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  Letteratura  »  La caduta di Bisanzio, di Alessandro Rivali, edito da Jaca Book e recensito dea Franca Canapini 10/04/2021
 
La caduta di Bisanzio Alessandro Rivali – Jaca Book – Pagg. 134 – ISBN 9788816520394 – Euro 14,00


Il vento trascinava città/ e disperdeva eserciti…”

 

Una donna non l’avrebbe scritto -mi dico- e donne, eccetto rari riferimenti a qualche vittima non ce ne sono in questa poesia. Perché protagonisti della storia fino a qualche decennio fa e per tutti i millenni passati, sono stati gli uomini; e Alessandro Rivali è ispirato dalla storia. Sulla falsariga dell’epica antica, ma anche di Erza Paund, Rivali mette in versi i principali eventi storici delle diverse civiltà, muovendosi nello spazio e nel tempo senza un ordine preciso. E’ il lettore che deve contestualizzare l’evento narrato tramite ricerche personali, ripercorrendo anche lui la storia. Poesia colta di chi con la ragione ha studiato e si è formato sui documenti storici e con il cuore ha generato visioni poetiche impressionanti. Creta, Bisanzio, Pompei, Santorini, la guerra di Spagna, villa Adriana, il genocidio armeno, le visioni di Jaun de la Croce e quelle di Ezra Paund, l’Eldorado, Persepoli, la Terra dei serpenti, la Terra di Lamec, Atlantide, ma anche i Sacrari italiani sono  i temi ispiratori dei vari testi che compongono la raccolta, insieme alla crudeltà, alla spietatezza e alla follia umana.

E finalmente “la follia che ci abita” è presentata, senza remore e giri di parole, nella sua esplosione e in tutta la sua crudezza:

Iniziarono a scorticare dalla testa,/disponendo le orecchie recise/sul catino per i denti dei cani./La carne staccata continuava/A fremere alla sferza del sole.” (pag. 26)

 

Ventimila alberi scuoiati/perché ventimila prigionieri/agonizzassero sui pali…” (pag.27)

 

Anche di fronte allo splendore di Villa Adriana, l’autore non può fare a meno di pensare a tutte le vittime occorse per produrlo:

nessuno svelò il tumulto/dei formicai sotterranei, l’intrico/delle gallerie sotto il porfido,/gli schiavi votati al buio,/lumache sospinte nella calce (pag.21)

 

Ricorre la figura del drago in varie e diverse situazioni, un simbolo per Rivali, del male, della guerra e della perfidia umana.

Leggendo, sembra che le più tremende efferatezze vengano presentate senza un giudizio da parte dell’autore, tanto che ho proseguito la lettura con molto interesse ma anche molta perplessità.

Eppure, mi dico, Rivali pare sia cattolico. Come tale dovrebbe rifiutare in toto i valori delle antiche civiltà fondati sulla guerra e scegliere quelli fondati sul pacifismo. Invece mi sembra che, tra inni ai profeti e ai mistici, il pacifismo latiti:

 

Sono rossi gli occhi dei mistici/Metti la lingua nella loro brace:/muoverai le sorgenti dei secoli.

 

Ma poi, a poche pagine dalla fine, ecco i versi chiave (per me lettrice) che illuminano e danno giustificazione a tutta la materia del libro:

 

Al termine del deserto

vide colui che fu morto e visse,

che parlava con dolcezza

di cieli e terre e tutte le cose

in luce finalmente nuova.

E’ alla luce nuova che Rivali spera dunque possa giungere l’umanità, ma sa che sarà molto difficile da conquistare perché in noi tutti, sempre parlando per simboli, come diceva Quasimodo, ribolle l’eredità di Caino.

E non è un caso che dieci anni dopo, proprio in questo periodo, l’autore abbia pubblicato una nuova raccolta di poesia intitolata LA TERRA DI CAINO.


Franca Canapini


https://lieve2011.wordpress.com/



 


 
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