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  Letteratura  »  L'autunno dell'anno prima, di Alessandra Zenarola, edito da Solfanelli e recensito da Fiorella Borin 21/02/2019
 
L’autunno dell’anno prima

Alessandra Zenarola

Edizioni Solfanelli

[ISBN-978-88-3305-113-0]
Pagg. 176 - € 15,00



Che cosa è andata a fare Domiziana Sparaviero a Grado, in pieno autunno? Perché è arrivata tutta sola in questa località balneare, sotto la pioggia, trascinando un trolley e rintanandosi in una pensioncina di cui è l’unica cliente? Vuole nascondersi da qualcuno o, al contrario, è sulle tracce di qualcuno? Bionda, magra, inappetente, una figlia ventenne che vive lontana, una madre ormai incamminata sulla strada della demenza senile, un marito che ha scelto un’altra donna, quali altri segreti nasconde Domiziana?

La sua sembra fin dall’inizio troppo improbabile come vacanza. Ma è solo desiderio di staccare dalla routine che la inchioda nel suo negozio di modernariato, in una Roma che così poco le assomiglia, oppure c’è dell’altro?

Per lo più accompagnate da un’impietosa pioggia battente, le sue giornate si snodano costellate da qualche incontro e molte ore solitarie, nelle quali i ricordi affiorano nitidi, con una lucidità implacabile. E così prende forma tutta la vita di Domiziana, dall’infanzia a Udine al trasferimento a Roma, passando però per Venezia e poi per Londra, dove sua sorella vive un’esistenza strampalata, costellata di reticenze e di omissioni, di legami nascosti, di promesse mai mantenute.

È una disperazione quieta, quella di Domiziana; un dolore travestito da normalità apparente. Persino le scelte che compie, che inizialmente possono sembrare piccole trasgressioni o avventure nelle quali i sensi predominano sui sentimenti, troveranno nel finale del romanzo la spiegazione più logica, l’atteso svelamento delle premesse. Una sorta di ascesa verso la liberazione dal dolore, o, al contrario, una discesa negli abissi di una sofferenza che non solo “dall’autunno dell’anno prima” reclamava ascolto? È comunque lo svolgimento di una ricerca necessaria a pacificarsi con sé stessa, a recuperare l’essenza di chi è irrimediabilmente assente.

Questo romanzo colpisce per la perfetta armonia tra scrittura e contenuto. Lo stile è asciutto, la parola scarnificata, niente digressioni, no ai voli pindarici, nessuna concessione allo sfoggio di aggettivi e avverbi non necessari; e anche questa scelta lessicale è coerente con la personalità della protagonista e con il clima emotivo della storia. Non mancano i guizzi di ironia a vivificare la pagina: pennellate veloci, come “l’ombrello rosso pomodoro” che costituisce l’unica macchia di colore nel paesaggio grigio, brumoso, di una Grado assediata dall’inverno, dove la pioggia si alterna alla bora per fare piangere anche gli occhi che non vorrebbero piangere. O che invece desiderano proprio quelle lacrime, per salvarsi, per vivere ancora.



Alessandra Zenarola, laureata in Scienze della Formazione e assistente sociale, è nata e vive a Udine. 
     Ha esordito nel 2003 con il romanzo 
Il cowboy vanigliato, uscito per Montedit.
     In seguito ha pubblicato la raccolta di racconti 
Smagliature (Edizioni del Sale, 2008) e i romanzi Un cuore di latta (La caravella, 2010) e L’autunno dell’anno prima (Scrittura & Scritture, 2014). 
     
Il posto più freddo del mondo è il suo secondo romanzo per Solfanelli, preceduto da Bassa marea pubblicato nel 2016.
     Alcuni dei suoi racconti, finalisti o vincitori di concorsi letterari, sono presenti in antologie collettive.



Fiorella Borin

 
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