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  Intervista all'autore  »  Intervista a Sashinka Gorguinpour 19/08/2006
 

L’intervista è a Sashinka Gorguinpour, poetessa padovana, figlia di padre iraniano e di madre italiana. Nel 2004 ha pubblicato con le Edizioni Il Filo la raccolta Mezcla. Cura, inoltre, il noto sito Internet I-racconti.

http://www.i-racconti.com/phpnuke/index.php

 

Perché scrivi?

Chissà…..ho cominciato presto, a scuola. Era l’unica cosa che mi riusciva discretamente bene. Poi, è diventata una specie di esigenza, anche se mi fa soffrire perché viene e va. Ne sento il bisogno per scaricarmi e anche per capire cosa succede a me e a quello che mi sta intorno.

Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

Credo di sì, anche se me ne sono accorta negli ultimi tempi. Sarebbe un po’ ipocrita dire che si scrive solo per se stessi. Comunque, per quanto mi riguarda, sento di voler condividere le mie emozioni, le mie idee e il mio desiderio di un mondo diverso da questo.

Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

È fondamentale. Conosco persone che non hanno mai scritto una riga, ma che leggono tantissimo e che non sanno di avere un potenziale strumento in mano. Leggere “gli altri” è necessario per capire come si fa, un po’ come per le ricette culinarie J Questo non significa, però, copiare, ma essere umili e ammettere che senza una base non si costruisce quasi nulla. Leggere tanto è, secondo me, il migliore corso di scrittura.

Che cosa leggi di solito?

Le mie letture variano. Ho passato periodi a consumare Kafka, Simone de Beauvoir, Sartre, Primo Levi, Gide. Negli ultimi tempi mi sto appassionando di letteratura americana contemporanea, Don de Lillo, e Chuck Pahlaniuk. Poi, un autore italiano molto valido è Tommaso Pincio.

Quando hai iniziato a scrivere?

Seriamente non lo so, forse devo ancora cominciare. Comunque presto. Avrò avuto dieci anni che già mi divertivo a inventare storielle. Poi mi sono dedicata quasi esclusivamente alla poesia.

I tuoi rapporti con l’editoria.

Non sono stati un granché. Ho pubblicato alcune poesie in varie antologie. Poi mi è stata proposta l’edizione di una raccolta per cui era necessario il contributo dell’autore. Fosse stato per me non lo avrei fatto, ma mio padre si è offerto di coprire le spese che sono state recuperate tutte, per fortuna. Non credo si debba pagare per pubblicare, anche se è quasi sempre così nell’ambito della poesia. A meno che tu non nasca famoso. Il merito di questo librino è che mi ha dato fiducia in me stessa. Alla maggior parte della gente che lo ha letto è piaciuto.

Che cosa ti piacerebbe scrivere?

Sicuramente un romanzo. Ho varie idee in testa, ma manco di autostima. Scrivere significa soffrire, faticare, tagliare, rivedere e credere in ciò che si sta facendo. Poi mi piacerebbe anche scrivere per il teatro.

Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

Diciamo che l’ha distinta, indipendentemente dai risultati. Non potrei pensare di esistere senza.

Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

Mi ripeto, credere in se stessi, non lasciarsi scoraggiare e prendere coscienza che questo è un mondo di pecore e lupi. Essere umili, disposti a imparare e leggere sempre.

 

 
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