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  Intervista all'autore  »  Intervista a Raffaele Innamorato 23/10/2008
 

L’intervista è a Raffaele Innamorato.

Di seguito una sua breve biografia e poi le domande e ovviamente le risposte dell’intervista.

Raffaele Innamorato è nato a Conversano ( BA ) il 07/08/1974; dal 1995 si trasferisce nelle Marche, dove attualmente vive e lavora.

Dal 2006, ha creato un suo blog personale: Memorie di strada (http://memoriedistrada.blogspot.com/ ) dove propone i propri lavori e la sua passione per la parola.

Ha partecipato con i propri versi, racconti, poesie in metrica giapponese e fiabe su vari ebook ispirati a serate a tema nei vari multiblog, e in varie pubblicazioni promosse da associazioni culturali che consolidano il proprio lavoro nel mondo dell’infanzia.

Dal 2007, approfondendo la sua passione per la fotografia in bianco e nero, ha creato con Ariel Gonzalez, un sito: Galleria Inbiancoenero.com (http://www.galleriainbiancoenero.com/index.php),dove propone interviste e recensioni ai fotografi, impaginate nei vari magazine ( La voce dei fotografi ) del suddetto sito.

 

 

 

Perché scrivi?

 

E’ una domanda molto complessa, e credo che non riuscirò mai a darne una risposta esauriente.

Amo scrivere perché le parole hanno l’innato dono di prosperare tra vari stili, e la ricerca del proprio è sempre vissuto come un nuovo e riverente battesimo in quel mondo che è l’illustre estro della propria emotività.

Ogni volta che rileggo i miei testi, i differenti stati d’animo propongono le varie sfumature del mio carattere; a volte romantico, a volte inquisitore, a volte intonato alla mia necessità di dar voce a quello che mi circonda.

L’incipit che mi protrae alla scrittura è la mia esigenza innata del sapermi osservare dentro, quando, scippato della mia vulnerabilità, impersono destini differenti dal mio…insomma, il perché della scrittura è una vera incognita e sono grato a questo mistero che è il mio continuo ricrearmi, in quel viaggio nato dalla gioia di conoscere se stessi.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Non necessariamente. Cerco di raccontare quello che mi circonda, e la strada è sempre il mio primo punto di riferimento.

Il linguaggio dello sguardo, i silenzi dei gesti del corpo, i boati dell’indifferenza, le parole lasciate al caso, le storie di vita quotidiana, sono per me una sorta di rifugio che utilizzo per sfogare i miei stati d’animo; insomma, amo raccontare tutto ciò che si cerca sempre di tacere in questa frenetica vita, che si propone in una solidale ricerca della solitudine.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Tantissimo. Leggendo ho imparato a mettermi in discussione e credo fermamente che mi abbia aiutato a conoscere meglio me stesso, e di conseguenza il mio vero stile di scrittura.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

In quest’ultimo periodo, forse per la mia maniaca ricerca dell’essenzialità, sono diventato un lettore esigente; tuttavia, in questi ultimi anni, subisco il fascino del web e di tutti i nuovi autori – che a mio parere hanno molto da raccontare – che scrivono nei propri blog personali.

Tempo addietro, mentre cercavo di confrontarmi con i vari scrittori e nell’attesa di comprendere quale fosse la mia vena creativa, ho letto molto e di tutto. Amo i racconti, la poesia e drammi teatrali, e per questa passione, mi sono imbattuto e amato, i racconti di Edgar Allan Poe, di Maupassant e di Karen Blixen; la poesia di Charles Baudelaire; e i drammi di William Shakespeare.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Questa domanda mi rimanda al passato e alla mia passione per il teatro. Mi ricorderò sempre, quando da piccino, giocavo con i miei soldatini di plastica, ricreando dialoghi orali, e proprio in quelle occasioni, ricreavo duelli, imboscate, combattimenti che sfociavano a volte nella più frenetica ironia. Con il tempo, quei dialoghi ho imparato a scriverli su di un quaderno, e man mano che mi cimentavo in nuove storie, notavo in quella che all’apparenza poteva sembrare fredda plastica, s’impossessava di nuove emozioni, di stati d’animo fino a quel momento misteriosi.

Con il tempo, ho iniziato a confrontarmi in veri e propri racconti, poesie, haiku, e per essere sincero, la mia voglia di mettermi in discussione, mi ha incoraggiato nell’indossare i panni di V. Van Gogh, in uno dei miei racconti, fino cedere alla stesura di poesie ispirate a vari autori di musica classica…

Quei soldatini, fanno parte ancora oggi del mio presente, e alla fine mi convinco che sono loro gli artefici della mia creatività…scherzo!

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Le mie più grandi paure sono gli obblighi e le scadenze, e proprio per questa motivazione, non ho mai osato fare questo passo.

Ho un pensiero ricorrente: “ Chi tenta osa, e chi osa, vivrà l’essenza di aver vissuto l’idea di una grande emozione!

In questo periodo ho tanta voglia di osare.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Il mio più gran desiderio è quello di scrivere commedie teatrali.

Perché testi teatrali?

Perché il teatro può dar voce alle mille sfumature di ogni autore, e in esso, poesia, racconto, piccoli accenni ad un romanzo, possono consolidare una svolta dei personaggi o alla vera qualità dei messaggi che si cerca di proporre.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Scrivere mi ha dato l’opportunità di diventare un buon arrangiatore delle mie emozioni. Scrivere è una passione difficile, e per di più, bisogna essere coraggiosi in questo, che è il vero onere della creatività.

Domande confuse da innumerevoli risposte alternative. Sì, ha cambiato la mia vita!

Se il piacere di scrivere può rapportarsi all’elegante proposta di un dono, io mi ritengo grato ad esso.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Non ho mai buoni consigli, ma sempre cattive risposte.

Tempo fa, immaginandomi nell’olimpo degli scrittori, ho scritto una lettera, o meglio, la risposta di una lettera ad un ragazzo che mi chiedeva consigli per come diventare scrittore, postata sul mio blog: http://memoriedistrada.blogspot.com/2006/05/risposta-emotiva-per-lincoscienza-di.html

E’ una lettera istintiva, magari proposta in modo stravagante, ma il vero indirizzo artistico è quello di seguire quello che si ha dentro, e chiudo dicendo: “ La parola è un talento concesso a chi ha veramente il coraggio di mettere in discussione se stesso. Amarla, significa regalare una parte della propria intimità, e nessuna critica potrà abbatterla, fuorché, la negata esigenza di potersi sentire un vero scrittore.

 

 

 

 

 

 

 

 
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