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  Libri e interviste  »  Corrado Guzzon e Un deca sul bancone, edito da Cicorivolta 24/05/2008
 

Intervista a Corrado Guzzon, autore della silloge Un deca sul bancone, edita da Cicorivolta.

 

L'intervistato è Corrado Guzzon, poeta nato nel 1966 a Monza e residente a Lissone.

Laureato in giurisprudenza, lavora un'Azienda Sanitaria Locale.

Nel 2006 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie dal titolo Dovrei vivere in una vasca (Ed. Clandestine).
Da qualche anno ha iniziato a collaborare con la rivista letteraria di Ferrara UnPoDiVersi, ora L'Ippogrifo, gestita dal Gruppo Scrittori Ferraresi.

Ha di recente vinto il primo premio nel concorso nazionale di poesia anno 2008 “Premio Lasarat - Città di Broni (PV)” – sezione Italiano.

 

 

 

Un deca sul bancone è il tuo ultimo lavoro pubblicato. Ce ne vuoi parlare?

 

Volentieri. E' una raccolta di poesie che da' continuità alla mia espressione poetica nata con “Dovrei Vivere in una vasca” nel 2006. In questi versi approfondisco la lettura del quotidiano, osservando e descrivendo il “metro quadro” che mi circonda. Sono poesie metropolitane, c'è il sentimento, l'ironia, la rabbia e le sensazioni che accompagnano la vita dei nostri giorni. Come piccole pennellate in una tela di un quadro che alla fine si compone. Con molta semplicità e naturalezza. Così, almeno, ho cercato di fare!

 

 

Mi sembra di comprendere che tratti della vita di ogni giorno, spesso spersonalizzante, una tematica insomma che riflette l'incomunicabilità in un'epoca che vede invece un'infinità di mezzi di comunicazione.

Secondo te c'è effettivamente un muro, magari anche di gomma, che divide gli individui?

 

In un certo senso è così. L'osservazione del mondo intorno, delle persone e la visione di te stesso con un occhio più sensibile e, se vuoi, più attento, ti porta a “fotografare” anche le piccole follie degli uomini e delle città, come quelle che tu descrivi. Le poesie sono lo strumento, il gioco, per portare alla luce quello che spesso molti non vedono e che invece c'è, dentro e fuori di loro.

 

 

Se non vado errato, la tematica di Un deca sul bancone è un po' diversa da quella della tua precedente silloge Dovrei vivere in una vasca, uscita nel 2006 per i tipi delle Edizioni Clandestine. Ho colto nel segno? E, già che ci siamo, ci vuoi parlare brevemente anche di questo lavoro più datato?

 

Sai, penso che lo “stile” del mio fare poesia sia lo stesso, da un punto di vista strettamente “tecnico”, diciamo. In Dovrei vivere in una vasca forse c'è più ironia, disincanto, mentre in Un Deca sul Bancone, secondo alcuni, c'è più sentimento. Mi piace pensare che i due libri siano puntate conseguenti di una lunga storia, che racconto, qua e là, magari con sfumature diverse. In entrambi ci sono io, i bar notturni, le strade, le città, i vicini brontoloni, i sentimenti o le solitudini che non sanno trovare le giuste ali per staccarsi dalla più monotona realtà.

 

 

Come tutti gli autori (almeno così spero) avrai letto non poche poesie, magari iniziando dall'infanzia. Del resto è cosa logica perché leggere è indispensabile per poi poter scrivere.

Quali sono i poeti che più hanno contribuito alla tua formazione letteraria e per quale motivo?

 

E' così. Credo che tutti (o come dici tu, almeno molti) di coloro che scrivono abbiano anche letto molto. Le poesie di Cesare Pavese mi hanno segnato particolarmente. Amo molto alcuni scrittori americani, come John Fante, Hemingway, Carver. Ma quello che più di tutti mi ha influenzato è Charles Bukowski: il mio autore preferito, grandissimo scrittore e, soprattutto, grandissimo poeta. Molti lo conoscono solo per la sua produzione narrativa, ma le sue decine di libri di poesia sono per me un riferimento essenziale, una sorta di guida. Lo sai? Sono anche un grande collezionista dei lavori di Bukowski: ho edizioni americane, originali, firmate e riviste undergound sempre americane dove pubblicava i suoi testi prima di diventare famoso in tutto il mondo…

 

 

Come abbiamo detto prima, originariamente hai pubblicato con le Edizioni Clandestine e più recentemente con Cicorivolta.

Spero che non ti abbiano richiesto contributi, per quanto potrebbe anche essere più che giustificato dalla notoria difficoltà di vendita dei libri di poesia.

Come ti sei trovato con Edizioni Clandestine e con Cicorivolta? Hai avuto adeguata assistenza e hanno provveduto a pubblicizzare i tuoi libri in modo apprezzabile?

 

Pare proprio che tutti gli editori di poesia chiedano all'autore almeno l'impegno ad acquistare un certo numero di copie all'atto della sottoscrizione del contratto di pubblicazione. Chi più, chi meno. Certo, poi magari fai qualche presentazione o qualche reading e recuperi in parte o in tutto tale costo. Ma il vero problema è proprio quello che tu poni: non si impegnano a sufficienza (direi a volte per nulla) a pubblicizzare il tuo libro, a divulgarlo, a garantire una buona distribuzione. Anche per le stesse “presentazioni” devi occupartene tu personalmente. E questo comportamento non mi pare proprio corrispondere al compito di un editore.

 

 

Come intendi procedere per far conoscere agli altri le tue opere?

 

Conoscenze, amicizie, riviste, presentazioni, reading , concorsi letterari (anche se non li amo particolarmente). Ho vinto di recente il primo premio di un concorso nazionale di poesia. Fa uno strano effetto, visto che vi partecipano così in tanti. Ti chiedi: sono stato così bravo o è solo questione di fortuna?

Poi ci sono anche occasioni simpatiche come alcuni “forum” letterari in internet. Personalmente ho trovato interessante e coinvolgente partecipare a un forum dedicato a chi ama leggere e scrivere: non sai quanti autori di libri ci sono in giro! Ben nascosti (nascosti è un eufemismo, dovrei dire ignorati) dalle librerie, che hanno sui banconi e in vetrina le solite pile di libri della Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli e così via. Mi chiedo: non c'è proprio nessuno che abbia il coraggio e la vitalità di provare qualcosa di nuovo in una libreria? Qualche idea, un'iniziativa, un risveglio mentale più coinvolgente? Quando entri in una libreria sembra di avere davanti tante scatolette di tonno, tutte uguali…

 

 

Progetti, ovviamente letterari, per il futuro?

 

Naturalmente! Continuo a scrivere e a vivere questo momento di espressione poetica. Piccoli progetti in corso e una terza raccolta, già pronta, che mi pare veramente riuscita. Con calma la rileggerò e studierò prossimamente le strade migliori per dare una “luce” pubblica anche a questo libro!

 

 

Grazie, Corrado, e ovviamente auguri per  questo ultimo libro e per la terza raccolta.

 

 

Un deca sul bancone

di Corrado Guzzon

Cicorivolta Edizioni

http://www.cicorivoltaedizioni.com/

Poesia silloge

pagine 80

codice ISBN 978-88-95106-03-8

prezzo euro 8,50

 

 

 
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