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  Intervista all'autore  »  Intervista a Marina Favro 14/02/2009
 

L’intervista è a Marina Favro, che così ci parla di sé:

 

Sono nata a Torino il 4 agosto 1962.

Ho frequentato il liceo scientifico dai Padri Gesuiti, mi sono iscritta alla Facoltà di Materie Letterarie con indirizzo Artistico, ho interrotto gli studi a sei esami dalla Tesi.

Ho un diploma di Arredatore d’Interni. Sono un istruttore cinofilo iscritto all’albo ENCI.

Dal 1994 mi sono trasferita in campagna e vivo con mio figlio tredicenne in un paese della provincia di Torino.

 

La mia poesia “L’ombra” consegue il terzo premio nella VI° Edizione del Concorso Internazionale di Poesia Alladium.

 

 

 

 

Perché scrivi?

 

Questa è la domanda più difficile tra quelle che mi poni.

Ci sono molte risposte o potrebbe non essercene neanche una.

Scrivo perché nella mia vita, sono alla ricerca dell’essenza.

La poesia mi si addice proprio per questo. Nella poesia ricerco, con grande fatica devo dire, di sfrondare la parola fino ad arrivare al nudo, all’essenza appunto. Ogni parola che uso, voglio che abbia un significato a sé stante. E’ un viaggio, quello che sto facendo. Il mio modo di scrivere sta cambiando. Se torno a rileggere cosa scrivevo un paio di anni fa, trovo troppe parole inutili; giri di parole che non servono, magari belli da sentire perché musicali, ma “troppo pieni”. E’ difficile spiegarti esattamente il mio pensiero perché è difficile spiegare il senso della mia vita che corre parallelo allo scrivere. La ricerca nella vita è lo stesso cercare nella parola.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

No nessun messaggio. Quello che scrivo è quello che sono, quello che vedo, quello che penso. In ogni mia poesia c’è un pezzo di me, le amo tutte, anche quelle malriuscite, anche quelle che nessuno leggerà. Non ho messaggi da dare, solo parole da regalare.

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Si certamente. E’ importante leggere, leggere senza pregiudizi, variando il genere, l’origine dell’autore, l’epoca delle opere. Leggere insegna a scrivere.

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Ci sono letture costanti alle quali torno in modo ricorrente. Sono queste le raccolte poetiche degli autori che amo, Montale, Ungaretti, Luzi, Bukowski, Lee Masters, Wilde, Verlaine, Eluard, Baudelaire, Caproni, Pascoli, Leopardi, Dante Alighieri, Shakespeare, per elencarti i primi che mi vengono in mente. Leggo molta poesia quindi, mi perdo in Internet quando incontro siti che ne trattino.

Circa la prosa, leggo saggi di psicologia, romanzi, biografie.

Tra gli ultimi libri ho letto, (ne leggo di solito tre alla volta), A. Sthears, Un giorno imparerai a nuotare; A. Camilleri, Il birraio di Preston; M. Franco Celani, Ucciderò mia madre; Graeme Sims, L’uomo che sussurava ai cani; P. Giordano, La solitudine dei numeri primi; P. Crepet, Una donna tradita; J.Birkin, Oh scusa dormivi. Ora sto rileggendo Marquez, L’amore ai tempi del colera, dato che ho visto il film. E leggendo S. Tamaro, Ascolta la mia voce ; J.Kerouac, Sulla strada.   

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Non me lo ricordo, o meglio, ricordo quando ho iniziato a scrivere con costanza. Era un periodo difficile della mia vita e scrivere mi ha aiutato a “sfogare” il dolore. Poi è diventato normale farlo, senza che fosse più una specie di modo per fare outing.

Da qualche mese “esisto in modo pubblico”, nel senso che quello che prima stava solo nel mio computer, ora è su un blog. E’ stato un momento importante. Non avevo mai pensato che quello che scrivevo potesse interessare a qualcuno fuorché a me, vedere invece che ci sono persone “virtuali” che leggono e sembrano apprezzare i miei versi mi ha dato una gran carica emotiva.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Non ho rapporti di nessun tipo. Sono stata contattata da alcune case editrici, o che si definivano tali, che mi chiedevano di pagare per pubblicare. Non l’ho fatto perché trovo sia umiliante e offensivo verso me stessa.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Poesie che tra cent’anni venissero lette. Un meraviglioso modo per continuare a vivere oltre la vita.

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

No, direi che fa parte della mia vita. Un pezzo della mia giornata, a volte più lungo, a volte più breve, è dedicato alla scrittura. Certo è che anche quando materialmente non scrivo, è cambiato il mio modo di osservare il mondo. Ogni cosa che vedo, ogni persona che incontro, ogni frase che sento, diventano fotogrammi che immagazzino e che spesso poi si trasformano in parole che trasferisco su carta.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Non credo di avere consigli, non mi sento all’altezza di darne, sono sempre alla ricerca di consigli io stessa.

 

Vorrei aggiungere che ti ringrazio per questa intervista, mi hai dato modo di cercare di trovare risposte a domande che mi ero posta.

 

 

 

 

 

 

 

 
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