere con più continuità. Non ho un "cosa", un'idea che non riesco a raggiungere: di idee ne ho già tantissime mie, senza avere desideri irraggiungibili. Mi piacerebbe scrivere di qualcosa che non conosco ancora: significherebbe avere decine di ore da dedicare alla documentazione (su un argomento che non conosco sarebbero indispensabili) e alla conseguente scrittura, e vorrebbe dire che sarei riuscito a "comprare tempo libero per scrivere", il mio concetto di "avere successo come scrittore"...


Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?
Non mi pare... o forse si. Mi ha dato ulteriori stimoli, e già ne avevo molti. Mi ha dato nuove soddisfazioni, e figli cartacei in aggiunta a quelli biologici... la scrittura è la cosa più vicina alla maternità, per un uomo... una cosa bellissima, che non sapevo esistesse finchè non mi ci sono cimentato... non sapevo fosse così bello scrivere creativamente, creare mondi che ancora non esistono, personaggi per i quali sei tutto!


Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.
Il consiglio "solito" è leggere, leggere, leggere! Poi non avere fretta, e fare le cose per bene. Non fidarsi del giudizio degli amici, delle stroncature, ma cercare di radunare ogni parola e assimilarla, per
migliorare quello che si sta scrivendo. Un amico mi disse "scrivere un romanzo è come scalare l'Everest a mani nude": confermo. Tuttavia pubblicare quel romanzo, e farlo leggere, è una montagna alta il doppio!


 

 
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