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  Intervista all'autore  »  Intervista a Alessandra Lini 27/04/2006
 

L'intervista è Alessandra Lini, poetessa dai toni delicati non disgiunti dalla trattazione di argomenti per niente facili.

 

 

Perché scrivi?

Per alleggerirmi i pensieri, esprimere attraverso giochi di parole sentimenti e sensazioni che sento essere forti dentro in determinati momenti. Mi rilassa tantissimo il dedicarmi alla poesia, perché in quel momento  riesco a rimanere sola con me stessa.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c'è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

Non necessariamente, se la poesia e' dedicata e' ovvio che vi e' l'automatica trasmissione di un concetto intrinseco ma molto spesso scrivo per il gusto di esternare sensazioni con l'uso di parole sempre diverse e nuove. Mi piace molto giocare con vocaboli musicalmente validi ma un po' ricercati.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere? Decisamente leggere fa bene a tutto e a tutti, inoltre più si legge più si acquisiscono termini nuovi che ci possono essere utili nella stesura di un testo ma, questo a parte,  penso si possa scrivere

anche non leggendo tantissimo basta essere noi stessi.

 

 

Che cosa leggi di solito?

Praticamente di tutto e nulla di particolare.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

Circa un anno fa, così per caso e non riesco più a farne a meno.

 

 

I tuoi rapporti con l'editoria.

Finora nessun rapporto.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

Sogno nel cassetto? Un romanzo autobiografico di alto livello, ma credo che non ne avrò le capacità né tanto meno il tempo, purtroppo.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

Non proprio, però mi fa sentire bene nel momento in cui scrivo e benissimo a lavoro finito, è di una soddisfazione quasi unica.

 

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere. Essere sé stessi sempre e comunque, non avere paura di esprimere tutto ciò che si ha dentro, sia esso un sentimento positivo o negativo, ne'  temere il giudizio o l'incomprensione di chi ci legge. Si scrive soprattutto per noi stessi, se poi si incontra il favore del lettore ancora meglio, ma siamo noi che dobbiamo trarre un beneficio liberatorio dalla scrittura. Se si scrive in funzione degli altri ne esce un'opera falsata che non ci rispecchia, questo va bene nella stesura di articoli rivolti al pubblico dove lo scrivere e' lavoro. Ma se si scrive per diletto l'opera redatta deve essere la nostra immagine riflessa.

 

 

 

 

 

 
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