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  Libri e interviste  »  L'intervista di Salvo Zappulla a Marco Salvador, autore di L'erede degli dei, edito da Piemme 08/09/2011
 

L’erede degli dei, di Marco Salvador, edizioni Piemme

di  Salvo Zappulla

 

Marco Salvador è nato a San Lorenzo, in provincia di Pordenone, nella casa in cui vive tutt’oggi. Ricercatore storico, per professione e per passione, con un interesse particolare per il Medioevo, ha pubblicato numerosi saggi sulle comunità rurali nel medioevo e sulle giurisdizioni feudali minori. Inoltre ha scritto sei romanzi: Il longobardo con cui ha vinto il "Premio Città di Cuneo per il primo romanzo" (Piemme, 1^ Edizione 2004, 2^ Edizione 2008),  La vendetta del longobardo (Piemme, 2005), L’ultimo longobardo (Piemme, 2006), La casa del quarto comandamento (Fernandel, 2004), Il maestro di giustizia (Fernandel, 2007), La palude degli eroi (Piemme, 2009) e L’Erede degli Dei (Piemme, 2010).  Il critico letterario Renzo Montagnoli lo definisce il nuovo Walter Scott italiano: “Ricerca minuziosa delle fonti, capacità di scegliere, fra tante notizie, quella più attendibile, elaborazione di questi elementi fino a sviluppare una trama, capacità di affondare la lama quando serve e di addolcire ove è necessario, personaggi caratterizzati nella loro essenza, senza inutili appesantimenti, descrizione di battaglie talmente viva che sembra di prendervi parte, una nota malinconica di fondo sul destino degli uomini, sempre presente, anche se non esplicita, tutte caratteristiche queste ben radicate nel narratore di San Lorenzo di Pordenone e che connotano infatti tutti i suoi romanzi, dal ciclo longobardo a quello dei Da Romano, di cui il primo, immediatamente antecedente a questo, vale a dire “La palude degli eroi”, è di una tale bellezza e perfezione da poterlo definire, senza timore, un autentico capolavoro.
E “L’Erede degli Dei” non gli è da meno, una serie di quadri ininterrotti, di luce soffusa, ma vivi e che colpiscono il lettore per i toni, per gli equilibri, per un alternarsi di pochi adagi e di molti andanti, una sinfonia della vita in cui si disegnano figure memorabili, dipinte con la stessa cura, dagli umili ai potenti, dai pavidi agli audaci, una moltitudine di esseri umani, con i loro pregi e i loro difetti, tesi a sopravvivere o a vivere nella gloria.
Comunque bisogna leggere questo romanzo e i precedenti per capire cosa voglia dire saper scrivere bene, in un italiano corretto e con un ricorso puntuale a un’analisi logica ferrea, in un fiume di parole che sanno essere tumultuose, oppure quiete, tanti piccoli ceselli a formare un mosaico che stupisce e affascina…”.  Parole di Renzo.

Incontro Marco Salvador  a Siracusa, in piazza Duomo. intento a gustarsi una granita al limone. “Ah, le granite che fate in Sicilia sono qualcosa di meraviglioso” mi dice. “Anche le granite andrebbero incluse tra i vostri patrimoni da salvaguardare, come Ortigia,  Pantalica e  il Val di Noto”.  Mettiamo da parte la granita e parliamo dei suoi libri, dell’enorme successo che riscuotono anche all’estero.

Marco, perché la scelta di scrivere romanzi ambientati in un passato piuttosto remoto?

 

I motivi sono più d’uno. Comunque, il principale, è il desiderio di proporre degli specchi lontani. In altre parole, dire:Vedete? Quanto accade oggi è già accaduto. E questi sono gli errori commessi e questi sono gli esiti’. Lo so bene: nonostante l’asserzione di Cicerone, purtroppo la storia non è maestra di vita. L’uomo, non importa l’epoca, nelle pulsioni e nei comportamenti è sempre lo stesso. Pure nel reiterare gli errori. Però io continuo a essere ottimista, a sperare in un seppur minuscolo cambiamento.

 

Un cambiamento? A cosa ti riferisci esattamente?

 

Al mutamento del modo di ricercare la felicità. Se smettessimo di cercare affannosamente solo la nostra considerandola un diritto a prescindere da chi ci circonda, sarebbe già un bel passo in avanti. In altre parole, se si opera anche per la felicità degli altri, credo che il mondo inevitabilmente migliori e, di conseguenza, per ognuno sia più facile essere felici.

 

Non ti piace il mondo nel quale vivi?

 

Non sono così pessimista. Però noto un progressivo calo dell’estetica e ciò comporta inevitabilmente un altrettanto calo dell’etica. Questo non mi piace.    

 

Torniamo ai libri. Come consideri i tuoi, senza presunzione o falsa modestia?

 

Onesta letteratura. Credo  in quello che scrivo e cerco di trovare il modo migliore per scriverlo. Mi considero un buon artigiano.

 

I tuoi libri vendono bene, sono tradotti all’estero e hanno buone recensioni. Si guadagna scrivendo?

 

Mi sono conquistato i lettori a uno a uno e cerco di non tradirli mai, anche per questo vendo. Certo, salvo incappare in un best-seller da mezzo milione di copie in su, non ci si arricchisce. Però di scrittura si può vivere.

 

Di tanto in tanto scrivi anche romanzi d’impegno civile.  Lo fai per differenziare la tua produzione letteraria?

 

No. Alle volte mi arrabbio, e di brutto, scoprendo una grande ingiustizia. Allora cerco di dare il mio contributo nel combatterla.

 

Ultima domanda. Puoi dare un consiglio a chi vuol diventare scrittore?

 

Leggere, leggere, leggere. Ripassare bene grammatica e sintassi. Non avere la presunzione di essere dei geni con cose straordinarie e uniche da dire. Essere molto critici nei confronti di ciò che si scrive e perciò scrivere, correggere e riscrivere. Alla fine, se la scrittura è un bisogno dell’animo, uno ce la fa. Gli editori cercano sempre nuovi autori.

 

 

 

 

 
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