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  Letteratura  »  Ana Macarena, di Daniele Semeraro, edito da Castelvecchi e recensito da Katia Ciarrocchi 27/03/2019
 
Ana Macarena – Daniele Semeraro – Castelvecchi – Pagg. 432 – ISBN 9788832824735 - Euro 19,50




Il primo libro di Semeraro che leggo è Scrivere polvere edito Lupo Editore  e credo che sia uno dei migliori libri scritti da un’emergente, ricordo che rimasi incollata alle pagine fino alla fine, e oggi, a distanza di anni, ne porto ancora un ricordo limpido.
Mi approccio a 
Ana Macarena con una certa titubanza, ho paura di perdere la magia che l’autore mi aveva regalato con la sua prima pubblicazione e invece sono felice di dire che mi sbagliavo. Daniele Semeraro è una conferma e sono certa che farà moltissima strada!
Ana Macarena è tratto da una storia vera, una realtà sconvolgente che spesso ci è molto vicina, nonostante veliamo gli occhi per non guardare.

Quando caddi al mondo aveva quattordici anni. Erano coetanee, lei e la mia prima madre.

Ana è una degli abitanti delle fogne di Bucarest.  Al di sotto di Bucarest vive una città che nessuno immagina, è la città sotterranea che si snoda attraverso la rete fognaria dove migliaia di persone si sono rifugiate dopo il crollo del regime di Ceausescu.

Quelli che all’epoca erano bambini e orfani, oggi sono adulti che continuano a resistere per sopravvivere nei sotterranei della capitale romena.
Il capo della città sotterranea è un uomo sulla trentina che si fa chiamare Bruce Lee i gli abitanti sotterranei girano per la città, chiedendo l’elemosina o frugando nella spazzatura, usata per reperire tutto quello di cui hanno bisogno. È una vita fatta di violenze in cui, soprattutto i bambini, vengono usati per rapporti sessuali a pagamento da turisti che a volte si recano là proprio per questo. È inoltre, e soprattutto, una vita di droga in tutte le sue forme, tra cui spicca l’aurolac una vernice sintetica dalle forti qualità allucinogene che viene sniffata da tutti, ragazzini compresi, ma che ha forti ripercussioni sulla salute delle persone che ne fanno uso. È la droga più popolare in questo mondo perché costa poco (meno di un euro a bottiglia) e permette di evadere dalla realtà. Il dimenticare la propria situazione è l’obiettivo che spinge queste persone a rifugiarsi nella droga e negli effetti che questa procura.” (https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/04/15/news/traffico_di_esserei_umani-83662247/?refresh_ce)

Non conoscevo questa realtà, non in tutta la sua crudezza.
Ana Macarena è un il triste viaggio, un viaggio della speranza di una bambina, ma che si rivelerà il viaggio versoi soprusi, violenze, fatica… verso una morte crudele.

Un popolo costretto a estirpare le proprie radici per trapiantarle altrove non può che inselvatichirsi e riavvicinarsi allo stato brado tipico delle bestie.

Ana da Bucarest arriva in Italia e qui si apre il mondo spietato del traffico degli esseri umani, Ana Macarena vuol essere una denuncia, e per quanto mi riguarda, è doloroso scoprire che il tuo paese è una delle destinazioni preferite del traffico di esseri umani, un fenomeno che riguarda tutti i migranti, persone fatte arrivare con l’inganno di una vita migliore ma che in realtà diverranno “animali da fatica” sfruttati fino all’osso una volta arrivati a destinazione.
Ana viaggia da Bucarest al Tavoliere delle Puglie, qui inizia la sua schiavitù fino ad arrivare mesi dopo in Sicilia. “Liberata” arriva a Firenze, dove vedrà uno spiraglio di vita “normale”, ma si dimostrerà una piccola illusione prima della catastrofe.

Più forzato è il distacco dalle proprie radici, più il vuoto negli occhi di chi arriva in un Paese straniero per restarci assomiglia a un pozzo senza fondo. Il mio era di una fissità superficiale, senza profondità. I miei occhi, allora, erano simili a uno specchio dalla facciata opaca, privo della funzione riflettente, organi incapaci di far trasparire emozioni, di svelarle all’esterno.

Nonostante i soprusi Ana non riesce a ribellarsi, per lei che veniva dalle fogne, nulla è peggio di ciò che aveva lasciato a Bucarest.

Noi figli delle fogne abbiamo un rapporto particolare col Signore, con la sua opera, con la sua presenza. Per noi Dio è rassegnazione. Siamo nelle sue mani e sappiamo per certo che Lui è grande, come sappiamo che dobbiamo morire. Questa è una delle risposte autoconsolatorie che vi darebbe un bambino delle fogne alla domanda: cosa pensi della tua situazione? Come la vedi? Cosa chiedi a Dio?

Daniele Semeraro si conferma un grande narratore, la sua scrittura è pulita e diretta, non usa fronzoli e non ha paura di raccontare. Un grande plauso all’autore.
Ana Macarena è un libro da leggere perché certe cose non si possono più accettare nel ventunesimo Secolo.



Katia Ciarrocchi



www.liberolibro.it







 
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