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  Letteratura  »  La casa sull’argine. La saga della famiglia Casadio, di Daniela Raimondi, edito da Nord e recensito da Franca Canapini 09/12/2020
 
La casa sull’argine. La saga della famiglia Casadio – Daniela Raimondi – Nord – Pagg. 400 – ISBN9788842932901 – Euro 18,00



A settembre scorso, per caso, ché quasi mai leggo Robinson, il settimanale letterario allegato a la Repubblica, mi caddero gli occhi sulla top ten dei libri di narrativa e, a sorpresa, scorsi un libro di casa editrice poco nota e autrice sconosciuta. Autrice sconosciuta? Ma questa la conosco- mi dissi. Non riuscivo a ricordare chi fosse però. Piano piano mi tornò in mente un premio San Domenichino dove qualcuno, presentandola, ne aveva parlato come di un’autrice molto interessante, poi ricordai un libro di poesie” La regina di Ica” che aveva ricevuto primi premi a concorsi in cui ero stata premiata anch’io. Fui presa da una bella gioia e tanta curiosità. Gioia perché “una di noi” una di quelle che da anni scrivono, pubblicano, partecipano ai premi, disperando di giungere prima o poi al grande pubblico, ce la stava facendo; curiosità per l’opera: che cos’era? Era davvero buona? Cosa aveva per distinguersi dalle tante altre che vengono immesse nel mercato?
Da allora, in poco più di un mese, La casa sull’argine, romanzo di 380 pagine, non solo si è mantenuto nella top ten, ma ora fa bella mostra di sé in tutte le vetrine delle librerie e in quelle dei supermercati. Verrà tradotto in varie lingue e se ne farà un film.
Naturalmente ho acquistato il libro, pronta a leggerlo e criticarlo anche severamente se non mi fosse piaciuto. Invece…

Considerando che per varie ragioni in pochi mesi ho letto una quindicina di romanzi editati in questi ultimi anni, credo di essere abbastanza obiettiva se dico che questo li supera tutti in bellezza. E’ un “classicone” tipo quelli dell’Otto-Novecento, tipo quelli delle saghe familiari europei o quelli del realismo magico sudamericano. Anche l’impalcatura (come la chiama l’autrice) è molto semplice e la trama quasi sempre coincide con l’intreccio. Eppure è un romanzo perfetto, di quelli rarissimi che ti catturano, ti portano dentro la storia, ti fanno patire e gioire coi personaggi, rimandare gli impegni quotidiani per continuare a leggere, e che, nonostante la lunghezza, te lo bevi massimo in due giorni e alla fine piangi perché ti sembra che lì dentro ci sei anche tu, con la tua storia.
Narra le vicende dei Casadio, una famiglia di Stellata, piccolo centro della Val Padana posto tra Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Gente semplice, gente di terra, gente “imbastardita” dal sangue zingaro di Viollca la gitana che, a metà del Settecento, sposa Giacomo Casadio. Dall’arrivo di Viollca a Stellata prende avvio la saga che si snoda, personaggio dopo personaggio, generazione dopo generazione fino ai nostri giorni, attraversando le guerre d’Indipendenza, la morte di Anita Garibaldi, la Grande Guerra, il Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, l’alluvione del Polesine del 1951, le migrazioni italiane interne e esterne, gli anni di piombo.
Tre parole per sintetizzare lo spirito del libro: leggerezza, coerenza, magia.
La leggerezza della penna. La penna vola sui luoghi e sulle vicende dei personaggi, con grande fluidità e disinvoltura. La penna dipinge scene, racconta fatti, riporta detti, costumi, credenze, superstizioni; soprattutto la penna evita di calcare sui tanti fatti tragici, circonfondendoli sempre con qualche elemento fantastico.
La coerenza. La coerenza nell’imbastire l’intreccio del singolo capitolo dove il passaggio sapiente da un fatto all’altro, da un qui e contemporaneamente lì, mantiene viva la curiosità del lettore; e soprattutto la coerenza dei dialoghi che si attagliano perfettamente (e non è un’impresa facile!) al profilo del personaggio, definendolo meglio.
La magia. Gli strani poteri divinatori di Viollka, la gitana sensitiva, riappaiono di generazione in generazione nei gesti e nella memoria e nelle paure e nei poteri dei personaggi, rendendoli speciali e rendendo fascinoso il racconto.
Ma la vera alchimia la compie l’autrice la quale, dopo (suppongo) aver raccolto un gran mucchio di materiale eterogeneo (memorie, documenti, testimonianze, immagini, racconti di storia locale e nazionale) e averlo ben bene miscelato con le sue immaginazioni e fantasticherie, riesce a creare un’opera commovente in cui si possono ritrovare avventure, disavventure, modi di vivere, di pensare e di sentire non solo delle popolazioni rurali della Padania, ma dell’Italia intera.


Franca Canapini


https://lieve2011.wordpress.com/




 
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