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  Intervista all'autore  »  Intervista a Valentina Demelas 20/06/2006
 

L’intervista è a Valentina Demelas, giovane autrice di Voghera, che ha già al suo attivo un romanzo (“Basta che ci sia posto” – Editore Traccediverse).

 

 

Perché scrivi?

 

Scrivo perché scrivere fa parte di me, perché per me è naturale come respirare. Scrivo per cambiare la mia vita e quella di chi mi legge.

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Certo. Non scrivo per fini puramente artistici. Desidero far pensare i lettori, e arrivare alla mente, all’anima, al cuore e al cervello. La scrittura secondo me non deve essere fine a se stessa, non deve solo emozionare, ma deve anche essere utile: una mia poesia, un mio racconto e soprattutto un mio romanzo devono “restare” terminata la lettura. Non scrivo per sfornare belle storie che se ne vanno all’ultima pagina.

 

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Ritengo che leggere sia fondamentale per poter scrivere. Leggere, per crearsi uno stile unico e personale e imparare la tecnica per rendere i propri scritti letteratura e non semplici frasi messe insieme a formare un volume. Leggere soprattutto per documentarsi, e trasmettere un minimo di cultura a chi legge. Io amo molto le citazioni, e mi piace dare al lettore spunti per ulteriori letture e/o approfondimenti, per esempio, o magari per farli avvicinare ai miei gusti musicali…

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

Leggo di tutto, ma ultimamente quasi unicamente contemporanei italiani, soprattutto esordienti. Mi piace andare alla ricerca di chi, come me, è all’inizio di quest’avventura, o poco più. Se sono “in vena”, e ho tempo a disposizione, leggo anche tre/quattro libri alla settimana. Gli autori che amo molto e influenzano il mio stile: Brizzi, Culicchia, De Carlo, Mazzantini, Benni, Arduino, Tamaro, Tondelli, Fante, Bukowski. Apprezzo Luciano Ligabue nella versione scrittore e il mio libro del cuore è “Il Piccolo Principe” di De Saint-Exupéry.

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Alle elementari. La mia maestra di italiano mi ha “allenata” ad usare la fantasia e ad “ascoltarmi dentro” per inventare storie, da trasformare in brevi racconti o poesie. Alle medie e alle superiori sono sempre stata brava nei temi. Nel tempo libero leggevo tanto e scrivevo poesie e racconti.

Mi sono resa conto di essere in grado di scrivere qualcosa di più “impegnativo”, come un romanzo, solo due anni fa.

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Buoni, direi. Mi ritengo fortunata ad aver pubblicato con Traccediverse (Michele Di Salvo Editore), casa editrice piccola ma conosciuta e molto attiva e propositiva. È importante sentirsi seguiti e sapere di poter contare su uno staff competente e serio. Fare un po’ di “gavetta” è utile per conoscere il vastissimo e poliedrico mondo editoriale.

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Mi piacerebbe aver scritto “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” o “Tre ragazzi immaginari” di Enrico Brizzi. Mi piacerebbe scrivere il secondo romanzo in modo che mi rappresenti maggiormente rispetto al primo. Vorrei trovare presto l’equilibrio giusto tra il mio stile dolce e intimistico e l’ironia che fa parte del mio carattere, ma che nei miei scritti non sono ancora riuscita ad esprimere quanto e come vorrei. Ho già iniziato a scrivere qualche pagina.

 

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Certamente scrivere ha cambiato la mia vita, ma per il momento non in modo radicale. Qualche piacevole novità, come le presentazioni, gli eventi, gli articoli o le interviste. Mi rendono molto orgogliosa le recensioni positive e l’apprezzamento dei lettori.

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Leggere tanto. Esercitarsi tanto. Non avere paura di esprimere ciò che si ha dentro. Mettersi in gioco. Non avere paura di sbagliare. Credere in se stessi. Credere nel proprio “figlio fatto di parole”, ma non perdere di vista l’umiltà e ricordarsi sempre che non si smette mai di imparare e migliorare. Non arrendersi mai. Non accettare proposte di pubblicazione con contributo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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