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  Libri e interviste  »  L'intervista di Salvo Zappulla a Remo Bassini, autore di “Bastardo posto”, edito da Perdisapop 04/02/2012
 

Intervista di Salvo Zappulla a Remo Bassini, autore di Bastardo posto, edito da Perdisapop

 

 

Remo,  un giallo il tuo che si consuma in cinque notti, dedicato agli ultimi, ai diseredati, a coloro che non ricevono giustizia. Come nasce questo romanzo? E perché hai voluto dare voce a quanti in genere vengono emarginati o ignorati?

 

E' successo questo. Avevo in mente una trama, precisa. Cinque notti che mettono a nudo le schifezze di una città. Volevo farne un giallo, ispirandomi a Manchette pensavo addirittura di scrivere un noir anarcoide, del disordine. Durante la stesura mi hanno però influenzato – si sono presentate a me,come fantasmi - quelle persone che lottano e denunciano il malaffare (diciamo, nell'ordine, mafia al nord, massonerie, porcherie di certi preti) e, proprio per questo, vengono lasciati soli, calunniati, derisi. Ho pensato a come può morire un personaggio così, e c'è un personaggio così nel mio libro, e ce ne sono nella vita reale.

 

I tuoi personaggi si dibattono, come presi nella tela del ragno, sembrano vittime predestinate, vittime delle loro ossessioni e delle loro debolezze. Perché un quadro così fosco dell’umanità?

 

Ho diviso l'umanità in manichini e uomini. I manichini pensano di essere immortali, e non si confrontano mai con la morte. Chi tenta di essere uomo – e non è facile perché occorre coraggio – ha un solo fine: cercare di vivere per poi morire sorridendo. E il mio protagonista sta in mezzo: deve decidere, insomma, come vivere e morire. Perché io credo che in fondo in fondo si muore allo stesso modo in cui si è vissuto. I codardi e gli stolti e gli egoisti, insomma, avranno paura.

 

E’ più difficile vivere o scrivere?

 

Vivere, perché quando sbagli l'errore resta. Se scrivi hai la possibilità di correggere, o comunque di non fare danni. Sulla scrittura vorrei però aggiungere che mi riconosco in quel che diceva Fenoglio: La mia miglior pagine esce spensierata dopo decine e decine di penosi rifacimenti.

 

Chi è Remo Bassini scrittore? Definisciti.

Uno che non è mai soddisfatto di quello che ha scritto. Uno che non ha mai detto a nessuno “leggimi”. Uno che potrebbe smettere da un momento all'altro di scrivere, sebbene la cosa un po' lo terrorizzi. Che farei di notte quando arrivano i miei fantasmi?

 

Visto che questa intervista uscirà su una rivista siciliana, ti chiedo che rapporto hai con la Sicilia, ci sei mai stato?

 

Ci sono stato appena due volte, negli anni Ottanta e recentemente. Troppo poco per dirne (anche se negli anni Ottanta conobbi un mafioso di Licata, poi morto ammazzato, che mi è servito per la stesura di Bastardo posto). Posso poi dire che Pirandello e Sciascia sono, con Pratolini, due miei punti di riferimento delle letteratura italiana, scrittori da leggere e rileggere. (Nella prima domanda avrei voluto dire che Sciascia, durante la stesura di Bastardo posto, ha sostituito Manchette: ma mi pare di bestemmiare, se dico così). Sulla Sicilia, poi, sono solito dire un'ovvietà: che è una terra splendida e malata: se si estirpassero il cancro della mafia e il pensiero mafioso sarebbe la regione più bella d'Italia.

 

 

 
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