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  Intervista all'autore  »  Intervista a Donato Altomare 09/07/2006
 

L’intervista è a Donato Altomare, classe 1951, nato e residente a Molfetta, autore di chiara fama di racconti e di romanzi prevalentemente di fantascienza. Ha pubblicato, fra l’altro, con Mondadori, Delos Book e Tabula Fati, per i cui caratteri ha dato alle stampe la sua ultima fatica “Surgeforas”.    

 

 

 

Perché scrivi?

 

Perché respiro?

 

 

 

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

 

Quando si scrive lo si fa per se stesso o per gli altri. Se scrivi per te stesso non hai bisogno di lanciare messaggi. E’ una forma di liberazione, qualcosa che magari serve a curare proprie sofferenze interne.

Io, al contrario, scrivo per gli altri, quindi in tutte le mie storie c’è un messaggio più o meno esplicito. Persino in quelle più semplici.

Come più volte ho detto e scritto, preferisco essere definito un narratore, non uno scrittore. Amo narrar storie, da quelle di pura avventura, dove la morale potrebbe sembrare scontata, a quelle di assoluta introversione dove lascio pezzi di me stesso. Narrare è il mio modo di dare un senso alla mia vita. E’ questo che mi ha forse aiutato nell’apprezzamento da parte dei lettori.

 

 

 

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

 

Assolutamente. Prima di essere uno scrittore occorre essere un accanito lettore. Io leggo di tutto ancora oggi, dai fumetti ai trattati filosofici (uno per la verità, però scriverlo impressiona), ma ovviamente ho una forte predilezione per la narrativa di genere e per le riviste scientifiche. Leggere ti mette a contatto con quel mondo del quale vuoi far parte e ti fa conoscere gli stili, t’insegna a costruire un periodo, a collocare i termini giusti ai punti giusti. Nessuno che voglia avventurarsi nel complicato, estenuante e a volte mortificante mondo della scrittura può prescindere dal leggere. Sarebbe come pretendere di fare l’istruttore di nuoto senza saper nuotare.

 

 

 

Che cosa leggi di solito?

 

In parte ho risposto sopra. Tutto quello che mi capita a tiro. Sono molto curioso e poiché le mie storie spaziano in tutti i campi della scienza, devo anche documentarmi, quindi ho libri di svariate discipline scientifiche e umanistiche che, ovviamente, leggo all’occorrenza. Tra l’altro documentarsi bene è il primo passo verso il professionismo.

Sul mio comodino in questo momento ho alcuni libri (leggo libri diversi in base all’umore e al livello di stanchezza), riviste scientifiche e letterarie, fumetti (mi piace molto Dago) e stip (adorate Sturmtruppen & C.). Poi ci sono racconti da esaminare (faccio parte della giuria finale del premio Rill), altri libri da recensire, e la Settimana Enigmistica. Insomma, di tutto. Su questo argomento scherzo con una vecchia battuta: leggo di tutto, una volta ho iniziato a leggere persino l’elenco telefonico, ma l’ho lasciato a metà perché nella storia c’erano troppi personaggi.

 

 

 

Quando hai iniziato a scrivere?

 

Al liceo. C’era un giornalino scolastico, si chiamava “7 in condotta”. Scrissi una storiella breve, la cronaca di una partita fatta all’inferno, con da una parte i diavoli, dall’altra i dannati che avevano tra le loro fila anche l’oriundo Dante. Era un racconto fantastico-umoristico, un genere che ho sempre adorato. Insomma, si pensi alla ‘padella’.

Ho iniziato a scrivere racconti di vera fantascienza, sempre giovanissimo, quando lessi una storia breve che faceva piangere. Esclamai: persino io riuscirei a scrivere qualcosa di tanto brutto. E lo feci. Avevo ragione, il racconto che scrissi era davvero brutto, ma fu l’inizio.

 

 

 

I tuoi rapporti con l’editoria.

 

Servo vostro.

 

 

 

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

 

Tutto quello che ho in mente, ma non credo di avere tempo a sufficienza, campassi duecento anni. Non m’importa cosa, tutto quello che mi frulla per la mente, l’essenziale è scrivere storie in grado di piacere e, se possibile, sorprendere, avendo ovviamente cura dello stile. Voglio che il lettore si ricordi di me non perché ho scritto un capolavoro da Nobel, ma per avergli dato qualche ora di piacevole rilassatezza. Lasciando passare quel pizzico di morale che non fa mai male.

 

 

 

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

 

Non hai idea di quanto, ma parlarne mi costringerebbe a entrare nella sfera troppo personale e coinvolgerei altra gente. Vedi, quand’ero giovane, ho provato a fare di tutto. Mi son messo a suonare la chitarra a orecchio (nel senso che la gente se li turava), ho giocato a pallone con risultati discreti, ho fatto sport (campione junior pugliese di getto del peso), ho frequentato il seminario (un carissimo amico prete mi immaginava già cardinale), ho cercato di diventare esperto collezionista di francobolli… insomma, ho provato a emergere in svariati campi. La narrativa mi ha frenato in tutti. E a buona ragione, visto che me la cavavo meglio in questo che negli altri campi. Oggi la prima domanda che mi fanno durante le conferenze o gli incontri con l’autore a cui partecipo è: come mai un ingegnere-scrittore? La mia risposta è sempre la stessa: per la verità sono un narratore, un narratore costretto a fare l’ingegnere per campare.

Non ha poi idea di quanto ti sia utile saper scrivere in qualsiasi ambiente. Come ingegnere spesso mi capita di essere nominato perito di tribunale nelle cause civili. Ebbene, gli avvocati dicono che le mie relazioni sono un piacere da leggere, anche se si parla di fognature rotte.

La gente non si rende conto di quanto sia importante riuscire a scrivere in maniera corretta, anche soltanto una lettera di richiesta d’assunzione.

Il complimento più bello per Mater Maxima è venuto da un critico che, dopo aver parlato bene del romanzo ha concluso: inoltre MM ha un grande pregio, quello di essere scritto in perfetto italiano. Per uno che riusciva appena a prendere la sufficienza in italiano al liceo è il massimo, credetemi.

 

 

 

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

 

Sono molti.

1) Leggete, come recita la pubblicità della tivù, di tutto, di più.

2) Non pensate di scrivere capolavori prima ancora di cominciare.

3) Accettate le critiche, distinguendo quelle da tenere in considerazione da quelle generiche.

4) Rammentate che spesso i complimenti immeritati sono molto dannosi, mentre una critica anche ingiusta spinge a pensare.

4) Non arrendetevi mai. All’inizio i rifiuti potrebbero essere frequenti. Convincetevi però che nove volte su dieci sono giustificati.

5) E’ bene sapere che le grosse case editrici sono subissate di materiale inedito, quindi non bisogna pensare che una settimana dopo aver mandato il vostri dattiloscritto potrete avere una risposta. In genere i tempi variano tra i quattro e gli otto mesi. Passati i quali è inutile chiedere, il dattiloscritto si deve intendere respinto. Non inviate mai l’intero romanzo, è il modo più sicuro per farlo cestinare. Basta una sinossi, il primo capitolo e un breve curriculum. Se l’editore sarà interessato, allora vi chiederà l’intero romanzo. Attenzione alla lettera di accompagnamento.

6) Fate circolare il proprio nome partecipando a qualche concorso e pubblicando ovunque se se ne ha l’occasione, senza preoccuparsi se si tratta di una fanzine o un rivista professionale. Partecipate a manifestazioni culturali e incontri con gli autori. Cercate di carpire loro quei segreti che li hanno fatti grandi.

7) Non fate mai, all’inizio, una questione di soldi, a meno di non essere un grande giovane scrittore, cosa che, ovviamente, è rarissima, ma che non può essere esclusa a priori. Difficilmente potrete pretendere la giusta retribuzione del vostro lavoro letterario. In cambio in genere si hanno copie omaggio della pubblicazione che provvederete a far circolare tra amici o tra persone affermate nel settore.

8) Cercate di scrivere ciò che più va al momento. Ad esempio, oggi vanno la ucronie, quindi sarà più facile che un editore prenda in considerazione il vostro romanzo se su questo filone.

9) Se volete far leggere i vostri racconti a qualcuno, non andate dalla fidanzata o dal papà. Qualsiasi sia il loro commento sarà influenzato dall’affetto che provano per voi. Meglio qualche amico, ancor meglio se invidioso. Se poi avete la fortuna di poterli far leggere a un professionista… be’, è il massimo. Ma rammentate che, se si tratta di veri professionisti, vanno pagati.

10) Non avventuratevi subito col romanzone da 400 cartelle. Cominciate con i racconti, magari brevi. E’ molto più difficile scrivere qualcosa in dieci cartelle che la stessa cosa in cento. Con l’aggravante che il lettore è ormai smaliziato e si accorge subito se si tratta di un racconto stiracchiato per diventare un romanzo. Il racconto è una formidabile palestra per imparare a scrivere.

 

Potremmo andare ancora avanti per un paio di giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 
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