Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Letteratura  »  Giulio Cesare, di William Shakespeare, edito da Mondadori e recensito da Siti 29/01/2020
 
Giulio Cesare – William Shakespeare – Mondadori– Pagg. XLIX-223 – ISBN 9788804671718Euro 9,50



Di necessità virtù



A dispetto del titolo, questo dramma in cinque atti non fa di Giulio Cesare il protagonista; si assiste invece alla rappresentazione del passaggio dall’apoteosi cesariana alla successiva ed ennesima piega assolutistica che prenderanno gli ormai agonizzanti statuti repubblicani. In mezzo, l’eversivo tentativo di difesa del repubblicanesimo maturato da Cassio e dai suoi compagni che passeranno alla storia per aver ucciso Cesare.
Egli muore nel terzo atto, autocelebrandosi come irremovibile nelle sue decisioni, unico fra gli uomini, inattaccabile, un uomo che non si piega alla piccolezza delle relazioni umane ma vede oltre, con lo sguardo sagace, lo stesso che attonito si spegnerà constatando il tradimento del suo Bruto. “Tu quoque, Brute, fili mi!” reso nel dramma con “Eh tu, Brute? Allora muori, Cesare!”
I primi due atti sono invece funzionali a descrivere l’ opportunismo della plebe urbana che inneggia a Cesare e al suo trionfo, dimentica di aver reso lo stesso omaggio prima a Pompeo, o ancora a imbastire la congiura ai danni di Cesare cercando di convincere Bruto, limandone le sue ultime resistenze. È proprio la rappresentazione del dissidio interiore di Bruto ad occupare l’intero secondo atto. Solo, Bruto medita, pondera i fatti, gli atteggiamenti, i comportamenti del suo caro amico e condanna insieme al lui il genere umano quando mostrandosi umile sta in realtà salendo i gradini della nota scala chiamata ambizione. Lui seguirà i cospiratori ma si porrà anche come il mediatore fra la brutalità dell’omicidio e la necessità del suo compiersi, gestendo infine di fronte ai concittadini e ad Antonio le sue ragioni: “… ho ucciso il mio migliore amico per il bene di Roma, ma serberò lo stesso pugnale per me, quando il mio paese riterrà necessaria la mia morte”.
Il dramma, dopo il memorabile discorso di Antonio che con fine arte oratoria afferma ciò che nega, si avvia alla conclusione rappresentando il costituirsi del secondo triumvirato e il decisivo scontro a Filippi, e non tanto per evidenziare il conflitto tra Antonio e Bruto quanto per confermare quella lontananza di intenti che già emergeva nel primo atto tra Bruto e Cassio.
Intenso dramma che rappresenta la distanza fra il fine e il mezzo quando in gioco ci sono alti ideali quali la libertà e l’uguaglianza che per essere garantite hanno necessità della violenza.


Siti

 
©2006 ArteInsieme, « 010034249 »