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  Intervista all'autore  »  Intervista a Carlo Trotta 06/06/2006
 

L'intervista è a Carlo Trotta, 27 anni, romano, poeta e narratore (è autore, fra l'altro, del romanzo “La cena di Henry”, edito da DISALVO). Inoltre, è l'ideatore e gestore del nosto sito letterario NUOVIAUTORI (www.nuoviautori.org). Per ulteriori notizie rimando al suo sito personale www.carlotrotta.it

 

 

 

 

Perché scrivi?

 

Prima di tutto per piacere personale, mi rilassa, è una valvola di sfogo, un allenamento mentale, un modo per provare a capire meglio il mondo e se stessi. In secondo luogo direi perché mi è sempre piaciuto moltissimo leggere, e credo, in adolescenza, di aver iniziato a scrivere anche per spirito di emulazione dei miei autori preferiti, darei la colpa quindi, vista l'età dei primi tentativi, ad autori come J. R. R. Tolkien e Terry Brooks. Da quando ho pubblicato, e creato nuoviautori.org poi, mi ritrovo spesso a scrivere su richiesta, racconti o poesie per antologie, o magari semplici interviste, come questa, per la quale la ringrazio, e trovo che in fondo, anche se preferisco esser rapito dal romanzo, puro parto della mia mente, scrivere, lettere, poesie, racconti, sia e debba essere comunque sempre e prima di tutto piacevole.

 

 

 

 

Alla base di tutte le tue opere c'è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Nei racconti brevi direi di no, nelle poesie e nei romanzi invece sì. La poesia per forza di cose. La poesia “è” un messaggio. Per la narrativa lunga invece il discorso è in realtà complesso. Diciamo però che, secondo me, un romanzo che non ha nulla da dire, anche se scritto bene, è puro intrattenimento. Non che ci sia niente di male nell' “intrattenere” ma io preferisco provare a “comunicare”. I grandi autori, quelli che son rimasti, che verranno sempre letti, sono quelli che avevano qualcosa da dire, e sceglievano le metafore migliori per farlo. Non so se le cose che voglio dire io siano giuste o meno, ma mi piace da morire esercitare il diritto di farlo, e di nascondere le mie visioni sotto strati e strati di parole, sì che arrivino davvero solo a chi vuole vederle.

 

 

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Decisamente sì, ma non bisogna lasciarsi poi spaventare da chi è più bravo di noi. Leggere tanto, e cose buone, rischia in realtà di scoraggiare, ma è utile sicuramente per capire quali sono i modi migliori per toccare il lettore, essendo lettori noi in primis. Io ho risolto il problema della paura, e il rischio del plagio, con l'omaggio continuo ai miei mostri sacri, riusando i loro personaggi, citando continuamente, nei miei testi lunghi, i loro mondi. L'ultimo romanzo ad esempio ha in Trafalmadore, pianeta Vonneguttiano, la sua totale ispirazione.

 

 

 

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

I miei preferiti, degli ultimi anni, sono Kurt Vonnegut, Bukowski, Fante, Pennac, Queneau, il Benni dei primi libri, P.k.Dick… Direi che gli ultimi anni delle mie letture son stati quasi totalmente presi dai grandi autori vissuoti o riconosciuti nella seconda metà del900. Prima ho letto di tutto, molti “classici”, molto fantasy, tanta science fiction. Ho avuto la fortuna di incontrare molti buoni libri, in adolescenza, sì che la lettura è diventata presto un bisogno.

 

 

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Direi da sempre, con più continuità (scrivevo “storie” per i compagni di classe, e poesie solo per me stesso) verso i 14 anni.

 

 

I tuoi rapporti con l'editoria.

 

Sono in contatto, soprattutto grazie alla gestione di nuoviautori.org, e del suo forum, con molti editori medio piccoli e trovo che ve ne siano molti davvero bravi, onesti e capaci, altri purtroppo meno, ma così è in ogni ambiente. Da autore per ora ho pubblicato solo un romanzo (la cena di henry, con Michele Di Salvo editore) e mi son trovato bene, anzi, nel mio caso è lui che potrebbe lamentarsi di me, non avendo praticamente fatto alcuna presentazione. Sono poi presente in numerose antologie, sia poetiche che di narrativa, e ne ho pubblicate molte sia come curatore per editori (ad esempio il bravo e giovane Giulio Perrone) sia come produttore, attraverso nuoviautori.org. Ho capito che è un mondo difficile, ma interessante, pieno di persone “ricche” nel senso più vero della parola, ma anche di gente che si illude, e di squali pronti a sfruttarla.

 

 

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Le sirene di Titano, di Kurt Vonnegut. Quello è un libro che mi piacerebbe aver scritto. Per il mio futuro invece… beh, voglio continuare a fare metaletteratura, spero riesca a far uscire il mio nuovo libro, pianeta freddo, al momento in mano al mio agente, e mi rivenga la voglia di scrivere un altro romanzo… Non riesco a scrivere romanzi a “tavolino”, pianificati, devo separarmi davvero dal figlio ultimo nato, prima di poter pensare di concepirne un altro. Mi piacerebbe quindi scrivere, dopo il mio terzo romanzo, ancora lungi dal parto mentale, un manuale del vizio, con sezioni sul gioco, sul sesso, sulle sostanze psicotrope. “il perverso gentiluomo”, si intitola. Niente di autobiografico, intendiamoci. Ma lo sogno da sempre…

 

 

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Direi di si, ma non saprei dire in che senso. Non immagino la mia vita senza lo scrivere. Non importa se è un hobby, una passione, un lavoro, chi scrive, a volte non sa neanche perché lo fa…

 

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Inizia con “c'era una volta” e finisci con “e vissero felici e contenti”.

Ed evita le “virgolette” ed i “puntini puntini…”

 

 

 

 

 

 

 
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