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  Libri e interviste  »  Antonello Bianchi e Il tacere del pendolo – Edizioni Il Foglio 29/11/2007
 

Intervista ad Antonello Bianchi, autore della silloge “Il tacere del pendolo”, edito da Il Foglio.

 

 

Ci vuoi parlare di questa tua opera “ Il tacere del pendolo”?

 

Questa raccolta per me rappresenta una sorta di viaggio nella percezione del tempo.

La prima sezione descrive il tempo breve, cinque momenti, cinque immagini che lasciano la sensazione dell'attimo che scorre senza sosta.

         La seconda sezione rintraccia il tema della conflittualità nel tempo. Il moto uniforme dell'oscillazione del pendolo non sempre comporta una costante apatia, tutt'altro.

         La successiva parte non poteva non essere dedicata al tempo dell'amore: l'amore sensuale, l'amore materno ma anche l'amore spirituale e quello per la poesia. Il sentimento più potente che disponiamo può davvero contenere tutto ciò che ci appassiona.

         La quarta sezione, al contrario, analizza argomenti vicini al mondo della ragione e della ricerca razionale della verità nel tempo che scorre. Uno dei miei propositi, da sempre, è quello di avvicinare il mondo della poesia, dell'istinto e della bellezza alla realtà della logica, ingiustamente giudicata fredda e distante dalla sensibilità di ognuno.

         Infine, l'ultima sezione è dedicata al tempo lungo, in contrapposizione alla prima. L'attimo e l'infinito spesso sono due facce della stessa medaglia. C'è chi concepisce il tempo come una linea retta senza fine composto di tanti punti e c'è chi, invece, lo intende come un cerchio che ritorna sempre sui suoi tratti. Qualunque sia la nostra visione grafica dello scorrere del tempo, io ho voluto accostare l'uomo al tempo breve e la divinità all'infinito, sostenendo fortemente che l'essere umano, benché caduco per definizione, possa tendere verso l'immortalità grazie alla porzione di spirito trascendente che possiede. Lo sforzo principale che viene chiesto a tutti noi è quello di aggiungere un pensiero, un'idea, un'emozione alla storia della vita, arricchendola e condizionandola. In tal modo la propria esistenza avrà avuto un valore fondante il tempo venturo, superando così la cognizione fintamente limitativa del tempo, inteso in senso stretto.

        

         E' stato un viaggio affascinante, che mi ha insegnato molto. Riflettere riguardo a certi temi può modificare la propria visione delle cose che abbiamo intorno: il sorriso di un bimbo, un bacio tra innamorati, la guerra, la carezza di una nonna, un romanzo d'appendice, un barbone coperto di cartoni, la teoria della relatività fino a un appetitoso panino al salame rientrano tutti, in qualche modo, nella concezione che ognuno di noi ha riguardo la vita e il modo più responsabile per fruire del tempo al fine di renderla più appagante.

 

Considerato che la silloge verte sul tempo, potresti darci una definizione del tempo, secondo ovviamente il tuo pensiero? Inoltre, il concetto di tempo è secondo te solo umano, oppure ha una precisa logica nelle leggi fisiche che presiedono all'universo?

 

 

Il tempo è un qualcosa di estremamente impalpabile e assai reale insieme.

Potrei iniziare sostenendo che il tempo non esiste. Ciò che è stato non è più, e ciò che sarà non è ancora. Tutto ciò che esiste, in verità, lo percepiamo in un dato istante poiché ciò che è passato è solo un ricordo e il futuro non lo possiamo conoscere in anticipo. Si potrebbe quindi concludere che il tempo non c'è e che il mondo è una serie infinita di frammenti di realtà e null'altro. Questa interpretazione però non mi ha mai convinto del tutto. E' innegabile che qualche cosa del passato rimanga nel presente e che qualche cosa del presente condizioni il futuro. La storia studia le dinamiche che hanno prodotto l'oggi e la scienza studia la prevedibilità dei fenomeni di domani. Il tempo quindi condiziona, influisce, determina, come dire, partecipa alla vita dell'uomo. E' poco utile definirlo l'intervallo esistente tra il T1 e il T2, così come sciocco è considerarlo esclusivamente uno scorrere relativo legato alla soggettività del percipiente.

La mia personale definizione di tempo, invece, è che esso è trasformazione. Esso è qualcosa che inerisce alla metamorfosi. Credo sia nel cambiamento la manifestazione più evidente di questo insidioso e fondamentale ingrediente delle dinamiche umane e materiali.

Io non sono lo stesso di ieri, ma neanche quello di un'ora fa e neppure quello di un minuto o del secondo appena scorso. Migliaia di cellule saranno morte e tante altre nate nel lasso di un intervallo che comporta necessariamente una continuità nel cambiamento. Come me, tutto ciò che è intorno a noi è soggetto a continuo mutamento. Per me insomma il tempo non è altro dal reale ma lo costituisce e lo modella inevitabilmente.

Lavoiser, e prima di lui Anassagora, sosteneva che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Se, come io dico, il tempo è trasformazione, la continuità dell'essere non si deve rintracciare nelle forme dell'ente soggetto alla sua usura, ma nella sostanza subatomica sempre identica a se stessa che contraddistingue l'universo e le sue leggi.

 

Tutto ciò che attiene al mondo immateriale (la filosofia, la spiritualità e l'arte, ecco “il tacere del pendolo”) è regolato invece da quelle che chiamo distorsioni temporali che superano i limiti della quarta dimensione come la successione prima-ora-dopo ovvero l'eternità.

 

Per quanto ogni poeta cerchi di avere una propria linea tematica da sviluppare è indubbio che inevitabilmente risenta dell'influsso di altri autori. Nel tuo caso, chi è il poeta che più ha influito sulla tua formazione e per quale motivo?

 

E' impossibile per me individuare un autore che più di altri ha influenzato la mia sensibilità.

Posso affermare con certezza che la lettura di Rabindranath Tagore, Rainer Maria Rilke e Giacomo Leopardi sia stata di fondamentale importanza per la mia educazione letteraria.

Credo tuttavia che sia stato il genio di Hermann Hesse ad avermi spinto a scrivere, anche se egli è conosciuto più come romanziere che come poeta. Lo scrittore tedesco annota nei suoi diari: “Anche la più piccola opera d'arte, uno schizzo di sei tratti di matita o una strofetta di quattro versi tenta sfacciata e cieca l'impossibile”.

Ho sempre considerato “il lupo della steppa” poesia in prosa. Tuttora rileggo qualche brano e mi stupisco della sua bellezza: la passione travolgente, la forza della natura, il delicato sentimento ovvero l'anelito mistico e spirituale.

 

“Le mie poesie stanno davanti alla tua porta,

bussano e s'inchinano: mi apri?”

(H. Hesse, Per scherzo)

 

 

Il tacere del pendolo è la tua prima silloge che viene pubblicata e l'editore è Il Foglio di Piombino.

Tu hai proposto la raccolta e loro hanno accettato, immagino sia accaduto così. Come mai hai scelto per il tuo esordio questa  casa editrice?

 

        Tutto è accaduto in modo casuale. Navigando su internet mi sono imbattuto in un sito che promuoveva autori emergenti.

Ho letto alcune poesie. Poi ho sbirciato sui consigli per cercare un editore. C'era anche una lista di chi, tra questi, si offriva di leggere e valutare nuovi scrittori. In questo elenco ho trovato il link delle edizioni Il Foglio e l'invito a rivolgersi a Fabrizio Manini, responsabile della collana autori contemporanei.

Ho chiesto, tramite mail, quali fossero le modalità per un'eventuale pubblicazione. Fabrizio mi ha spiegato ogni cosa con gentilezza e professionalità così come tutti gli altri collaboratori.

         Mi sono convinto e ho spedito la mia raccolta “il tacere del pendolo”. Mi è stato proposto un contratto di edizione che io ho immediatamente accettato con entusiasmo.

         E' stata la prima casa editrice che io abbia mai contattato in vita mia. Mi sento molto fortunato ad aver trovato un team che con dedizione lavora in un mondo, quale quello della poesia, così poco valorizzato.

 

Progetti, ovviamente letterari, per l'avvenire?

        Al momento sto lavorando alla mia ottava silloge che ha come tema “lo spazio”. La mia prossima raccolta, invece, sarà dedicata al mondo della spiritualità, argomento a me molto caro. Sono allo stesso tempo impegnato in un progetto che mi sta particolarmente a cuore: dare una voce alle immagini. Lo chiamo “icone a logos figurato” e intende unire l'arte della fotografia a quella della poesia. In breve esso consiste nel sovrapporre delle parole, dei versi, delle lettere a determinate figure.

Mi auguro inoltre che l'esperienza della pubblicazione possa offrirmi nuovi stimoli e incoraggiamenti utili a proseguire con lo stesso entusiasmo di sempre a questa meravigliosa esperienza dello scrivere.

 

Grazie, Antonello, e auguri di successo per questo tuo libro d'esordio.

 

Il tacere del pendolo

di Antonello Bianchi

Introduzione di Daniela Caracappa

Edizioni Il Foglio

http://www.ilfoglioletterario.it/

ilfoglio@infol.it

Poesia – silloge

Pagg. 70

ISBN: 978 - 88 - 7606 - 165 – 3

Prezzo: € 10,00

COME ORDINARE

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