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  Libri e interviste  »  Una vita negata di Franca Maria Bagnoli - Edizioni Il Foglio - Renzo Montagnoli intervista l'autrice 18/02/2007
 

Intervista a Franca Maria Bagnoli, autrice del romanzo “Una vita negata” , edito da Il Foglio.

 

 

Ci puoi parlare un po' del tuo ultimo romanzo, nel senso se ci puoi anticipare, per sommi capi, la trama?

 

Volentieri. Ho semplicemente guardato Santippe con gli occhi di una donna e ho cercato di capire perché Santippe è passata alla storia con la fama di una donna sgradevole, aspra, una donna insopportabile.

E ho pensato che Santippe non sopportasse la subalternità all' uomo che la società ateniese del V secolo a. c. assegnava alla donna.

Nel mio romanzo Santippe cade in un inganno: pensa che Socrate, dotato di grande capacità critica, suscitatore di dibattiti su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto sia in grado di vedere anche l' ingiustizia del rapporto uomo - donna.

“Socrate parla con tutti, Anche con gli schiavi – pensa Santippe – e dunque parlerà anche con le donne e a lui potrò rivolgere domande e discutere con lui le cose che mi interessa sapere. Per esempio come funziona la società, come sono eletti coloro che governano” .

Per questo si innamora di Socrate e lo sposa. Presto scopre la trappola in cui è caduta. Socrate l' ha sposata per la sua freschezza e per il desiderio di avere da lei i figli che non ha avuto con la prima moglie. Ma non è disposto a parlare con lei di arte, di politica, di filosofia, argomenti tabù per le donne ateniesi di quei tempi. Con le etere, sì, si può parlare di tutti gli argomenti. Santippe si sente offesa quando scopre la trappola in cui è caduta e ne soffre molto. Tenta di convincere il marito di quanto sia ingiusto, in Atene, il rapporto uomo-donna, ma trova un muro. Piange e soffre, ma non si arrende.

Si guarda intorno e scopre che in Atene ci sono altre ingiustizie e oppressioni. La schiavitù, soprattutto. Diventa amica di schiave e con loro forma una specie di circolo culturale in cui si discute dei problemi concreti di schiavi e schiave, le più oppresse di tutti. Insomma Santippe cresce umanamente, culturalmente e spiritualmente, scoprendo quanto falsi siano gli dei

che si adorano in Atene…..Mi fermo qui. Altrimenti chi lo legge il romanzo?

 

 

 

 

Quale è il messaggio che hai inteso portare con questa tua opera?

 

Ho assunto Santippe a metafora di tutte le donne che, nel corso dei secoli hanno lottato, come hanno potuto, per raggiungere la pari dignità con l'uomo.

Il messaggio? Ecco, io penso che le donne, oggi, abbiano raggiunto traguardi importanti ma che, nonostante tutto abbiano ancora molta strada da fare. Spero che raggiungano la consapevolezza di questo e che non si accontentino, come molte di loro fanno, di una visibilità mediatica basata sull' avvenenza fisica

esibita con molta superficialità, scarsissimo senso della propria dignità e della moralità. Attenzione! Non moralismo, ma moralità. Tra l' uno e l' altra c' è una bella differenza.

 

 

Una domanda che può sembrare banale: come mai hai scritto questo romanzo in età avanzata? E' forse frutto di un'esperienza personale, di una Franca Maria che per certi versi si sente Santippe?

 

 

Veramente il romanzo l' ho scritto una ventina di anni fa.

I grandi editori lo hanno snobbato. Alcuni me lo avrebbero pubblicato a pagamento e io ho rifiutato.

Poi, non molto tempo fa, mi sono imbattuta, tramite internet, in Gordiano Lupi, direttore dell' Associazione

Culturale Il Foglio letterario ( ilFoglio@infol.it ).

Ho inviato il manoscritto e, dopo pochi giorni, mi ha risposto Rossella Anelli, direttrice della collana “Letture al femminile” dichiarandosi entusiasta del romanzo. Mi ha messo subito in contatto con Gordiano Lupi e abbiamo subito fatto il contratto. Non ho pagato un euro.

     Devo dire che in Gordiano e Rossella ho trovato persone di grande cultura, di grande sensibilità e disponibilità, di eccellente professionalità. E per nulla supponenti come tanti intellettuali, purtroppo. Siamo

diventati amici e questo mi gratifica molto, ancora di più della pubblicazione del libro.

 

Alla seconda domanda  rispondo che sì. Mi sento un po' Santippe, come tante donne, che ne siano consapevoli o meno. Gli uomini si sono evoluti, specialmente i giovani, ma c'è ancora, seppur latente,

un po' di maschilismo. E' vero però che oggi noi donne

non ci lasciamo schiacciare più. Ci creiamo i nostri spazi e sappiamo difenderli. Credo che questo sia dovuto all' evoluzione culturale delle donne. Mia madre che aveva fatto solo la terza elementare ma aveva una grande dignità, mi diceva sempre: “Studia.

Renditi indipendente economicamente. Non ridurti a chiedere a tuo marito, se vorrai sposarti, un paio di calze”. Devo ringraziarla molto. Anche in lei c' era un po' di Santippe e in qualche modo ne era consapevole.

Ha fatto tanti sacrifici per farmi studiare, come del resto mio padre, bravissimo uomo, ma maschilista, Ma quella era la cultura del tempo. Ringrazio tutti e due ma un po' di più mia madre che era ignorante ma aveva la sapienza del cuore.

 

Grazie, Franca, per le tue risposte esaurienti e chiare e non mi resta che augurarti il massimo favore delle  lettrici e dei lettori. Sì, avete capito bene: questo, per quanto parli di donne, è un romanzo per tutti, anche per gli uomini.

 

 

 

 

 
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